28 FEB 2002

Anm: Apertura del XXVI Congresso e relazione di Giuseppe Gennaro

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Salerno, 28 febbraio 2002 - No alla riforma del Csm, alla Scuola della magistratura, alla privatizzazione del processo civile e soprattutto alla separazione delle carriere tra giudici e pm.

Dal palco del XXV Congresso dell'Anm il presidente Gennaro boccia le riforme sulla giustizia promosse dalla maggioranza di governo.

Ed aggiunge: la magistratura non ha voluto lo scontro con la politica, è stata aggredita.L'Anm boccia le riforme del GovernoInaugurando quattro giorni di incontri Gennaro ha chiarito la posizione dell'Anm in merito ad alcune fondamentali riforme del programma di Governo.

La
riforma del Csm, per esempio, che «burocratizza» il Consiglio e ne renderà difficile il funzionamento.

Così come l'istituzione della Scuola della Magistratura che, per come è stata configurata, introduce un «inammissibile controllo politico sulle carriere dei magistrati».

Non piace a Gennaro la «privatizzazione» del processo civile, che «pregiudicherà» l'accesso alla giustizia dei meno abbienti.

Per quanto concerne poi la proposta di affidare al potere politico l'individuazione di priorità per l'esercizio dell'azione penale, il presidente dell'Anm ritiene che sia incompatibile con la Costituzione.

L'Anm ribadisce infine di essere assolutamente contraria alla separazione delle carriere tra giudici e Pm, che rischia di trasformare il pubblico ministero «in una sorta di super poliziotto».

«Sì» invece a una «più accentuata distinzione delle funzioni», senza creare «steccati di fatti insormontabili».Le richieste dell'AnmGennaro chiede invece che il Governo intervenga per ovviare alla «farraginosità e lentezza esasperante dei processi».

Un problema che «impone innanzitutto un congruo aumento degli stanziamenti» e interventi sull'organizzazione degli uffici giudiziari.

Oltre a «un serio intervento di potatura che recida i mille garantismi che oggi appesantiscono il processo penale».

Gennaro ha ricordato che la corte di Strasburgo, che più volte ha condannato l'Italia per la lentezza della giustizia, «ritiene giusto il processo anche quando siano previsti due soli gradi di giudizio» o anche quando «la sentenza sia immediatamente esecutiva».

Il presidente dell'Anm ha chiesto inoltre la modifica della legge Pinto che ha trasformato la responsabilità dello Stato per i processi-lumaca «in responsabilità personale e diretta del singolo magistrato».

«La magistratura non ha mai scelto di scontrarsi»Gennaro ha concluso sottolineando che «la magistratura non ha mai scelto di scontrarsi con chicchessia né ha mai assunto il ruolo dell'aggressore.

La verità è che la magistratura è stata aggredita».

E se talora sono giunte dalla magistratura associata risposte giudicate sopra le righe, «ciò è dipeso unicamente dalla necessità di respingere accuse di inusitata gravità quali quella di aver fatto un uso politico della giustizia, provocato una guerra civile, un colpo di Stato».

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