04 DIC 2001

Giustizia: L'ultimo j'accuse di Taormina da sottosegretario (Testo integrale della lettera di dimissioni)

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Registrazione audio di "Giustizia: L'ultimo j'accuse di Taormina da sottosegretario (Testo integrale della lettera di dimissioni)", registrato martedì 4 dicembre 2001 alle 00:00.
  • Roma, 4 dicembre 2001 - Con una lettera inviata al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, Carlo Taormina ha rassegnato le dimissioni dalla carica di sottosegretario agli Interni. Nella missiva, però, il noto penalista impegnato politicamente in Forza Italia, ribadisce le proprie convinzioni in materia di politica della giustizia e promette battaglia dal seggio parlamentare contro i magistrati "incapaci, disonesti e politicizzati".<p>Signor presidente, <p>le sistematiche aggressioni da cui sono stato fatto segno da una sinistra ormai tutta giacobina ed intenta a non perdere l'egemonia su alcuni magistrati militanti di comprovata fede giustizialista per sferrare il secondo attacco onde riappropriarsi del potere attraverso la via giudiziaria invece che con il consenso elettorale, rischiano di impedirmi la conduzione di una battaglia senza quartiere per restituire il paese ad un sistema giudiziario degno della nostra tradizione culturale e quindi capace di stabilire un'autentica democrazia, fondata su quella separazione dei poteri alla quale il presidente ciampi ha fatto recentemente il piu' autorevole riferimento. <p>Non e' dubbio che ragione esclusiva dell'attacco perpetrato dalla sinistra contro di me sia la mia posizione decisa contro la magistratura politicizzata. La prima ''reprimenda'' risale alle critiche da me svolte sulla sentenza per la strage di Piazza Fontana. Ad essa segui' quella legata alle valutazioni che esternai sulle sentenza di assoluzione di Bruno Contrada e di Calogero Mannino. <p>La condanna di Corrado Carnevale, da me esplicitamente non condivisa, fu la terza occasione di stigmatizzazione del mio comportamento.<br> Per giungere, poi, all'attacco finale che ha preso le mosse della assoluzione di Silvio Berlusconi dopo sette anni di barbara persecuzione, intervallati da cinque anni di occupazione abusiva del governo del paese, e del fatto giuridicamente eversivo, del rifiuto di un tribunale di dare esecuzione ad un responso della corte costituzionale in materia, non gia' di controllo sulla legittimita' costituzionale delle norme ordinarie, ma di risoluzione di un conflitto di attribuzione tra poteri dello stato, dunque calpestando non solo il confliggente potere legislativo ma anche quello della corte costituzionale. <p> Se in momenti cruciali come quelli che ho fin qui segnalato non si avvertono e non si esplicitano i sussulti di una coscienza che reclama imperiosamente la restaurazione di una giustizia imparziale e rispettosa dei diritti di tutti, oppressi ed oppressori, credo che ogni tentativo di rinnovamento sia destinato al fallimento. <p> Mi e' stato fatto rilevare che, pur avendo dette cose giuste, dovrei essere impiccato per le formule verbali con le quali mi sono espresso. Mi si impicchi pure, ma dopo aver obiettivamente riflettuto sulle drammatiche esperienze vissute negli anni novanta sulla mia pelle, che mi hanno segnato dentro in materia ormai indelebile. <p>Si puo' dire ad un imputato che non gli si revoca, dopo due anni, la carcerazione preventiva perche', uscendo dal carcere e tornando i famiglia, perderebbe l'equilibrio psichico guadagnato in galera, per poi assolverlo? <br> Si puo' mettere in galera, accusandolo di mafia, un ex ministro dell'interno, gia' colpito da ictus cerebrale ed in condizioni di salute assai gravi, per poi assolverlo?<br> Si puo', sempre per mafia, rinchiudere all'Ucciardone un altro ex ministro della repubblica riducendolo a larva umana per poi assolverlo?<br> Si e' pensato, che per trasformare in cosca mafiosa il piu' grande partito dell'Italia repubblicana e per togliere dalla circolazione il piu' grande statista vivente che lo impersonava, si sono costruiti due processi, uno per mafia e l'altro per mandato omicidiario, per poi assolverlo?<br> Si puo' criminalizzare un presidente del consiglio come bettino craxi, che fu lo statista del rinnovamento della politica italiana, l'unico che riusci' nell'intento di restituire dignita' altissima al nostro paese nella comunita' internazionale e che ebbe il coraggio di denunciare in parlamento, contro ogni ipocrisia, la degenerazione della politica, di cui egli stesso era rimasto vittima, e che aveva riguardato tutte le componenti politiche?<br> Si puo', infine, rimanere insensibili di fronte ai morti che hanno lastricato gli anni novanta: da Moroni a Cagliari, da Gardini a Leccisi, da Balsamo ad altri che la non notorieta' ha inghiottito nella generale indifferenza?