06 MAR 2002

Israele nell'UE: L'intervento di Marco Pannella a conclusione della Conferenza internazionale

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 41 min 26 sec
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Registrazione video di "Israele nell'UE: L'intervento di Marco Pannella a conclusione della Conferenza internazionale", registrato mercoledì 6 marzo 2002 alle 00:00.

L'evento è stato organizzato da Area radicale.

La registrazione video ha una durata di 41 minuti.

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  • Il video dell'intervento di Marco Pannella

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    0:59 Durata: 20 min 40 sec
  • LINK: Tutta la conferenza

    Bruxelles, 6 marzo 2002 - L'ultima sessione della Conferenza internazionale che ha approfondito l'ipotesi di piena partecipazione e adesione di Israele nell'Unione Europea, è stata caratterizzata dall'intervento di Marco Pannella di cui vi forniamo una trascrizione. <p>Di quale Europa parliamo? <p>Di quale Europa parliamo? Apparentemente l'Europa si prepara oggi ad essere quella di De Gaulle dalla Manica agli Urali.&nbsp;E' una concezione a sua modo geopolitica, geostorica, ma quella Europa non ha nulla a che vedere con la nostra Europa. <p>L'Europa della quale parliamo è l'Europa dei trattati, dei diritti, delle convenzioni. Se in questa Unione Europea, in uno qualsiasi dei suoi paesi, avessimo&nbsp;una involuzione fascista o comunista o fondamentalista, questo paese sarebbe subito espulso, non farebbe parte della Europa della quale parliamo.&nbsp;E' bene tenerlo presente, stiamo parlando della Unione Europea, una unione europea che per il momento è a metà strada tra la sua propria costituzione, moralità e ragione storica e il dato meccanico geografico gaullista. Roba vecchia, il vecchio ha sempre una sua forza, a volte distruzione. <p>Quindi noi dobbiamo prendere atto che anche i progetti, l'agenda di questa Europa deve essere trasformata, deve rispondere alle urgenze. Una Europa che ha un atteggiamento vile, antidemocratico e antieuropeo come l'ha avuto per 10-15 anni nella realtà allora jugoslava. Quella Europa non l'Europa delle nostre leggi, dei nostri trattati, delle nostre convenzioni, l'Europa della quale siamo deputati. Di fatto noi siamo deputati spesso in una percentuale molto grande dei nostri strati nazionali con le loro miserie partitocratiche e non siamo rappresentanti del popolo europeo secondo le leggi costitutive del parlamento europeo. [...] <p>L'Europa dei diritti umani e civili <p>Oggi le urgenze sono quelle dell'Unione Europea. L'Ue è sorta sulle macerie del fascismo e del nazismo, con un'Europa che aveva avuto i suoi regimi partitocratici, non tanto democratici, che avevano firmato a Vichy e altrove i loro pieni e legittimi rapporti con lo stato nazista: la legalità formale era quella. Per fortuna, si è contrapposta un'altra legalità: quella dei diritti umani e civili contro qualsiasi legge che imponesse in radice la loro valutazione. <p>L'idea dell'Europa a sè, della Ced, battuta allora, era proprio armare di concretezza giuridica e di tutti gli attributi dello Stato (come lo si concepiva, abbastanza giacobino, quindi l'esercito, e tutto il resto), subito d'urgenza, contro l'Europa comunista, dagli Urali fino alla Jugoslavia. L'Europa era per i 2/3 antieuropea, comunista dopo&nbsp;e fascista prima. Non era la nostra Europa. <p>Noi abbiamo costituito la nostra Europa contro l'Europa di fatto. Geograficamente la maggior parte dell'Europa non era la nostra, si è costituita la nostra Ue, la comunità, contro l'Europa, se andiamo a misurare i km e magari anche le popolazioni. (Non dimentichiamo che fino ad un certo punto ancora la Spagna era franchista, il Portogallo era salazariano, la Jugoslavia era titoista). <p>Quindi l'Europa della quale noi ci dobbiamo fare carico e che rappresentiamo, ha rappresentato un'Europa minoritaria come popolazione e come territorio, che ha prevalso e in qualche misura che ha finito dal loro interno per rivoluzionare l'Europa.