07 FEB 2000

Giuliano Amato presenta la ricetta della Fondazione ItalianiEuropei per modernizzare l'Italia

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 37 min 15 sec

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Roma, 7 febbraio 2000Documento audiovideo (e sintesi delle dichiarazioni) della conferenza stampa tenuta dal ministro Giuliano Amato, nella sua qualità di presidente della Fondazione "ItalianiEuropei" al termine del seminario sui temi dell'innovazione e della modernizzazione del Paese, promosso dalla medesima fondazione.

Nell'occasione Amato - con Alfredo Reichlin - ha anche risposto alle domande dei giornalisti su temi dell'attualità.

Registrazione video di "Giuliano Amato presenta la ricetta della Fondazione ItalianiEuropei per modernizzare l'Italia", registrato lunedì 7 febbraio 2000 alle
00:00.

La registrazione video ha una durata di 37 minuti.

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  • Amato illustra i risultati del seminario

    Sintesi delle dichiarazioni di Giuliano Amato: Necessità della diffuzione della new economy<br>"L'Italia è come un aereo in pista che è arrivato al punto del decollo. Il problema è come facciamo a convincere le istituzioni ed il paese, del fatto che l'aereo una volta decollato può stare su e può garantire una crescita per un tempo sufficientemente lungo per risolvere i problemi più gravi del paese, costituiti anzitutto dal perdurare di aree particolarmente depresse e di un tasso di disoccupazione tuttora elevato.<br>Una ripresa breve non ci risolverebbe questi problemi, non ci farebbe fare quel salto che è necessario: si tratta del salto - piaccia o non piaccia - nella diffusione più ampia possibile della <em>new economy</em> con la sua capacità di accogliere dallo sviluppo tecnologico la capacità di migliorare i processi produttivi e di introdurre cambiamenti nel mercato del lavoro - non solo attraverso il superamento di alcune mansioni che sono fuori dal ciclo produttivo - ma soprattutto con la moltiplicazione di posti di lavoro che sono potenzialmente dentro le possibilità del nuovo ciclo tecnologico."<p> Gli ostacoli ed il loro superamento: il ruolo della politica<br>Amato ha quindi passato in rassegna gli ostacoli al raggiungimento degli obiettivi, e le condizioni da creare per il loro superamento: "Il primo punto richiede alla politica una forte capacità di leadership nell'indicare la strada del futuro ed anche nel conquistare il consenso necessario alla rimozione degli ostacoli. Questo punte esige una grande stabilità politica, evitando che i conflitti interni occupino la maggior parte dell'ordine del giorno della politica, che - al contrario - deve coincidere con i problemi economico-sociali del paese. Seconda necessità: l'innovazione può cessare di essere una fonte di ansietà e può diventare una fonte di opportunità se coloro che hanno ragione di temere di esserne esclusi sono percepibilmente oggetto di attenzione attraverso formazione per gli esclusi, ma potenzialemtne includibili, ed al contempo istituzioni sociali che possano garantire coloro che in una fase di transizione non entrano nel nuovo ciclo: prendere atto che qualcuno è danneggiato dalla modernizzazione, non vuol dire abbandonarlo, poichè altrimenti la resistenza diventa insormontabile"<p><p> La necessità di una 'missione comune':<br>"Le imprese che sono già dentro la new economy ha una visione ottimistica del futuro, chi invece ne è fuori si pone il problema di 'come digitalizzarsi': ma vi sono problemi finanziari ed amministrativi di regole societarie, ma anche problemi di cultura, sia quelli che investono quanti guardano al futuro con la cultura del passato che impedisce di cogliere le potenzialità di quanto sta accadendo, dall'altro canto il problema della cultura particolarista: c'è bisogno di fare emergere una missione comune al di là del 'free riding'. Per ottenere questo obiettivo si possono indicare due soluzioni diverse ma compatibili: la prima conta sul localismo, il decentramento ed il territorio; l'altra pone l'accento sul fatto che senza l'impulso della dimensione nazionale ed europea anche gli impulsi positivi del localismo e del decentramento rischiano di diventare dispersivi: cè il rischio di una 'cacofonia'.<br>Un paese nel quale non vi sia una leadership collettiva capace di una forte visione comune e convinzione nel perseguirla, difficilmente può realizzare un risultato concreto. <strong>Indice</strong>
    0:00 Durata: 17 min 35 sec
  • Amato risponde alle domande della stampa

