07 NOV 2002

Luiss: I partiti politici nell'era della repubblica (I giornata)

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 4 ore 10 min

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Roma, 7 novembre 2002 - L'Università Luiss ha organizzato un seminario di due giorni sul tema "I partiti politici nell'era della repubblica".

Le cinque relazioni previste, elaborate da docenti delle Università di Napoli, Roma, Firenze e Luiss, sono state introdotte dal presidente del Senato Marcello Pera e hanno prodotto spunti poi approfonditi nel dibattito.Il sistema dei partiti tra governo e opposizioneIl carattere fondamentale del sistema partitico repubblicano del dopoguerra è rappresentato dal concetto di "area di legittimità".

Il Prof.

Sabbatucci nel suo intervento ha spiegato come
fosse assente nei partiti di allora l'idea di una divisione stabile conservatori-progressisti in vista di un sistema partitico bipolare.Il fatto che i partiti principali governassero insieme non era giustificato dal trattato di pace ancora da firmare, o dalla fase costituente, ma da un vero e proprio "pregiudizio filo-unitario", del "partito unico della classe dirigente, un'area della legittimità delle forze politiche legittimate a governare".

"La cultura politica dominante non prevedeva una dialettica maggioranza-minoranza, ma un governo di collaborazione in cui tutte le forze politiche trovassero un equilibrio", che però non resse a lungo.L'area di legittimità a governare però, ha sottolineato Sabbatucci, si è via via trasformata: prima si trattava di una legittimità con una discriminante antifascista, poi costituzionale, che finì per coincidere con la maggioranza numerica.

Infatti, un nuovo tipo di area di legittimità stava per intevenire.

La guerra fredda determinò la rottura della configurazione del sistema, che fu vissuta come trauma, soprattutto per gli esclusi, i partiti di sinistra, per i quali la democrazia era il governo di tutti i democratici insieme.Il sistema era all'apparenza bipolare, ma la sinistra uscì presto da quella che era la nuova area di legittimità e la nuova discriminante intervenuta era di tipo internazionale, non destra-sinistra, ma era legata all'accettazione o meno della scelta atlantica-occidentale.Si crearono da quel momento "due opposizioni che non si potevano unire, antisistema, e un centro che non si poteva spaccare, ma solo allargarsi e restringersi".

I protagonisti della politica rimasero da allora invariati, "il meccanismo di entrata nell'area di legittimità era di cooptazione-esclusione e gli elettori mai si trovarono a decidere tra due alternative di governo".L'eclusione nei confronti dell'opposizione di destra non era removibile perché non era recuperabile la legittimità originaria antifascista e costituente, mentre quella sinistra potava sempre, prima o poi, rientrare nella legittimità atlantista, e questo spiega la maggiore forza politica di chi, nella Dc, si sforzava di compiere un'apertura a sinistra.Questo sistema si rompe quando, nelle amministrative del '93 a Roma, tra i candidati a sindaco Fini e Rutelli, Berlusconi appoggiò Fini, togliendo quindi la pregiudiziale antifascista, e annunciò la sua discesa in campo, occupando lo spazio politico dei moderati.Diplomazia di partito e vincoli intenazionali.

Gli Stati UnitiIl prof.

Ennio Di Nolfo nella sua relazione ha cercato di spiegare come la Democrazia cristiana non possa essere definita come partito americano.

"La Dc non è però neppure slegata dagli Usa, collabora, dialoga con gli Stati Uniti, cerca soluzioni comuni, ma non subisce le decisioni e le politiche dall'esterno", conclude Di Nolfo."La discriminante vera non è quella internazionale - ha spiegato - ma il fatto che, mentre la Dc nei primi anni fino al '60 riesce a rappresentare un blocco sociale dominante, negli anni '70 non ci riesce più per il trasformazioni della società italiana"."E' infondata l'analogia Pci-Dc rispetto ai loro referenti internazionali.

Mentre infatti il Pci fu legato al partito comunista sovietico fino al 1988, la Dc ebbe stringenti vincoli finanziari con gli Usa dal '47 al '51, al massimo".

Va pertanto abbandonato, secondo il Di Nolfo, "lo stereotipo della Dc partito americano col 'k', piuttosto la Dc, quando non fu antiamericana, fu a-americana, e le scelte atlantiche furono strumentali alla politica estera italiana, più che all'assetto internazionale utile agli Usa".Di Nolfo, constatando la persistenza del mito della visita del '47 di De Gasperi negli Usa come il momento della svolta atlantica, ha invece sostenuto che egli semplicemente "si fece vedere normale, un sincero democratico, che sperava nella stabilizzazione" e puntava cautamente all'uscita dei comunisti dal governo.

