28 FEB 2001

Telecom/Serbia: Radicali all'attacco di Dini: "Mente sapendo di mentire"

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 4 min 24 sec

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Dell'Alba: "Sarebbe stato da governo imbelle ed impotente, rimanere all'oscuro di tutto".

Della Vedova: "Serve una piena assunzione di responsabilità".

Registrazione audio di "Telecom/Serbia: Radicali all'attacco di Dini: "Mente sapendo di mentire"", registrato mercoledì 28 febbraio 2001 alle 00:00.

La registrazione audio ha una durata di 4 minuti.
  • Della Vedova: Serve un'assuzione di responabilità

    L'altro esponente radicale che partecipando all'assemblea azionisti Telecom del 1997 aveva sollevato interrogativi sulla vicenda, Benedetto Della Vedova ha affidato ad un comunicato la propria reazione, definendo l'intervento di Dini alla camera come "una fumosa ricostruzione delle scelte di politica estera compiute dall'Italia in questi anni nei Balcani", la quale non risponde affatto a quello che si configura come l'interrogativo centrale della vicenda: "Per quale ragione il Governo italiano decise di impegnarsi direttamente, attraverso una azienda di Stato controllata dal Tesoro, nel finanziamento del regime nazicomunista di Milosevic, già reduce dai massacri e dalla pulizia etnica in Bosnia?". Stigmatizzando la "penosa bugia" del "non sapevamo", Della Vedova ha chiamato direttamente in causa l'allora Presidente del Consiglio Romano Prodi e con lui, oltre a Dini, gli allora ministri Ciampi e Maccanico che, essendo alla guida di dicasteri che esprimevano la maggioranza dei membri nel Consiglio d'Amministrazione Stet "non possono sottrarsi ad una piena assunzione di responsabilità per quanto accaduto e debbono fornire una spiegazione, se mai ne fossero capaci, di comportamenti attuati, attivi od omissivi poco importa".<br>Della Vedova ha riservato l'ultima notazione nei confronti del fatto che in tutti questi anni "nessuna forza politica, ad eccezione dei radicali, ha mai manifestato attenzione alla vicenda", mentre al contrario "molti di quanti oggi, a babbo morto, fanno la voce grossa con Dini, hanno negli anni sempre avuto comportamenti più o meno dichiaratamente filo Milosevic".<br> <br>
  • Roma, 28 febbraio 2001 - Le comunicazioni urgenti alla Camera del Ministro degli Esteri Lamberto Dini, non hanno in alcun modo soddisfatto i radicali, che sin dal 1997 avevano avanzato dubbi e sospetti sulla opportunità della cosidetta operazione "Telecom - Serbia", ovvero l'acquisto del 29% di azioni dell'azienda Tlc del regime di Milosevic da parte dell'azienda italiana, allora controllata dal Governo, grazie alla golden share (la quota azionaria privilegiata che consentiva al Governo di mantenere il controllo sull'azienda, ancorchè privatizzata). I dubbi che sin dal primo momento furono sollevati dai radicali, hanno successivamente trovato clamorose conferme nell'inchiesta del quotidiano "La Repubblica", che ha sollevato lo scandalo della tangente multimiliardaria pagata al regime di Milosevic, proprio nel momento in cui la comunità internazionale stringeva la propria morsa rispetto al dittatore di Belgrado. Il ministro degli Esteri, chiamato alla Camera ad esporre la propria versione dei fatti ha così replicato alle accuse da più parti rivolte all'allora governo-Prodi: "In particolare numerosi ed approfonditi riscontri - ha affermato Dini - mostrano che all'azionista Tesoro non fu data né preventivamente, né successivamente all'esecuzione dell'operazione in questione, alcuna comunicazione". Questa professione di ignoranza da parte del Governo, che intende scagionare da qualsiasi responsabilità sia il premier Prodi, che i ministri Dini, Ciampi e Maccanico, allora a capo rispettivamente dei ministeri del Tesoro, degli Esteri e delle Telecomunicazioni, non è considerata dai radicali una risposta accettabile<br> <br>
  • Le comunicazioni di Dini ed il dibattito parlamentare

  • Dell'Alba: "Dini mente sapendo di mentire"

    "Le dichiarazioni di Dini mi paiono un accumulo di menzogne: Dini mente sapendo di mentire". Così, ai microfoni di Claudio Landi, il commento a caldo dei radicali, affidato all'europarlamentare Gianfranco Dell'Alba, che fu uno degli esponenti radicali a denunciare l'operazione dall'interno dello stesso consiglio di azionisti Telecom nel 1997 e 1998. Dell'Alba ha proseguito sottolineando come, un tale tipo di operazione che consentiva l'afflusso di denaro fresco ad un paese confinante rispetto al quale era altissima l'allerta militare e diplomatica dell'intera comunità internazionale "non potesse non essere oggetto di attenzione da parte dei servizi". Dell'Alba ha rievocato alcune voci che giungono da Belgrado, le quali "fanno intendere che i servizi serbi e qelli italiani siano stati coinvolti nella redazione del memorandum d'intesa che dovevano perfezionare il contenuto dell'accordo, nel quale erano previste le 'mazzette' per il partito di Milosevic e della moglie". Notando come il rapporto dei servizi segreti italiani debba essere necessariamente a disposizione del Governo, Dell'Alba così stigmatizza la tesi di Dini per la quale il Governo era all'oscuro di tutto: "E' da governo imbelle ed impotente, rimanere all'oscuro di quello che stava succedendo sotto i suoi occhi".<br> <br>
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