30 NOV 2002

Fondazione Donat-Cattin: "Le dieci anomalie italiane" (seconda giornata, mattina)

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 2 ore 58 min

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Berlusconi: sulle riforme ci vuole una Convenzione con tutte le forze politiche.

Da Saint Vincent gli risponde Fassino: prima si congeli la devolution.

'No' di Fini e SperoniSaint Vincent (Aosta), 30 novembre 2002 - Nella sessione di stamani del convegno di studi organizzato dalla Fondazione Donat-Cattin intitolato "Le dieci anomalie italiane" si è trattato il tema "La Convenzione europea e la revisione in senso federalista della Costituzione Italiana", con la partecipazione, tra gli altri, del vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini, del segretario dei Ds Piero Fassino e del presidente
della regione Lombardia Roberto FormigoniFassino, dialogo sulle riforme, ma si congeli la devolutionProve di dialogo tra governo e opposizione.

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva parlato di una Convenzione per le riforme che sottoponesse alle Camere un progetto elaborato con l'apporto di tutte le forze politiche.

Il segretario dei Ds Piero Fassino, nel suo intervento di stamani al convegno, non ha fatto cadere nel vuoto l'idea del premier, solo a condizione di "congelare" la devoluzione e di una trattativa politica che coinvolga anche la crisi dei vertici Rai.Tuttavia, le prime reazioni alle condizioni di Fassino, espresse da Fini e Speroni sempre nello stesso convegno, hanno complicato subito l'evoluzione della vicenda.

Fini ha avvertito che "la devoluzione va avanti" e Speroni si è detto scettico sulla Convenzione, ma ha assicurato che le riforme non saranno rallentate.Fini: tornare indietro non è possibileSecondo il leader di An e vicepremier Gianfranco Fini è impossibile tornare indietro: "La devoluzione va avanti, non si ferma, non si mette su un binario morto, non si congela.

Non si congela una proposta approvata dal Consiglio dei ministri e in via di approvazione al Senato.

Ma non spacchiamo il capello in quattro, non litighiamo sulle parole.

Esce dal Senato lo stesso testo che è stato approvato dal Consiglio dei ministri, salvo una piccola modifica.

Poi alla Camera si dovrà discutere dei poteri aggiuntivi alle Regioni".Su questo punto, in particolare, il vicepresidente del Consiglio ha detto di non ritenere possibile che "la politica industriale venga affidata quasi esclusivamente alle Regioni.

Dobbiamo discutere di tutto l'assetto e non di questo o quel comma del 117".Chi vuole dialogare esca dalle trinceeQuanto alla risposta di Fassino all'ipotesi Convenzione proposta da Berlusconi, Fini ha commentato: "Fassino si è reso conto di avere usato un termine improprio, inaccettabile.

Non si pongono condizioni se si vuole dialogare, si esce dalle reciproche trincee, da una logica di propaganda da campagna elettorale".Fassino: un'idea suggestiva, ma a certe condizioni"Personalmente trovo l'idea di una Convenzione per le riforme istituzionali in Italia un'idea suggestiva: individuiamone la fattibilità - ha detto il segretario Ds - Ma se si vuole scegliere questa suggestiva strada non si può andare avanti né sulla devolution né sulla Rai come si è fatto fino ad ora".Fassino ha spiegato di non avere obiezioni rispetto al progetto di Convenzione proposto da Silvio Berlusconi e rilanciato da Sandro Fontana e Savino Pezzotta, "sapendo che non è semplice la discussione che in quella sede si farà.

Non basta - ha osservato - infatti lo strumento per risolvere il problema in maniera immediata"."Io - ha ribadito - non mi tiro indietro.

Però per realizzare questo progetto serve un clima sereno.

Lo dico chiaramente: se si vuole andare avanti su questa strada suggestiva allora la devolution non può andare avanti così.

Non dico ritiratela, ma almeno congelatela, altrimenti tutto è compromesso.

Discutiamo seriamente sul federalismo ma se andiamo avanti così siamo contraddittori".Fassino inoltre ha posto un'altra condizione: che "si ricrei la normalità sulla Rai: oggi siamo in questo campo in una situazione di assoluta e drammatica anomalia.

Se si vuole aprire una fase in cui tutti ci confrontiamo allora occorre che tutti diano concreti segnali di disponibilità".Speroni: "Il ddl devolution non si tocca""Il ddl sulla devolution non si tocca: sarebbe un tradimento del patto con gli elettori", ha avvertito Francesco Speroni, europarlamentare della Lega e capo di gabinetto del ministro per le Riforme Umberto Bossi.

Speroni ha accusato l'opposizione di non avere avuto sul tema "un atteggiamento costruttivo"."Bossi - ha rivelato - sarebbe stato disposto ad accettare una proposta costruttiva ma dagli emendamenti questa non è arrivata.

Siamo disponibili ad una più ampia apertura al dialogo purché non serva a diluire o a rallentare il processo di riforma costituzionale".Speroni, infine, ha espresso le sue perplessità anche sull'idea della Convenzione: "Non mi oppongo all'idea, che però deve ancora maturare, per rispetto al presidente del Consiglio che la approva; ma alle riforme stiamo già lavorando al ministero...".

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