"Tornò - ha aggiunto - con 100 mila dollari: è questa forse una discriminante filo-americana?", si è chiesto.In quel periodo, "l'unica svolta favorevole agli Stati Uniti fu la nomina agli Esteri di Carlo Sforza (l'unico convinto di una politica atlantica), ma De Gasperi dubitava sull'opportunità di compiere questa scelta" e faceva parte piuttosto del "partito dei tremolanti, - ha sostenuto Di Nolfo - De Gasperi si chiedeva 'fino a che punto gli Usa aiuterebbero l'Italia senza i comunisti al governo?', per sentirsi rispondere dagli americani 'tu opera poi giudicheremo'".Trascorsero i mesi della dottrina Truman, del piano Marshall, del dibattito sulla difesa europea, del Patto atlantico, insomma iniziò la guerra fredda e De Gasperi, secondo Di Nolfo, "non era un esponente dell'anima filoamericana della Dc: oggi sappiamo - ha spiegato - che il piano Marshall era il mezzo con cui gli Usa recuperavano il controllo economico dell'Europa occidentale, ma allora non si sapeva, e la scelta di farvi parte fu supportata dal blocco sociale rappresentato dalla Dc per la ricostruzione", ma non era sentita come una scelta antisovietica.Varie anime della Dc, tra cui quella dossettiana, e poi l'ala vaticana, furono duramente antiatlantiche e neutraliste.

Di Nolfo ha anche fatto notare l'importante ruolo della Francia per l'inclusione dell'Italia nella Nato, perché interessata ad "un'alleanza continentale e cattolica e non solo atlantica e protestante".L'Italia della Dc "intende partecipare all'identità occidentale europea, ma non è succube degli Usa", come dimostrano, ricorda Di Nolfo, nel '53 Trieste, nel '54 la mancata ratifica della Ced che prevedeva il riarmo della Germania, e personalità come Fanfani, Mattei, Moro, i quali avanzavano un progetto ceh non prevedeva più una società cattolica integralista, ma certo con criteri diversi dalla società capitalistica americana, "un ibrido".Diplomazia di partito e vincoli intenazionali.

Gli Stati UnitiNella sua relazione il prof.

Zaslavsky ha voluto illustrare la documentazione sovietica degli incontri tenutisi nel '47 tra il leader socialista italiano Nenni e Malenkov, membro della leadership sovietica staliniana, per dimostrare l'influenza diretta sovietica in quel periodo, non solo sul Pci, ma anche sul Psi.Tale documentazione dimostra, argomenta Zaslavsky, come la leadership sovietica attribuiva grande importanza al Psi come strumento della politica sovietica in Italia e per provocare la scissione del Partito socialista europeo.

I temi dei colloqui furono la situazione italiana e il blocco delle sinistre prima del '48, l'auspicata, da parte sovietica, fusione socialisti-comunisti per un partito operaio unitario, e il progetto di dividere l'internazionale socialista.Gli obiettivi sovietici in Italia erano quelli di "assicurare l'appoggio incondizionato del Psi alla politica estera sovietica e l'unità d'azione e l'alleanza con il Pci".

Fino alle elezioni del '48, l'Urss sperava di ottenere con l'Italia il rovesciamento del sistema di influenze stabilito a Yalta, ma l'interesse sovietico per l'unità delle sinistre, con la subordinazione alle politiche comuniste, si rafforzò dopo le elezioni del '48, come anche si rafforzò l'obiettivo di far divenire l'Italia "l'anello debole della catena dei paesi Nato".

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  • Marcello Pera, presidente del Senato

    <br>Indice degli interventi
    0:00 Durata: 30 min 4 sec
  • Francesco Perfetti, moderatore

    0:30 Durata: 5 min 32 sec
  • Marcello Pera

    0:35 Durata: 2 min 14 sec
  • Vincenzo Lippolis, Università Federico II di Napoli: "I partiti nelle istituzioni repubblicane"

    0:37 Durata: 32 min 15 sec
  • Giovanni Sabbatucci, Università La Sapienza di Roma: "Sistema dei partiti tra governo e opposizione"

    1:10 Durata: 39 min 38 sec
  • Ennio Di Nolfo, Università di Firenze: "Diplomazia di partito e vincoli intenazionali. Gli Stati Uniti"

    1:49 Durata: 29 min 39 sec
  • Victor Zaslavsky, Luiss: "Diplomazia di partito e vincoli internazionali. L'Unione sovietica"

    2:19 Durata: 40 min 21 sec
  • Gaetano Quagliarello, Luiss: "La trasformazione del sistema dei partiti nel cinquantennio repubblicano"

    2:59 Durata: 23 min 16 sec
  • Interventi dalla sala (alcuni fuori microfono)

    <br>Dibattito
    3:22 Durata: 26 min 21 sec
  • Risponde Giovanni Sabbatucci

    3:49 Durata: 10 min 30 sec
  • Risponde Gaetano Quagliarello

    3:59 Durata: 5 min 20 sec
  • Risponde Victor Zaslavsky

    4:05 Durata: 1 min 58 sec
  • Risponde Vincenzo Lippolis

    4:07 Durata: 2 min 32 sec
  • Francesco Perfetti, conclude

    4:09 Durata: 37 sec