31 LUG 2001

Dpef: L'intervento di Amato al Senato

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Dallo stenografico del SenatoAMATO (Misto).

Signor Presidente, la ringrazio per questa sua comunicazione e ringrazio i colleghi del centro-sinistra di questo tempo ulteriore che mi consente di intervenire su un Documento di programmazione economico-finanziaria sul quale è davvero difficile esprimersi perché promette un miracolo economico e lo fa uscire da una sorta di nuvola nella quale ci si addentra leggendo il testo e ci si perde un po’ tra gli obiettivi confermati rispetto a quelli della precedente legislatura.

Buona parte del Documento, se uno ne legge attentamente la parte a stampa, è
la ripresa degli impegni che noi stessi avevamo nella scorsa legislatura cercato di portare per l'innanzi.

Si dice che il principale problema della pubblica amministrazione è quello di completarne la rete telematica e l'informatizzazione, un linguaggio non ignoto a chi aveva governato nella scorsa legislatura.

Si dice che nella scuola le risorse vanno finalizzate a migliori processi formativi che investano anche la vita ulteriore all'ingresso nel mercato del lavoro di coloro che l'avevano inizialmente lasciata.

Si dice che bisogna rimuovere ostacoli burocratici, un linguaggio che mi era noto, che aveva già dato dei risultati e che poteva continuare a darne.

Leggo la prima parte del Documento e riconosco in quelle frasi brevi lo stile prediletto, anche nella sua produzione libraria, dal Ministro dell'economia e da queste frasi brevi apprendo che occorre cambiare totalmente politica, perché ciò che si è fatto finora ha condotto l'Italia al declino.

Quindi il miracolo deve uscire da uno sviluppo che a sua volta deve nascere da nuove idee, evidentemente non da quelle che, riprendendo probabilmente una cultura ormai acquisita in questi anni nell'amministrazione, la seconda parte del DPEF cerca tuttora di far valere.

Può darsi che in parte - mi sono detto - si pensi che noi siamo stati cattivi realizzatori delle nostre idee e allora le si riprende per realizzarle meglio, ma non è così perché noi addirittura abbiamo ingannato gli italiani e non per le nostre cattive capacità di realizzare le nostre buone idee, ma evidentemente perché erano cattive le idee e cattivi i realizzatori.

A questo punto, da lettore, sono abbastanza sconcertato e cerco di farmi largo tra i numeri.

Alla fin fine un Documento di programmazione economico-finanziaria ha da essere numeri oltre che parole e questi numeri non riescono a dirmi alcunché, anche perché, come le parole, sono essi stessi in relativa libertà.

Definiscono quadri tendenziali che io non ho letto in nessun documento di nessun istituto di ricerca, quadri tendenziali assolutamente pessimistici, tristi, con uno sviluppo che proprio non ci sarebbe nel modo più assoluto nei prossimi anni e con una disoccupazione che resterebbe più o meno a questi livelli.

Poi leggo numeri programmatici che meravigliosamente fanno crescere le prospettive dell'Italia.

Un po' come quelli, signor Presidente, che vediamo ogni tanto nei comunicati commerciali in cui si descrive lo stato dei denti dello spettatore in assenza del dentifricio subito dopo reclamizzato che, una volta utilizzato, migliora meravigliosamente i denti che diventano più bianchi e più splendenti.

Il dato relativo allo sviluppo che - come sottolineato giustamente stamattina dal senatore Morando - dai primi numeri sembrava attestarsi nelle aspettative del Governo intorno al 3 per cento - aspettativa da noi condivisa e ritenuta possibile - è saltato improvvisamente al 3,7 per cento.

Non so se il sottosegretario Tanzi, che ha una consuetudine severa nel rapporto coi numeri, abbia potuto controllare anche questi dati; tuttavia o abbiamo sbagliato noi nel leggerli, oppure se si prende il dato con il quale viene indicato in migliaia di miliardi il prodotto interno lordo del 2001 e lo si confronta con quello relativo al 2002 e si va a verificare quale sia la differenza in percentuale ci si accorge che quest'ultima travalica di molto il 5 per cento in nominale; se poi a questo dato si toglie l'inflazione si può riscontrare che tale differenza è del 3,69 per cento e questo diventerebbe lo sviluppo reale.