&nbsp; <p>E l'Europa della quale - io per lo meno -&nbsp;parlo, della quale sono deputato, sono parlamentare, è quell'Europa con quei principi. (Non sono un giusnaturalista, ho paura di tutti i giusnaturalismi non solo di quello cattolico, ma esistono dei diritti naturali storicamente acquisiti in una epoca determinata, e questi quindi non sono diritti naturali congeniti alla razza umana, alla specie umana, ma&nbsp;diritti naturali storicamente acquisiti). <p>Questi&nbsp;oggi sono il diritto in base alla convenzione del Onu, in base alle convenzioni successive, ai piagnistei comunitari, quelli in base ai quali diamo l'aiuto umanitario, solo lì dove esistono condizioni di garanzia sull'uso civile, e non magari militare o politico di quegli aiuti. <p>Difendere Israele, testa di ponte della democrazia in MO <p>Questa è un'Europa che dobbiamo conquistare, la conquistiamo se ci mettiamo d'accordo con Israele. Sto facendo un salto, è una provocazione: se cioè noi comprendiamo che bisogna difendere, essere annessi o annettere, Israele, la testa di ponte dei principi costitutivi della Europa geopolitica nostra (Israele è la testa di ponte, si diceva il ponte, mi pare nelle relazioni di avanti ieri mattina, come ponte - no, è una testa di ponte).&nbsp; <p>Questa testa di ponte solo di quei valori, di quegl'interessi, di quelle necessità che si sono venute verificando, articolando nel diritto internazionale dei diritti dell'uomo e tutti quelli che noi conosciamo. Se abbiamo ben chiaro questo, quella testa di ponte non può essere abbandonata. <p>Se invece siamo l'Europa o gaullista, non trova riscontro nei testi costitutivi e negli accordi che continuano ad essere fatti. D'altra parte non solo in Europa e in questa Europa, ma in tutto il mondo, abbiamo quelle vergogne politiche culturali ed umane di Durban, di quelle riunioni nel settore Onu. Sono - mi auguro - questi fenomeni che riusciremo abbastanza presto forse a sconfiggere. <p>L'ingresso di Israele è un'urgenza (L'utopia si chiama ragionevolezza) <p>Allora vi è un'urgenza, devo dire che credo che siamo in una sintonia profonda con i relatori e con i loro interventi di stamattina (per lo meno io lo sono), ma dissento profondamente su un punto: non è vero che è un problema per il 2020 il 2030, poichè&nbsp;allora siamo qui a costruire sulla sabbia. Noi dobbiamo rispondere ad un altro problema: la tragedia e il massacro in corso. Il massacro in corso non sarà curato o diminuito nella sua gravità da quella stessa cultura, da quelle stesse politiche, da quello stesso personale politico che l'ha prodotta. <p>Io no capisco francamente perchè fra un anno cambiando Sharon&nbsp;cambierebbero le cose(per fortuna essendo una testa di ponte democratica Israele cambia continuamente, mentre dall'altra parte ormai abbiamo congelato, surgelato come Stalin, i dittatori, il povero Arafat, che continua a essere quello e magari lo terranno in vita ancora per altri 10 anni, perchè insomma deve esserci).&nbsp; <p>Non ho capito perchè mai con questo cambiamento, si dovrebbe produrre altro che il proseguimento e dell'aggravarsi della tragedia, se le idee non sono nuove, se le idee non hanno la forza di esplodere, non hanno la forza di essere proposte con la forza, la convinzione della ragionevolezza. (L'utopia si chiama ragionevolezza, quella che noi vogliamo imporre, contro l'assenza di ragionevolezza di una politica internazionale cieca: in fondo, il mondo è ancora quello di Monaco, è ancora quello del proseguimento Yalta, il mondo non cambia in 50 anni) <p>Serve una grande conversione della politica in MO <p>Noi abbiamo da tener presente che i popoli, le persone, noi stessi, possiamo convertirci ad una convinzione diversa, possiamo fare anche la follia in autostarda, di fare una manovra pericolosa, tornare indietro come puoi, se ne vale la pena, se è data una ragionevole ragione alta diversa da quella di prima. In una notte si possono cambiare - le grandi conversioni ci sono, così