09 DIC 2002

Fnsi: Conferenza stampa di Michele Santoro

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 1 ora 46 min

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Il giudice del lavoro ha accolto il ricorso di Santoro contro la Rai: dovrà fare informazione d'attualità.

Esultano le opposizioni, che, in polemica con i vertici Rai e con Berlusconi, chiedono il ripristino di Sciuscià.

Il giornalista si sfogaRoma, 9 dicembre 2002 - Il tribunale del lavoro di Roma ha accolto il ricorso del giornalista Rai Michele Santoro stabilendo che l'azienda deve rispettare il contratto, affidando al giornalista l'informazione sull'attualità.In una conferenza stampa ospitata dalla Fnsi e presentata dal presidente Paolo Serventi Longhi, Santoro ha espresso la sua
soddisfazione e si è sfogato contro tutti: parole dure nei confronti di Berlusconi, Baldassarre, Saccà, Socci.La Rai dovrà "adibire" Michele Santoro "alla realizzazione e alla conduzione di programmi televisivi di approfondimento dell'informazione di attualità".

Così la sentenza emessa dal giudice del Tribunale del lavoro di Roma, Massimo Pagliarini.

Il giudice ha rigettato il secondo ricorso presentato dal conduttore contro il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

"Il giudice ha respinto la domanda - ha spiegato l'avvocato di Santoro, Domenico D'Amati - con cui si chiedeva di ordinare al premier di astenersi da ogni comportamento diretto ad impedire il suo impiego dentro la Rai".La dedica a Biagi e Freccero.

"Aspetto di tornare a lavoro con la mia squadra""Dedico questa vittoria a Enzo Biagi e a Carlo Freccero, oltre che agli operatori e tecnici che fanno parte della mia squadra ed ora tornano ad esistere dopo essere stati cancellati o essere utilizzati alla metà delle loro capacità", ha esordito Michele Santoro.

"Mi aspetto dall'azienda di poter riprendere il mio lavoro insieme alla mia squadra"."Non sappiamo - ha continuato il giornalista - cosa dirà ora l'azienda.

Immagino che potranno dire che i palinsesti non li fanno i giudici.

E noi risponderemo che non li fa Berlusconi, ma li fa il pubblico".

"Già domani - ha poi annunciato il legale di Michele Santoro, Domenico D'Amati - invieremo all'azienda l'invito a mettere in atto la decisione del giudice che è immediatamente esecutiva.

La Rai ha 10 giorni di tempo per fare ricorso e da parte nostra annuncio che chiederemo il giudizio di merito per chiedere anche il risarcimento del danno".Il giornalista ha poi precisato che "non è detto che debba tornare Sciuscià, l'azienda può decidere di chiamare il programma come vuole.

Ma quello di Sciuscià è un format che è patrimonio dell'azienda - ha protestato Santoro - perché era una trasmissione che procurava risorse pubblicitarie, era la trasmissione leader della Rete e possono anche decidere di cambiare nome ma il nostro è un format che ha dato risultati straordinari ed è una ricchezza per la Rai".Tutti in piazza per Sciuscià"Mi aspetto - ha proseguito - che Sandro Ruotolo possa partire immediatamente per andare a fare servizi sulla guerra in Iraq o che tutti gli altri miei collaboratori riprendano il lavoro interrotto.

E mi aspetto che qualcuno mi dica perché Sciuscià è stato eliminato dal palinsesto.

Nessuno me lo ha ancora detto.

Nessuno ha avuto il coraggio di dire che il programma lo ha chiuso Silvio Berlusconi"."Nella logica liberale - si è chiesto Santoro - chi decide se un format è superato? Il Governo? Il Cda? La Commissione di vigilanza? L'Authority.

C'è una sola risposta: lo decide il pubblico.

Maurizio Costanzo ha affermato che mai finora il pubblico era sceso in piazza per difendere un programma televisivo.

Questa volta accadrà", ha promesso."Nei prossimi giorni troveremo il modo di far vedere quanti sono quelli che sentono la mancanza della nostra trasmissione.

Non esiste, nella tv occidentale, un caso come quello di Sciuscià e non esiste neanche nella storia della Rai.

Trovatemi un altro direttore che abbia rinunciato al programma di maggior successo i cui introiti superavano i costi".La convinzione di Santoro dunque è che il programma sia stato chiuso "unicamente dall'ordine bulgaro di Silvio Berlusconi", e ha proseguito: "Non possiamo sapere cosa dirà nei prossimi giorni quel che resta dell'azienda.

Possiamo immaginare che dirà che i palinesti non li fanno i giudici.

Ma lo stesso Berlusconi ci ha insegnato che quando un programma fa ascolto non si sopprime...

E poi lui non è lo stesso Berlusconi del 'vietato vietare'?".La Rai replica: il giornalista rifiuta l'obiettività e il pluralismoNel pomeriggio è arrivata una nota della Rai, nella quale si precisa che il giudice non ha imposto il ritorno in onda di Sciuscià.

"Il giudice ha solo parzialmente accolto il ricorso di Michele Santoro", ed ha rimesso all'azienda "l'individuazione delle trasmissioni da affidare a Santoro con l'unico limite della obbligatorietà del carattere informativo"."Il giudice - chiarisce la nota - nell'ordinanza non ha imposto alla Rai che Santoro deve rifare il programma Sciuscià contrariamente a quanto si legge in alcune dichiarazioni".Si fa notare inoltre che l'ordinanza stabilisce che Santoro "non è stato vittima di una discriminazione politica e che non ci sono responsabilità personali del Presidente del Consiglio, degli amministratori della Rai e del Direttore generale".Tuttavia, l'Azienda - spiega ancora la Rai - aveva già proposto a Santoro la realizzazione di un nuovo programma di approfondimento giornalistico rispettoso dei principi dell'obiettività e del pluralismo, principi che il giornalista in passato non aveva rispettato, tanto da provocare un intervento sanzionatorio da parte dell'Authority competente.

Ma, in dichiarazioni pubbliche, Santoro aveva negato questa possibilità rivendicando il suo 'diritto alla faziosità' e la sua ferma determinazione nel continuare a realizzare e condurre 'Sciuscia'".

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