Quindi ci si domanda che cosa ci sia in questo Documento di programmazione economico-finanziaria e che cosa sia possibile leggervi.

In verità, proprio perché era un'Italia diversa quella che la Casa delle libertà prometteva, mi aspettavo di leggervi non le nostre azioni riproposte, né la pura negazione delle stesse in ragione di un declino che queste avrebbero provocato, bensì le azioni che noi non avevamo avuto la fantasia di proporre, quelle che noi potevamo non aver avuto il coraggio di avanzare.

Per esempio, un po' quelle a cui accennava prima il sottosegretario Tanzi, che noi non avremmo mai proposto; infatti, non avremmo mai ritenuto di proporre un dimezzamento degli insegnanti, come implicitamente prospettava con - lo dico tra virgolette - giusto candore il Sottosegretario venti minuti fa, affermando che un modo per risparmiare è quello di portare il numero dei bambini per ogni classe da 13 a 20, o - magari come fanno in Giappone, dove sono abituati a stare in tanti in piccolissimi spazi - anche a 30.

Un'altra possibilità è modificare il sistema previdenziale, alcuni Paesi lo hanno fatto, portando la previdenza obbligatoria alla pura garanzia di un minimo pensionistico e lasciando tutto il resto alla previdenza integrativa.

Ebbene, queste sono proposte che avrei discusso; sarei pronto a farlo: non le condivido, ma si tratta di indicazioni diverse nelle quali vedo la possibilità di ridurre la spesa pubblica.

Non entro nel merito di quant'altro vedo in queste proposte, tuttavia le riconosco; esse hanno un'identità ed una loro sperimentata presenza nella storia e nelle vicende del nostro tempo; ne conosciamo vizi e virtù, meriti e demeriti e possiamo valutare un Governo che questo ci proponga.

Noi diremmo di no, ma sapremmo a che cosa.

Tuttavia, sottosegretario Tanzi, non c'è nulla di tutto questo nel DPEF; non so se saranno queste le proposte che concretizzeranno la nuvola che noi ci troviamo davanti.

Quindi, l'unica cosa che ho capito leggendo il testo che siamo chiamati a votare è che i numeri giustificano se stessi, mettendo alle proprie spalle numeri non corrispondenti a verità sul tendenziale e sul passato.

Gli obiettivi di sviluppo e di modernizzazione che vengono enunciati giustificano se stessi giustapponendo a sé l'immagine di una Italia che altrimenti correrebbe verso la bancarotta finanziaria e la sclerosi degli investimenti.

Non ho apprezzato neanche in campagna elettorale - amando, come ho sempre amato, la verità - che le mie controparti politiche si esprimessero in questo modo sull'Italia per far avanzare le proprie ragioni.

E mi è capitato più volte di dire in campagna elettorale che io non ho nulla contro il fatto che chi mi è opposizione in questo momento dica al Paese che è in grado di fare meglio di chi governa oggi e che può fare di più.

E' giusto, è sacrosanto, appartiene alla dinamica democratica.

Ma non ho mai apprezzato che si dicesse agli italiani, quando già stava crescendo l'occupazione, che il Paese era ancora pieno di disoccupati per giustificare la propria diversità oppositoria.

E non ho mai apprezzato che si dicesse, come si dice ancora agli italiani, che l'Italia è un Paese in declino quando l'Italia è uno dei Paesi che cresce di più di tutta Europa (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e Verdi-U).

Questo non risponde a verità! Sarò rimasto un po' professore, ma il non dire la verità e il non riuscire ad usare la verità per far valere le proprie ragioni lo trovo in qualche modo sconvolgente, contrario alle regole.

(Proteste dai Gruppi CCD-CDU:BF, AN, FI e LNP).

PRESIDENTE.

Colleghi, per cortesia, non interrompete.

Il senatore Amato ha diritto di svolgere serenamente il suo intervento.

AMATO (Misto).

Di questo possiamo parlare, ma parlarne in questo modo non contribuisce a ristabilire la verità, quale che essa sia: andiamo avanti.

Perché queste sono cose che hanno poi implicazioni specifiche sui numeri e sugli effetti delle misure che si adottano.

Noi qui - apro una parentesi… (Commenti del senatore Greco).

PRESIDENTE.

Colleghi, per favore.

Senatore Amato, la prego, vada avanti.

