05 LUG 2001

Mannino assolto: il commento di Marco Pannella

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Marco Pannella considera l'assoluzione di Calogero Mannino il tramonto del "teorema che fra il '92 ed oggi ha permesso ai 'corleonesi' dell'allora sinistra e di gran parte del centrosinistra di questi ultimi anni di prevalere contro i 'palermitani' del Caf e della Dc".

Il leader radicale accusa la procura di Palermo di essere stata lo strumento di un regolamento di conti all'interno della mafiosità partitocratica che univa tutte le forze politiche e di essere stata quindi complice nell'impedire qualisiasi seria indagine sulla realtà del regime italiano.

Per i radicali, dunque, è necessario
prepararsi ad una azione di immediato e lungo respiro (a partire dalla rilettura del memoriale di Rino Nicolosi) per riproporre una lotta sempre più necessaria dal momento che Berlusconi ha scelto di essere erede e non alternativa alla criminalità politica e partitocratica italiana.

Marco Pannella giudica la vicenda giudiziaria di Calogero Mannino un "processo-linciaggio, di stile caselliano, sovversivo, partigiano e fazioso, interno alla mafiosità partitocratica" e per questo afferma di essere "molto contento" per il giudizio del Tribunale che "decriminalizza" una politica, quella della Democrazia Cristiana, rispetto alla quale il leader radicale rivendica di essere stato fiero oppositore, ma con connotati assolutamente diversi: "Siamo stati solo noi radicali ad essere coerentemente contro la criminalità anticostituzionale e partitocratica del regime italiano".

Un regolamento di contiIl leader radicale, infatti, ripropone l'attualità della propria analisi politica che vede l'azione della Procura di Palermo volta a tradurre in azione giudiziaria il teorema per il quale "il Caf Craxi e i socialisti in alleanza con varie criminalità, come la mafia e la P2, dovevano essere eliminati per salvare la giustizia sociale e la libertà in Italia".

Pannella ribadisce infatti che questa azione "avveniva per assicurare la vittoria, se possibile definitiva, di una cosca partitocratica particolarmente potente", un regolamento di conti all'interno della mafia partiutocratica che univa le parti politiche, ma anche il potere editoriale ed economico.

Pannella ricorda anche che i radicali sin dall'inizio in parlamento hanno tentato di fare "opera di verità" contro questo teorema "del partito della sovversione anticostiutuzionale che include in sè fette del potere giudiziario, come di quello editoriale, di quello economico, per non parlare di quello partitocratico".

Berlusconi è l'erede, tocca ai radicali Nel momento dell'eclissi del teorema dei 'corleonesi' Pannella tiene ad esprimere un rammarico: "che l'attuale maggioranza di Berlusconi abbia preferito sempre più costituirsi in erede del regime partitocratico, sovversivo della costituzione, invece che costituirsi come alternativa, e - preconizza - lo vedremo sempre più nelle prossime settimane".

Per questo, i radicali devono prepararsi "ad una azione di immediato e lungo respiro" anche attraverso il monitoraggio internazionale dello stato del diritto in Italia "per arrivare a colpire e a liberare l'Italia e gli italiani dalla criminalità politica e partitocratica".

Il memoriale Nicolosi e la procura di Palermo Il leader radicale, individua un primo strumento: il memoriale di Rino Nicolosi, "le cui confessioni - ricorda - vanno lette, perchè sono descrivono un sistema politico che vedeva la collaborazione di sinistra di destra e di centro, criminalità politica, criminalità più comune, criminalità finanziaria ed editoriale, come sistema".

Proprio riferendosi al memoriale di Rino Nicolosi, ulteriore testimonianza delle denuncie radicali, Pannella accusa la Procura di Palermo, ed anzitutto Caselli, di essere stata "complice nel tentativo di evitare qualsiasi seria indagine".

"Se c'era una repsonsabilità di Andreotti e Mannino, di Salvo Lima - sottolinea Pannella - era quella di governare con i comunisti, con le leghe delle cooperative.

Quella era l'unità della mafiosità che si spartiva, con esecutore le mafie comuni, migliaia di miliardi dei fondi regionali".

"Occorrerebbe cominciare a fare indagini oneste e serie - conclude Pannella - per colpire quella mafiosità partitocratica che univa le parti politiche che grazie al partito dei Pm ha visto gli uni contro gli altri in modo feroce".

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  • Il memoriale di Rino Nicolosi

  • La sentenza di assoluzione

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