12 GEN 2002

Giustizia: L'intervento del PG Francesco Saverio Borrelli all'Inaugurazione dell'Anno Giudiziario

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 48 min 13 sec

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L'ex capo di Mani Pulite apre l'anno giudiziario con uno spietato atto d'accusa contro i tentativi della classe politica di minare l'indipendenza, l'agibilità e il clima di fiducia nei confronti della magistratura.

Un invito alla resistenza.Milano, 12 gennaio 2002 - Era particolarmente attesa, nel clima infuocato degli ultimi giorni, la relazione del Procuratore Generale del Tribunale di Milano, Francesco Saverio Borrelli, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario nel distretto di Milano.

In tal senso, il discorso di Borrelli non ha affatto deluso le aspettative: dopo aver
relazionato sullo stato del distretto, esplicitamente chiedendo al presidente della Corte di Appello di poter andare "oltre il limite assegnatogli" dallo svolgimento della relazione, ha rivolto parole di fuoco contro i tentativi della politica di minacciare l'indipendenza della magistratura che hanno alimentato ulteriormente il fuoco delle polemiche.

L'invito alla resistenza Quello di Borrelli è stato un esplicito invito alla resistenza nei confronti dei magistrati contro le riforme "minacciate" contro l'indipendenza della magistratura e contro la possibilità per le procure di indagare in reati connessi alla cosa pubblica.

Separazione delle carriere, riforma del sistema di elezione del Csm, nuove norme sul falso in bilancio e sulle rogatorie internazionali: tutto questo è stato condannato severamente dall'ex capo del pool mani pulite, passato alla guida del Tribunale di Milano.

Mani pulite non è stata una guerra civile Proprio a proposito di Mani Pulite, Borrelli non ha perso occasione per condannare chi ha giudicato l'opera dei magistrati all'inizio degli anni '90 come una guerra civile: si tratta di una "reinvenzione della storia giudiziaria", allorquando "pacchi interi di sentenze di condanna spesso patteggiate a seguito di confessioni vengono ricondotte ad una guerra civile condotta da magistrati contro elite della prima repubblica".

In realtà quelle classi poltiche - ha rimarcato Borrelli - "si sono affossate da sole nell'esacrazione anche di molti odierni convertiti, nelle sabbie mobili e nel fango della corruzione più sfacciata".

No ai sabotaggi dei processi In precedenza un primo affondo contro l'ingerenza della politica era stato svolto parlando della necesità di un moderno codice deontologico che - ha sottolineato Borrelli riscuotendo un'ovazione dalla sala - "dovrebbe sanzionare come oltraggio alla giustizia ogni esercizio di diritti all'interno del processo che abbia come unico scopo quello di nuocere o arrecare ritardo al processo stesso e renderne irragionevole la durata".

Il riferimento al processo sulla vendida dello Sme è stato implicito ed inequivocabile allorquando Borrelli ha affermato: "Che dire del recente soccorrevole tentativo di sabotaggio di un processo proveniente da un elevato livello esterno sotto l'ingannevole specie dello scrupolo legalitario".

Il clima di aggressione alla magistratura Borrelli ha denunciato un generale clima di sfiducia ed aggressione nei confronti della magistratura, culminato non solo nei tentativi legislativi di imbrigliare le procure e di sottoporre a tutela politica l'indipendenza del pubblico ministero con la separazione delle carriere.

Emblematico è stato l'affondo nei confronti del provvedimento ammministrativo sulla riduzione delle scorte: "Alludo - ha affermato esplicitamente Borrelli - alla soppressione della protezione nei confronti di alcuni pubblici ministeri, che per caso sono coloro che sostengono la pubblica accusa nei confronti del capo del Governo".

Un commiato di fuoco Con queste premesse, l'ultimo intervento da Procuratore Generale da parte di Francesco Saverio Borrelli è culminato nell'invito alla resistenza nei confronti della magistratura, ma anche appellandosi all'opinione pubblica come già fatto in passato dal celebre magistrato.

"Resistere, resistere, resistere come su un'irrinunciabile linea del Piave" ha concluso Borrelli.

Ed il fuoco della polemica ha ripreso a divampare come non mai.

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