AMATO (Misto).

Io cerco di evitare le provocazioni, signor Presidente, ho solo fatto un richiamo all'uso della verità in democrazia.

PRESIDENTE.

Probabilmente è proprio quel termine "verità" che suscita qualche problema.

Colleghi, vi prego di rispettare il senatore Amato perché ha il diritto di svolgere il suo intervento con pacatezza.

(Commenti del senatore Ronconi).

AMATO (Misto).

Vedo che le turbolenze maggiori le provoca il parlare di verità.

Non capisco, mi sfugge francamente, mi sfugge la ragione… (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Verdi-U.

Commenti dai Gruppi CCD-CDU:BF, AN, FI e LNP).

Ma passiamo per un attimo ai numeri, anche perché intorno ai numeri abbiamo vissuto per settimane la saga del buco.

Io francamente non penso che quest'anno lo possiamo chiudere allo 0,8; non vedo come il Governo assuma questo obiettivo troppo ambizioso rispetto al ridotto tasso di sviluppo a fronte di quello ipotizzato dalla finanziaria quando aveva previsto lo 0,8 e a fronte di un andamento in particolare della spesa regionale, come è noto, che segnala una difficoltà a rispettare il Patto di stabilità.

Del resto, la Conferenza Stato-regioni che si è svolta poche ore fa conferma che esiste tuttora questo benedetto problema, che è un problema nazionale.

Magari ora finiremo noi stessi per considerare il Governo responsabile interamente degli andamenti di spesa pubblica - io questo non lo farò mai - quando tutti sappiamo che gli andamenti della spesa pubblica sono controllati oggi dai Governi centrali molto meno di quanto accadesse in passato.

Quindi esiste questo problema di ricondurre al rispetto del Patto di stabilità, di cui poi è un Ministro dell'economia che va a rispondere a Bruxelles davanti ai partner europei, anche gli operatori regionali e locali.

Qui esiste questo tema: con uno sviluppo che potrà essere del 2.3 o del 2.4 per cento ma che certo non raggiungerà il 2.8 o 2.9 per cento, già noi avevamo, prima di lasciare il Governo, informato il Parlamento della concreta possibilità che l’indebitamento si attestasse sull’uno per cento.

Riterrei un buon risultato, compatibile col Patto di stabilità se, lavorando il Governo - come è bene che faccia - con gli strumenti a disposizione, chiuderemo a fine anno tra l’uno e l’1.2 per cento.

È un risultato su cui a Bruxelles, con l’andamento complessivo dell’economia europea, nessuno avrà da dire.

Mi sfugge la ragione per la quale il Governo ha iniziato da numeri molto più alti e sta ora concludendo ritornando a parlare dello 0.8 per cento, cifra che francamente a me pare troppo, troppo stretta.

Perché questi numeri alti? Non parlo del fatto che, davanti a milioni di telespettatori, sia stato detto di me e del mio Ministro del tesoro che avevamo ingannato gli italiani.

(Commenti dai Gruppi FI, AN, CCD-CDU:BF e LNP).

ASCIUTTI (FI).

È vero! AMATO (Misto).

No di certo.

(Commenti dai Gruppi FI, AN, CCD-CDU:BF e LNP).

(Richiami del Presidente).

Cari colleghi, capisco molto bene l’esultanza di essere maggioranza.

Se vi è una cosa per la quale vi capisco è che siete contenti di essere maggioranza.

ASCIUTTI (FI).

Anche gli italiani sono contenti! AMATO (Misto).

Che però possiate trovare, in ragione di questo solo fatto, compatibile che si dica agli italiani che si è aperta una gigantesca voragine nei conti pubblici (Commenti dai Gruppi FI, AN, CCD-CDU:BF e LNP) e che poi si presenti al Parlamento un Documento di programmazione economico-finanziaria in cui si dice che, ciò nondimeno, non ponendo nuove tasse, non licenziando un impiegato pubblico e non reintroducendo il ticket sanitario si realizza addirittura un indebitamento dello 0.8 per cento, inferiore a quello che noi ritenevamo, è troppo; avrete anche i numeri ma non avete ragione se pensate una cosa simile.

(Applausi dai Gruppi Misto, DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U e Misto-Com).

