22 GEN 2003

Rai: "Via i partiti dalla Rai. Se non ora quando" (con Giuliano Amato e Massimo Bordin)

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 2 ore 15 min

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Roma, 22 gennaio 2003 - Si è svolto oggi il convegno "Via i partiti dalla Rai.

Se non ora quando?" organizzato dalla rivista bimestrale 'Reset', che ha lanciato un appello a tutti i partiti, della maggioranza e dell'opposizione, e ai presidenti delle Camere, affinché venga posta fine all'ingerenza dei partiti nella gestione della Rai.L'appello di 'Reset'Perché, "in occasione del prossimo inevitabile rinnovo dei vertici della Rai venga messa fine alla coazione a ripetere un errore che rischia di condurre il sistema televisivo italiano verso una situazione insostenibile dal punto di vista
della democrazia politica, della concorrenza, della efficenza e qualità del servizio pubblico".L'appello, firmato, tra gli altri, da Giuliano Amato, Umberto Eco, Gaetano Quagliariello, Giancarlo Bosetti, Raimondo Cubeddu, Massimo Bordin e Franco Bassanini, vorrebbe impegnare tutte le forze politiche "a non designare alcun candidato, né direttamente né indirettamente, per il consiglio di amministrazione e per tutti i ruoli dirigenti della Rai".PrivatizzareI firmatari presenti al convegno hanno sollecitato "il cammino della privatizzazione della Rai" e invitato i presidenti delle Camere "ad attivare un percorso legislativo che consenta di introdurre nuove norme per la nomina dei responsabili Rai".

Affidare il servizo pubblico "a qualcosa che abbia le caratteristiche di una fondazione", è la proposta di Giuliano Amato, vicepresidente della Convenzione europea, che ha definito essenziale depoliticizzare e liberalizzare l'azienda di servizio pubblico.L'avvento del digitale, ha avvertito, "non sarà quella moltiplicazioni dei pani e dei pesci e dei canali.

In assenza di cambiamenti efficaci ci sono rischi consistenti che l'attuale duopolio si allarghi a macchia d'olio".

Privatizzare e liberalizzare, ha sottolineato, deve servire anche "a creare spazi per altri e impedire che vengano conquistati dalle due aziende principali".

L'Italia, ha detto, "ha le risorse culturali sufficienti per poterla gestire senza infiltrazione della politica".Una fondazione, ha precisato l'ex presidente del Consiglio, che fa veramente servizio pubblico e che se ne frega se lo share è al 20-22%, perché quello è lo share naturale di un servizio pubblico".

Mantenendo un "aziendone" per assicurarsi un futuro non è la strada giusta: "Così si mantiene un futuro, ma un futuro umiliante".

La "grande covata" della Rai "ha dato vita a grandi professionalità, ora la diffondano per un mercato pluralistico".Oggi, ha osservato Gaetano Quagliarello, dopo una stagione di esordio "nella quale il duopolio delle tv è stato una conquista di libertà", la tv si trova "in una situazione di blocco", in cui "controllare informazione e immagine di un partito è molto più importante che vincere un congresso".

Questo blocco "impedisce la liberalizzazione e trasferisce gran parte della lotta politica sulla conquista della Rai".Il direttore di Radio Radicale Massimo Bordin, più che sull'integrazione del CdA o sul sistema di nomine, ha posto l'accento sull'esigenza di privatizzazione, ma, ha fatto notare, "il servizio pubblico statale non è l'unico modello, negli Stati Uniti il servizio pubblico è sovvenzionato interamente dallo Stato, ma affidato a privati".

Bordin ha poi osservato come indicazioni per il CdA Rai vengano anche dal Vaticano e non solo dai partiti, e come "nemico della privatizzazione" sia anche "il proprietario di Mediaset".La privatizzazione dunque è "una strada da percorrere", ma, ha avvertito il presidente della Commissione di Vigilanza per la Rai Claudio Petruccioli, "non risolve il problema dell'esercizio del servizio pubblico", oggi "bisogna concentrarsi sulla discussione" del ddl Gasparri sul riordino del sistema radiotelevisivo.Pera e Casini "diano il buon esempio"Per quanto riguarda i componenti mancanti al CdA della Rai, i presidenti di Camera e Senato "diano il buon esempio" chiede Amato, "non ascoltino nessuno e scelgano".

Concorda Franco Bassanini, "devono sottolineare il loro ruolo super partes", scegliendo persone al di "fuori della contrapposizione politica" e con una "scelta di qualità".

Si comportino "da presidenti di un'assemblea parlamentare di una moderna democrazia bipolare".

Questa scelta "potrebbe garantire l'apertura pluralistica" e creare "un clima favorevole per una soluzione legislativa".

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