30 SET 2001

Referendum: L'invito dei radicali contro una cosultazione illegale

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Registrazione audio di "Referendum: L'invito dei radicali contro una cosultazione illegale", registrato domenica 30 settembre 2001 alle 00:00.
  • Dall'archivio: "Parlamento Fuori-Legge sul referendum federalista"

    (Conferenza stampa di Radicali Italiani del 22 agosto 2001, data di inizio della campagna elettorale secondo le norme vigenti)<p><strong>I servizi di Radioradicale.it</strong><p><strong>Per cosa si vota il 7 ottobre</strong><p><strong>Referendum: Bossi, "Denunciamo l'atteggiamento eversivo della Rai"</strong><p> <strong>Radicali Italiani si rivolgono agli elettori in vista della consultazione del 7 ottobre</strong><p>Roma, 30 settembre 2001 - Le condizioni in cui si sta svolgendo la campagna elettorale e si terrà il voto sul referendum costituzionale confermativo del 7 ottobre, sono l'ultimo episodio e un ulteriore esempio del fatto che l’illegalità del regime italiano sta riducendo a cenere i diritti politici dei cittadini.<p>Da questo giudizio nasce l'iniziativa dei radicali di rivolgere un invito ai cittadini ed ai militanti a "richiedere il proprio certificato di godimento dei diritti politici e rendersi disponibili ad un falò di questi certificati il 4 ottobre prossimo". Domenica poi, nei seggi elettorali, l'invito è quello di contestare formalmente la validità della consultazione referendaria. <br>Preannunciate inoltre denuncie "in tutte le sedi politiche e giudiziarie, nazionali e internazionali, l’illegalità della prova elettorale".<p><strong>Impossibile una dichiarazione di voto</strong><p>Domenica prossima - denunciano i Radicali - gli italiani sono chiamati ad esprimersi al termine di "una campagna elettorale, soppressa e annullata".<br>"In queste condizioni - aggiungono - una pura e semplice dichiarazione di voto (sì, no, scheda bianca, scheda nulla, astensione) rischierebbe di ridursi ad una mera emissione di voce o di silenzio, il che, troppo spesso, non fa gran differenza. Peggio, potrebbe rappresentare una forma di complicità con i registi e i giocatori della partita truccata che sta per disputarsi". <p><strong>Il Caso Italia</strong><p>Per i radicali, le condizioni in cui l'Italia è stata portata ed esprimerà il voto del prossimo 7 ottobre, costituiscono solo un ulteriore e palese esempio del "caso Italia", vale a dire della sistamatica violazione del diritto e della legge, ed in particolare dei diritti civili e politici dei cittadini in corso nel nostro paese. <p>Il falò dei certificati di godimento dei diritti politici, dunque, costituisce per i radicali l'emblematica rappresentazione di tale situazione.<p>"C'è un elemento essenziale - si legge nel comunicato di Radicali Italiani - che connota il regime italiano rispetto a quelli autoritari o totalitari. L'Italia è uno Stato di diritto in cui lo Stato vive e opera contro il diritto, in cui il sovrano (in questo caso le istituzioni repubblicane) si muove sistematicamente in violazione della lettera delle leggi". <p>Nell'analisi dei radicali, la costante violazione del diritto e della legalità, consente un paragone tra la situazione attuale e quelle dei secoli in cui si realizzò lo scontro tra tra monarchia assoluta e monarchia costituzionale, vale a dire allorquando si ottenne la conquista che anche il re fosse sottoposto alla legge e non sciolto da essa. <p>"Nell'Italia di oggi - prosegue il comunicato - le autorità dello Stato non sono sottoposte alla legge, ma 'costruiscono' la legge, la scrivono, la vivono minuto dopo minuto contro quelle norme scritte cui dovrebbero essere assoggettate".<p><strong>La distruzione del referendum</strong><p>A supporto esemplificativo della denuncia, i radicali ricordano alcuni momenti della storia del referendum del nostro paese. <br>Dalla giurisprudenza anticostituzionale fondata sull'arbitrio e l'indeterminatessa, ai referendum traditi, con le decisioni democraticamente assunte dal corpo elettorale sistematicamente disattese, quando non addirittura sovvertite.<br>Dai referendum convocati in date o in condizioni impossibili come i sette quesiti convocati per il 15 giugno del ’97, e al caso milanese dell’estate scorsa, quando la certezza dell’effettiva tenuta della prova referendaria del 30 giugno si è avuta 24 ore prima; agli esiti referendari decisi dal voto decisivo di morti e fantasmi.<p>Infine, il voto del 7 ottobre: convocato dalle forze parlamentari, ma preparato in violazione di ogni disposizione legislativa, in assenza di campagna elettorale, con gli elettori chiamati a votare senza essere in alcun modo informati sui contenuti dello stesso referendum.<br>Tutto questo rende "truffaldino" l'appuntamento di domenica prossima ed i radicali si mobilitano.