18 OTT 2001

Noglobal: Nessuno a Shangai, dove la "zona rossa" è perenne

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Registrazione video di "Noglobal: Nessuno a Shangai, dove la "zona rossa" è perenne", registrato giovedì 18 ottobre 2001 alle 00:00.

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  • Roma, 19 ottobre 2001 - A Shangai si sta svolgendo un summit internazionale dei paesi Apec, sigla che sta per Cooperazione Economica Asia Pacifico. Sono riunite, dunque, molte nazioni, che prenderanno senz'altro decisioni importanti per il futuro delle rispettive popolazioni. <br>Cina e Russia, in particolare, saranno impegnate nelle trattative con gli Usa, per offrire il loro appoggio nella lotta americana anti-terrorismo, chiedendo in cambio alla più antica democrazia del mondo di sorvolare sulle violazioni dei diritti umani. Cina e Russia vogliono infatti dagli Usa mano libera nelle persecuzioni che hanno in programma contro i dissidenti interni o gli obiettivi esterni: dal Tibet alla Mongolia, dall'Est Turkestan alla Cecenia. E soprattutto vogliono continuare a tenere sotto scacco l'intera popolazione che dicono di rappresentare. <p>A ben vedere si tratta di uno di quegli appuntamenti che per sua natura, obiettivi e modalità organizzative dovrebbero sollecitare immediatamente l'attenzione dei movimenti antiglobalizzazione che ad ogni appuntamento internazionale, manifestano il proprio dissenso contestando le riunioni dei rappresentanti di stato che decidono "sulle teste dei popoli".<p>A Shangai però, non ci sarà nessuno. Nessun antiglobal, nessuna contestazione. E non ci sembra opportuno che il fatto passi inosservato. <p>E' facile dire che Shangai non è Genova e nemmeno Seattle.<br> E' anzitutto un po' più difficile arrivarci, ma - una volta arrivati - sarebbe più difficile girare per le strade a manifestare, organizzare cariche contro la polizia, sassaiole, agitare aste di legno e di ferro. Nè tantomeno sfilare pacificamente.<p>A Shangai, del resto, "la zona rossa", si estende per milioni di chilometri quadrati e coinvolge oltre un miliardo di persone 365 giorni all'anno. <p>Nessun antoglobal potrà mai manifestare nel paese della più imponente e feroe dittatura comunista del mondo, quella che ai manifestanti di Piazza Tien An Men assicurò una sanguinosissima repressione.<p>E' chiaro, agli antiglobal nostrani non si chiede tanto, di sfidare la violenza della polizia di una dittatura sanguinosa. <br>Basterebbe semplicemnte che qualche volta si ricordassero di levare il loro grido di protesta rivoluzionaria anche contro i regimi totalitari comunisti, in difesa di miliardi di persone private di qualsiasi diritto, umano, politico, civile.<p>