<br> Si possono subire tutti questi eventi e al tempo stesso mantenere la calma e misurare le parole per esprimere la sostanza? soprattutto, quando si e' consapevoli che la miriade di sofferenze, da malagiustizia, colpisce gli strati piu' deboli della societa', non in grado di proteggersi adeguatamente? E soprattutto, nel quadro della certezza, ormai storica, di una giustizia che ha colpito soltanto in alcune e non in tutte le direzioni politiche? <p> Nonostante tutto cio', viene segnalato da piu' parti, ma per me conta solo quel che mi assicura il mio leader, che la mia presenza al governo non sarebbe compatibile con esternazioni come quelle di cui si e' discusso in questi giorni. Cio' costituirebbe un atteggiamento dimostrativo della mia dimenticanza di appartenere ad un partito che non e' piu' all'opposizione.<p> Se questa e' l'opinione, corretta o errata che sia, del mio leader, si tratta di un dato di fatto da cui non posso prescindere. Esso, pero', e' per me elemento condizionante per il percorso di riforma del sistema giudiziario al quale intendo contribuire. Le iniziative necessarie per giungere ad una giustizia che meriti di essere cosi' denominata, implicano liberta' assoluta sul piano dell'esercizio delle funzioni parlamentari e su quello della comunicazione con l'opinione pubblica, la quale ha guardato e guarda al governo di centro-destra come punto di una svolta attesa da cinquant'anni. <p> Voglio dire, pero', che erra, a mio sommesso avviso, chi ritiene, nell'ambito della Casa delle liberta', che, con riferimento ai problemi della giustizia, noi si sia al governo e non piu' all'opposizione. Formalmente e' cosi', ma nella sostanza delle cose si tratta, invece, dell'unico settore dal quale parte sistematicamente un autentico accerchiamento, tipico di chi sta saldamente al potere, da cui non si esce, se si subisce, se si concerta, se si ''inciucia''.<p> Non mi soffermo sull'altra ragione di attacco che mi e' stata riservata in maniera virulenta dalla sinistra giacobina, quella di una incompatibilita' con la mia attivita' forense, solo a me contestata in cinquanta e piu' anni di repubblica, in mancanza di una legge che la preveda, e non contestata ad altri componenti del governo attuale e di quello precedente. Non mi soffermo su questo tema, se non per dire che il motivo non fu di rango istituzionale ma di preoccupazione personale, nutrita da chi mi ha aggredito, per le mie consapevolezze che, unite all'assunzione di qualche incarico specifico, avrebbero potuto essere di grave pregiudizio. <p> E', poi, triste dover constatare, a quale livello sia giunto il degrado culturale della sinistra, e non solo, se non si riesce a condividere la nobilita' di una professione, come quella forense, che affonda le sue radici nell'unico diritto dichiarato incondizionatamente inviolabile dalla nostra costituzione e si e' capaci, per contro, di decretarne una cruenta criminalizzazione che la presunzione di innocenza vieta persino nei confronti del peggior delinquente. <p>Per la sinistra, giustizialista solo quando si tratta di colpire l'avversario politico, l'avvocato e' un criminale per statuto personale, ancorche' difenda gli interessi di un cittadino presunto innocente, dimenticando, pero', che il 50 degli imputati viene assolto in primo grado e molti altri lo sono in esito alle impugnazioni delle sentenze. <p> Chiedo ai miei detrattori, di sinistra, di destra e di centro, di volermi riconoscere, nell'intimo della loro coscienza e lontano dai riflettori della politica, non gia' valenza scientifica o professionale, ma integrita' morale e fedelta' quasi fondamentalista agli ideali di giustizia, senza possibilita' alcuna di transazioni. <p> Essi, tutti, sappiano che grande e' il mio rispetto per la magistratura, da cui provengo e che ritengo debba essere circondata di ossequio ed ammirazione per il ruolo al quale essa assolve nel contesto sociale, non casualmente capace di evocare quello di una vera e propria missione. <p>Mi batto, pero', e mi battero' sempre, perche' disonesti, incapaci o politicizzati non facciano parte dell'ordine giudiziario. Solo cosi' magistratura e giustizia potranno essere un binomio inscindibile. <p> Metto a disposizione il mio mandato, non solo per dimostrare che 'Forza Italia' e' il partito in cui la sensibilita' per i grandi ideali, da cui scaturiscono i grandi disegni riformatori, hanno sempre determinato e sempre determineranno il massimo della compattezza per raggiungere gli obiettivi prefissati, ma anche nella certezza, signor presidente, che il mio sacrificio valga a far si' che questo governo possa essere additato, nella storia della repubblica, per aver restituito ai cittadini la piena fiducia nella vera giustizia. Documenti Audiovideo del dibattito del 4 dicembre<br> Approfondimento: "Taormina si dimette, ma è ancora scontro"