    Sintesi delle risposte di Amato: Un giudizio sull'azione del governo alla luce delle riflessioni emerse dal seminario:<br>"Questo governo e il precedente hanno fatto i conti con le difficoltà sistemiche con le quali hanno dovuto indebolirsi o rallentarsi azioni di riforma che erano perfettamente coerenti con una visione del futuro: ad esempio le liberalizzazioni dei servizi locali hanno un percorso accidentato in parlamento, sia per le resistenze che incontrano, ma anche per la marginalità rispetto ad altri temi che sono nell'agenda parlamentare e che oggi sono più importanti. Bisogna dunque chiedersi perchè questo accade: il primo ostacolo deriva dall'esistenza di interessi politici trasversali legati agli enti locali che non vedono ancora il futuro delle loro aziende pubbliche in un sistema concorrenziale, difendendono il passato ed indeboliscono le proprie aziende. La mancanza di centralità nell'agenda politica deriva dall'esistenza di altre conflittualità del sistema politico.<p> Sui referendum, un'occasione mancata per la modernizzazione:<br>"Questo argomento non è stato oggetto della discussione del seminario ed inoltre non ho avuto il tempo di leggere le motivazioni. Ma in genere, quando si fanno venti referendum, anche se chi li prepara è bravo si finisce per commettere qualche errore, e poi e' difficile ammetterlo."<p> Il ruolo della concertazione per condurre ad una leadership convincente<br>"La concertazione dovrebbe essere il luogo dove si dovrebbe manifestare la capacità di leadership collettiva, ma negli ultimi anni questa condizione si è verificata solo sotto lo stimolo o dell'emergenza o di pungenti vincoli esterni. Il che significa non che ne siamo sprovvisti, ma che la tiriamo fuori solo in caso di seria necessità, altrimenti tendono a prevedere elementi particolaristici. Dovremmo essere in grado anche in condizione di minore emergenza di 'vedere' la missione comune, il che dipende in parte dalla qualità delle persone, ma molto dipende anche dall'assetto complessivo."<p> Sulle critiche di Confindustria sul TFR<br>"Fossa avrebbe detto che la mia disponibilità è tradiva. Di questo ne sono dispiaciuto, poichè - in realtà - avevo detto in un'intervista le stesse cose che aveva detto il presidente del Consiglio, prima della presentazione del testo, il che voleva dire che si tratta di un testo 'aperto'."<p> New economy e flessibilità<br>"Se il sistema del mercato del lavoro ostacola la rimozione di posti di lavoro legati al vecchio sistema produttivo, si impedisce la possibilità di realizzare i nuovi posti di lavoro: per minimizzare le resistenze al cambiamento, bisogna dimostrarsi persuasivi nei confronti di coloro che perderanno il posto di lavoro e che non necessariamente riusciranno ad occupare i nuovi. Questo è stato il tema centrale a Davos, introdotto da Clinton e da molti sostenuto. In altre parole la spinta unilateralmente liberista all'innovazione tecnologica sta facendo le ragioni del consenso. La risposta della progressive governance non è quella di difendere le rigidità del mercato del lavoro, ma di accoppiare la flessibilità delle regole ad ammortizzatori sociali capaci di limitare i danni."<p> I cartelli bancari e l'intervento della Banca d'Italia<br>"Mi fa piacere, quando ero all'Antitrust mi ero sempre lamentato che Bankitalia non mi faceva una adeguata concorrenza. Ora cio' comincia ad accadere, evidentemente la concorrenza si afferma"
    0:17 Durata: 19 min 40 sec