19 DIC 2002

Prt e Amnesty international: "Se vuoi la pace prepara la pace", incontro all'Università Roma Tre (con Cappato)

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Amnesty: La lotta al terrorismo non diventi pretesto e alibi per altre violazioni di diritti umani.

Cappato: le alternative all'uso della forza sono l'organizzazione mondiale delle democrazie e "le armi nonviolente dell'informazione"Roma, 19 dicembre 2002 - Si è svolto all'Università Roma Tre un incontro organizzato dal Partito radicale transnazionale e Amnesty international dal titolo "Se vuoi la pace prepara la pace".

Al centro degli interventi la possibilità e lo spazio per una politica alternativa alla forza nella gestione dei conflitti nel mondo e nella lotta al terrorismo
internazionale.Amnesty: con la scusa della lotta al terrorismo si violano i diritti umaniMassimo Bersotti, di Amnesty international ha lanciato l'allarme della perdita di vista del rispetto dei diritti umani di fronte alla lotta al terrorismo.

In particolare, ha sottolineato, molti paesi hanno cominciato a definire 'terrorismo internazionale' conflitti interni di altra natura, provocati da movimenti separatisti, o anche la pura e semplice opposizione politica.Ciò, ha indicato, avviene soprattutto per la Russia in Cecenia, ma anche con Cina ed Egitto.

Il rischio è che anche i paesi occidentali possano perdere di vista i diritti umani e civili in nome della lotta al terrorismo: "Non vorrei che dietro la retorica del terrorismo internazionale si accreditassero altrettante violazioni di diritti umani".Secondo Alessandro Rossi, del Centro studi per la difesa civile, è la cura per le relazioni sociali e non gli "strumenti fisici" a garantire la sicurezza dei cittadini.

A suo avviso è necessario considerare questo nuovo concetto di sicurezza e gli Stati dovrebbero iniziare ad investire su di esso.Rossi ha quindi indicato alcune proposte fatte dal Centro studi, come un "Istituto internazionale pubblico di ricerche sulla pace" e dei "corpi civili di pace" in grado di integrare le operazioni militari in caso di conflitto.Cappato: l'alternativa delle armi nonviolente dell'informazioneIl parlamentare europeo radicale Marco Cappato ha riconosciuto quanto sia "pericoloso che un solo paese sia il tutore dell'ordine mondiale", e quanto sia importante riuscire a consolidare "un'organizzazione multinazionale, transnazionale" a questo preposta, ma ha messo in guardia dall'"invocare un multilateralismo ad ogni costo, che diventa ideologia".Il rischio è di rimanere "paralizzati, proprio quando i dittatori e gli sterminatori sono all'attacco".

Cappato ha sottolineato come nel mondo le dittature e gli stati non democratici siano la maggioranza, per cui, ha sostenuto, affidarsi, nella risoluzione dei conflitti, al multilateralismo senza considerare quali attori sono in gioco potrebbe significare mettersi in mano di Stati non democratici.Non bisogna, ha avvertito, "sacrificare i diritti umani in nome della lotta al terrorismo", ma neanche ci si può abbandonare all'"inerzia in nome del multilateralismo a tutti i costi".

L'inerzia pacifista, ha ricordato, fu quella degli accordi di Monaco nel 1938, e dell'Europa degli anni '90, che non seppe arrestare i genocidi nella ex Iugoslavia.

L'azione degli ispettori dell'Onu oggi in Iraq, ha fatto notare, è stata permessa dalla minaccia all'uso della forza.Ma una politica alternativa all'uso della forza, ha spiegato l'europarlamentare radicale, esiste: un'organizzazione mondiale delle democrazie che imponga dei parametri, come già fa la Corte penale internazionale, e "le armi nonviolente della conoscenza e dell'informazione", anche nei regimi dittatoriali.

Dunque, promuovere la democrazia nel mondo e "bombardare" d'informazione le popolazioni oppresse dalle dittature.La fantasia istituzionaleIl docente di Scienza politica Pietro Grilli ha tenuto innanzitutto a premettere che "la democrazia è dentro gli Stati", mentre "la democrazia internazionale", un governo democratico del mondo, sono "utopie", poiché bisogna tener presente che la maggior parte degli Stati al mondo non è democratica e dunque "l'Onu fa quello che può".Secondo il professore, il "dilemma" sta nel rapporto "tra democrazia e ragion di stato", nel senso che talvolta, anche gli stati democratici, per garantire la loro sicurezza, utilizzano "mezzi non democratici".Questo però, a suo avviso, non deve far perdere di vista le dovute differenze: non si possono mettere sullo stesso piano democrazie, come gli Stati Uniti, e non democrazie, o dittature, solo perché in entrambi i casi si riscontrano casi di violazione dei diritti umani.Anche Grilli ha proposto la sua alternativa all'uso della forza: pur considerando valido promuovere la democrazia e investire nell'informazione (i tedeschi dell'Est ebbero sempre a disposizione i programmi della Tv dell'Ovest), ci vuole una "fantasia istituzionale" per risolvere i conflitti: costruire "istituzioni e organismi che abbiano il consenso delle parti", sempre se le parti si parlano, e, "soprattutto, se, al loro interno, prevalgono i moderati e non gli estremisti".

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