02 MAG 2001

Emma Bonino al 5° giorno di sciopero della sete: "Attendo che alle parole di Amato e Ciampi seguano i fatti"

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 12 min 50 sec

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Milano, 2 maggio 2001, ore 16.40 - La leader radicale giunta ad un punto drammatico della propria iniziativa nonviolenta, non recede dalla propria lotta ed annuncia: "Sono io, non altri, ad attendere con tutta urgenza i fatti dopo le parole.

Sono altri che devono onorare e rispettare le parole del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio".Nel corso della conferenza stampa che ha visto la partecipazione anche di organi di stampa esteri, proprio rispondendo ad una domanda di un giornalista di lingua inglese ha illustrato i motivi che la inducono a rischiare la vita, citando il
"male" della democrazia italiana e l'illegalità del nostro paese a partire dalle 367 condanne inflitte al nostro paese da parte della Corte europea dei diritti dell'Uomo per le condizioni della giustizia civile, e dai referendum vinti e puntualmente traditi, così come l'impossibilità per i cittadini di conoscere le posizioni dei partiti politici su temi fondamentali della politica, la violazione della legge come pratica quotidiana.Ecco la trascrizione integrale delle dichiarazioni di Emma Bonino: "Anche io sono molto addolorata per il paese e per tutti noi per la necessità di questo drammatico Satyagraha mio e di Luca Coscioni, al quale si dimentica di dire, e lo voglio sottolineare io, che partecipano oramai oltre 500 persone.

Credo che non sia del tutto banale che persone abbiano deciso di passare alla riduzione delle terapie del dolore, che 400 italiani abbiano intrapreso uno sciopero della fame e vorrei che questo non fosse dimenicato, né banalizzato perchè a me pare un nucleo importante di ribellione laica e nonviolenta per un giorno di liberazione, per un 13 maggio 2001 che ricorda forse molto il 13 maggio 1974, per quelli della mia generazione, un giorno di liberazione.

Temo che la sitauzione estrema nella quale noi ci troviamo, non sia diversa da quella reale della democrazia e della legalità nel nostro paese.

Ho udito le parole così evidentemente sofferte e sincere del Presidente della Repubblica, quelle che - anche a suo nome - il Presidente del Consiglio ha voluto indirizzare non tanto a me, quanto al male che denunciamo e chiedo fosse curato, almeno riconoscendone l'esistenza.

Ho poi udito Fini, Formigoni, per ultimo mi giunge il messaggio del senatore Bobbio e ringrazio anche lui.

A noi interessa ora comprendere cosa potranno comportare le lodevoli espressioni ed i positivi auspici espressi in particolare dal Presidente della Repubblica e dal Presidente del Consiglio.

Tra 10 giorni ormai termina la campagna elettorale: la nostra sorte elettorale non interessa più noi e non acconsentiremo più di occuparcene in modo prevalente.

Si è perseguita con l'illegalità, l'antidemocraticità e il nostro anninetamento politico ed elettorale.

Lo abbiamo documentato, ora se lo tengano.

Comprenderanno forse troppo tardi quanto loro per oprimi la pagheranno.

Ora è affare di quanti sono amici delle lore etnie ma ancorpiù delle loro idee che le animano e possono farle vivere.

Noi non accetteremo più di pagare pedaggio ai 'Fatti', a Raggio verde, a Porta a Porta, a Costanzo, con l'eccezione di oggi per un invito arrivato prima della decisione.

Se cessassimo oggi il Satyagraha, fra due giorni tornerebbe a trionfare la desolante rappresentazione del nulla e del vuoto, macerie piuttosoto che annunci di tempi futuri.

Dunque Luca, io e gli altri 500, continuiamo ad occupare il nostro posto di trincea, dietro i Marco Pannella e ai nostri compagni, quelli di sempre.

Siamo condannati ad attendere ancora che alle parole seguano i fatti, o i misfatti, riconosciamo anche quelli.

E non mi si dica che siamo stati e siamo sordi al richiamo del possibile.

Per favore, non rovesciamo i ruoli: Noi abbiamo operato, parlato, gridato e rappresentato.

Sordi e ciechi ci sono stati e ci sono di fronte.

Sicchè questa è la verità e la notiza di stasera: Sono io ad attendere non gli altri, con tutta urgenza dei fatti dopo le parole.

Per i coccodrilli c'è ancora tempo, speriamo, e anche per le lacrime.

Sicchè nel ringraziare tutti, ribadisco che la nostra decisione di continuare è tale proprio affinchè altri onorino e rispettino le parole del capo dello Stato, del presidente del Consiglio e di quanti altri si sono espressi".

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