Questo è un punto di grave contraddittorietà del DPEF poiché, tra l’altro, ho sempre pensato che questo gigantesco buco non ci fosse, ma che vi fosse una riduzione di entrate.

(Commenti del senatore Asciutti).

Noi abbiamo finito per fare un’operazione, con la legge finanziaria 2001, alla quale ex post sono risultati mancanti 5.000 miliardi.

A questo si è aggiunto l’andamento della spesa sanitaria e l’andamento molto più negativo di quanto in autunno si potesse prevedere delle Borse, perché a quel tempo era ragionevole prevedere che gli andamenti di Borsa, che nel 2000 avevano fatto registrare 13.000 miliardi di gettito sulla relativa imposta, avessero nel 2001 un ritmo più basso che poteva attestarsi al 30 per cento circa dell’anno prima e quindi a 5.000 miliardi.

Questi sono mancati totalmente.

Ho contattato molti Fondi che mi hanno confermato che essi stessi a novembre erano soliti fare questo tipo di previsione.

Nessuno avrebbe potuto prevedere che saremmo andati in negativo.

Ho fatto questi conti, so esattamente più o meno quali sono le regioni che sfondano di più, ma per carità di maggioranza non ne parlo.

NOVI (FI).

La Toscana.

AMATO (Misto).

Nossignore.

Non è così.

(Commenti dai Gruppi FI, AN, CCD-CDU:BF e LNP).

PRESIDENTE.

Colleghi senatori, per cortesia, non interrompete l’oratore.

(Commenti dai Gruppi FI, AN, CCD-CDU:BF e LNP).

Senatore Amato, anche lei non si lasci interrompere.

(Commenti dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Misto, Verdi-U e Misto-Com).

Per cortesia, a destra come a sinistra, rispettate tutti l’oratore.

La prego, senatore Amato, continui il suo intervento.

AMATO (Misto).

Signor Presidente, voglio esprimere la mia soddisfazione per questo passaggio, ancorché un po' concitato, perché almeno siamo entrati nel merito (la spesa regionale), mentre leggendo il DPEF, a pagina 27 si parla di un buco determinato dalla mancanza di copertura del bonus fiscale concesso con la finanziaria del 2001; a pagina 28 c'è una tabella dalla quale si apprende che le entrate per il 2001 sono previste in misura superiore a quelle che prevedevamo noi nel 2000 per il 2001.

Quindi, qui non c'è il buco, ma c'è il surplus di entrate.

Stiamo finalmente entrando nel merito.

Avremo comunque occasione di farlo più avanti.

Volevo solo segnalare al sottosegretario Tanzi - il quale ha avuto la pazienza di star qui tutto il giorno e so con quanta cura si occupa dei numeri - che può consigliare al Ministro di contentarsi di realizzare un disavanzo dell'uno o dell'1,2 e probabilmente ciò rende più credibile il Documento in relazione alla situazione in cui ci troviamo.

In concreto, rispetto alle misure non aggiungo altro, anche perché i colleghi dell'opposizione stamattina ne hanno già ampiamente parlato.

Infatti in Parlamento, fortunatamente, almeno tra di noi, non sono i trenta secondi dello spot televisivo quelli che esauriscono l'argomentazione, e quindi non basta dire "ora ci sarà lo sviluppo, prima c'è stato il declino".

Qui bisogna anche dimostrarlo, e i numeri non lo dimostrano; dimostrano esattamente l'opposto, ma non li do.

Già stamattina il collega Giaretta, il collega Morando ed altri hanno dimostrato come ed in qual modo, a partire dal 2000, anno eccezionale, si leggeva nel bollettino di Banca d'Italia, anno nel quale la crescita è quasi raddoppiata rispetto all'anno precedente… MALAN (FI).

La crescita del buco! AMATO (Misto).

No, signori, siamo ai limiti della pornografia con questa ossessione del "buco"; la prego, collega.

(Applausi dai Gruppi Misto-SDI, DS-U, Mar-DL-U, Verdi, Misto-Com).

Questi sono dati ufficiali, contenuti nelle tabelle di tutto il mondo.

Il tasso di sviluppo del 1999 era stato dell'1,5 o dell'1,6, quello del 2000 è stato del 2,9 ed è quindi quasi raddoppiato e ora noi risentiamo meno delle altre economie europee di un andamento ciclico internazionale particolarmente difficile.