come c'è la grande conversione nel traffico automobilistico perchè hai un telegramma e devi tornare a casa - e così è sul piano delle idee e della politica, la grande conversione oggi è la condizione per affrontare il problema europeo e di Israele ed medioriente. <p>E' una semplice fandonia, fa vergogna sul piano dell'antropologia culturale pensare che per 40 anni sia prevalsa (malgrado il sionismo e non a causa del sionismo), l'illusione che nel 2000, o nel 1950, lo stato nazionale potesse essere il contenitore del progresso della pace dell'economia. <p>E'&nbsp;ovvio che l'Italia, la Germania, la Francia, l'Inghilterra, hanno constatato che la dimensione della stato nazionale era una menzogna o un'illusione e quindi la sovranità dello stato nazionale è stata messa profondamente in causa per essere superata. <p>Israele può far deflagrare la revoluzione democratica in MO <p>Io continuo a credere che Israele rappresenti&nbsp;lo 0.2% di quel territorio e la colpa di Israele (Dio, non rendersene conto fino in fondo!), è che su quello 0.2% di territorio è depositata la bomba della rivoluzione democratica e laica in tutto il medioriente.&nbsp; <p>Questo è il problema di Israele, non le cose antisemite, che certo aiutano. Il problema è che non è tollerabile che vi sia nel tessuto storico e del potere mediorentale, questa realtà, che è un tumore, è una cellula democratica che rischia di fungere come tumore, come melanoma nella realtà mediorientale.&nbsp;Israele rappresenta la cellula che può far deflagare la rivoluzione democratica degli arabi, dei palestinesi. <p>L'urgenza&nbsp;della liberazione degli arabi <p>Se noi diciamo che&nbsp;«qualcosa in Israele non va perfettamente bene»,&nbsp;bhe', dopo 50 di guerra, ci sono alcune cose dei partiti confessionali, non va perfettamente bene e personalmente forse ho ecceduto nel non sottolinearlo in tutti questi anni. <p>Però se dobbiamo chiedere delle cose all'Italia, perchè non dobbiamo chiederlo ad Israele. Sul piano del rispetto della legge, le condanne dell'Italia sono quotidiane sul piano della giustizia da parte della giustizia europea. Condanneremo pure Israele per qualche cosettina, per il fatto&nbsp;che dopo 50 di guerra c'è qualcosa che non ci convince.&nbsp; <p>Il problema, però, è che per alcuni di noi sono sta a cuore soprattutto, sottolineo soprattutto, l'urgenza della liberazione della donna e dell'uomo mediorientale, arabo, non ebreo, non europeo e via dicendo. <p>Questo è il problema storico che abbiamo: o cade quel regime, o cade a favore di Bin Laden o cade a favore delle democrazia. [..] <p>Fermare il massacro e la tragedia <p>Quindi chiedo scusa di questo lungo intervento che spero sia interno al dibattito, ma dico che sia realista pensare che sia possibile convertire a queste ragioni, a questa soluzione, rivoluzionando le agende israeliane e dell'unione Europea col sostegno dell'opinione pubblica. <p>Mi auguro e lo dico fuori dai denti, che perfino l'intellettualità ebrea ed internazionale, si occupi un pò di Israele in termini seri e non solo di Afghanistan e di tante altre cose, o solo di località dove ci sono grandi e splendidi alberghi. Tanto per dirla fuori dai denti, mi auguro che molti vogliano dedicare un pò di tempo anche a trovare la risposta, se non altro la risposta di idee per interrompere il massacro e la tragedia".
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  • Di quale Europa parliamo?

    <br>Indice per argomenti
    0:59 Durata: 4 min 30 sec
  • L'Europa dei diritti umani e civili

    1:04 Durata: 3 min 50 sec
  • Difendere Israele, testa di ponte della democrazia

    1:08 Durata: 2 min 13 sec
  • L'ingresso di Israele è un'urgenza

    1:10 Durata: 2 min 36 sec
  • Serve una grande conversione sul piano della politica

    1:12 Durata: 2 min 14 sec
  • Israele bomba democratica in MO

    1:15 Durata: 2 min 14 sec
  • L'urgenza della liberazione degli arabi

    1:17 Durata: 1 min 38 sec
  • Fermare il massacro e la violenza

    1:19 Durata: 1 min 25 sec