Naturalmente è seccante per chi governa oggi dover ammettere che mai il tasso di disoccupazione in questi ultimi dieci anni era diminuito come è diminuito in questo ultimo anno.

(Applausi dai Gruppi Misto-SDI, DS-U, Mar-DL-U, Verdi, Misto-Com).

Ma a noi interessa la riduzione dei disoccupati e quindi questo numero lo mettiamo bene in evidenza: siamo a un tasso del 9,6 per cento e siamo scesi.

E non è stato un miracolo a farlo scendere, sono state anche le nostre politiche a far scendere il tasso di disoccupazione.

NOVI (FI).

E l'aumento dei poveri? PRESIDENTE.

Senatore Novi, la prego.

AMATO (Misto).

Va bene, colleghi, vi prego.

Una caratteristica della sinistra è essere favorevole alla partecipazione.

Questo è un modo di partecipare.

Ciascuno ha il suo, naturalmente, ma è sempre un modo di partecipare.

E' vero, però, che l'Italia ha diversi problemi.

E' vero che abbiamo ancora nel Mezzogiorno sacche forti di disoccupazione.

È vero che abbiamo un problema di insufficiente livello tecnologico della nostra industria; è vero che abbiamo un insufficiente livello di servizi forniti e quindi di occupazione nei servizi.

Su questi versanti noi possiamo diventare più competitivi e ci sono tante azioni che debbono essere fatte per diventare tali.

Ha ragione il sottosegretario Tanzi quando ricorda che esiste un tema, ancora largamente aperto, di riduzione dei freni burocratici; molto è stato fatto nella scorsa legislatura, ma molto ancora rimane da fare.

Poi vi è il problema, che è esploso anche in questi giorni, della crescita delle nostre imprese industriali, della capacità delle nostre imprese industriali, tutte molto dinamiche, ma troppe di loro eccessivamente piccole per avere una presenza significativa sui mercati internazionali e per metterci in condizione di pesare su quei mercati.

Cari colleghi, la parola globalizzazione può essere usata in mille sensi, ma di sicuro comporta la capacità di ciascun Paese, fortemente competitivo, di essere presente sui mercati esteri non soltanto attraverso le proprie esportazioni ma anche e soprattutto, ormai, attraverso l'investimento diretto.

Noi su questo siamo ancora molto indietro e dobbiamo fare molte azioni; molte azioni imperniate su tecnologia, imperniate su creazione di un mercato finanziario robusto, su formazione, qualificazione del personale.

Ebbene (e mi avvio alla conclusione, signor Presidente), l'unica cosa che abbiamo visto sono i provvedimenti della Tremonti-bis che non forniscono alcuna risposta a nessuna di queste domande, che si limitano a dire agli imprenditori: pagate meno tasse per un anno e mezzo, Dio vi benedica e poi Dio stesso vedrà e provvederà per il futuro.

Questo è il messaggio.

È giusto il messaggio della riduzione della pressione fiscale, ma perché ad una DIT, che assicurava alle imprese industriali una stabilità di riduzione del carico fiscale per tutti gli anni a venire in ragione dei loro nuovi investimenti, si sostituisce un'agevolazione che dura un anno e mezzo e che in realtà è premiante soprattutto per i professionisti? Davvero premiare i professionisti ci rende più competitivi sul mercato globale o rende voi - consentitemelo - più competitivi sul mercato elettorale italiano, almeno nei confronti di quella categoria? (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, Verdi-U e DS-U).

Queste sono domande che chiunque si può porre.

Noi, lo dico a nome dei colleghi, non siamo in condizione di votare questo DPEF.

Ci ha fatto piacere trovare affermate alcune delle nostre posizioni, ci ha sconcertato vederle negate nella parte che contava di più del DPEF, quella iniziale.

(Commenti del senatore Moro).

Soprattutto, in ogni DPEF, almeno nella scorsa legislatura era così: due più due faceva sempre quattro.

(Commenti dai Gruppi FI e AN).

Se comincia a fare sei, cinque o tre, noi non riteniamo che il Documento abbia le caratteristiche che la legge gli richiede.

(Vivi, prolungati applausi dai Gruppi Mar-DL-U, Verdi-U, DS-U, Aut, Misto-Com e Misto-SDI.

Molte congratulazioni.

Commenti del senatore Ferrara).

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