17 APR 2002

Consulta: Pannella commenta l'esito della nuova "fumata nera" in Parlamento (52a ora)

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Nuova "fumata nera" in Parlamento e niente annuncio di "seduta fiume": sempre più grave la lotta nonviolenta del leader radicale Roma, 17 aprile 2002 - "Questo sistema e questo regime mostrano in modo lampante la loro impotenza: hanno bisogno di illegalità per sopravvivere".

Questo il commento di Marco Pannella in diretta a Radio Radicale dopo la conclusione della seduta del parlamento a camere congiunte che ancora una volta non ha eletto i due giudici costituzionali necessari a garantire il plenum della Consulta, nè ha visto la convocazione della seduta fiume che il leader radicale
individua come l'unico strumento procedurale capace di garantire il ripristino della legalità costituzionale nell'immediato.

Prosegue la lotta nonviolenta A fronte di tutto questo il leader ha confermato il proseguimento nel suo sciopero della sete che col passare delle ore, assume connotati sempre più drammatici, ma Pannella non desiste: "Dare corpo alla difesa, all’affermazione della legalità - ha affermato - è quindi davvero lotta partigiana che si fa a prezzo della vita, e contro la morte non solo di sé, ma anche di un paese, di un popolo".

Nuova "fumata nera" e niente "seduta fiume" Come ampiamente preannunciato, nemmeno la votazione odierna è riuscita ad eleggere i due giudici costituzionali e dunque prosegue quella che il leader radicale denuncia come "flagranza di reato" del Parlamento che disattende agli obblighi previsti dalla legge.

Il Parlamento in seduta comune è stato convocato domani alle 12 per procedere ad un nuovo scrutinio e Pera e Casini hanno anche convocato sempre per domattina una riunione congiunta dei presidenti dei gruppi delle rispettive Assemblee per esaminare la situazione.

Non ci sono state, però, le dichiarazioni del Presidente Casini che nel pomeriggio erano state preannunciate e che avevano fatto prefigurare l'ipotesi di un tentativo di sbloccare la situazione anche attraverso la convocazione di quella "seduta fiume" che Marco Pannella chiede con il proprio sciopero della sete.

Contro Casini ostacoli sconosciuti a tutti Su questo Pannella, nel commentare l'esito del voto e la reazione dei vertici istituzionali al nuovo nulla di fatto, ha affermato: "Le migliori intenzioni che sono sovente vissute, lo immagino e in parte lo constato, dal Presidente Casini si infrangono puntualmente e senza eccezioni contro ostacoli finora sconosciuti a tutti".

L'adesione di Roberto Giachetti A Pannella si è aggiunto oggi anche il parlamentare della Margherita Roberto Giachetti, che dalle 10 di stamane ha anch'egli cominciato uno sciopero della sete sugli stessi obiettivi.

Intanto a Montecitorio prosegue il presidio dei radicali in rappresentanza anche dei quasi 1500 cittadini che stanno in varie forme mobilitandosi nel Satyagraha.

Il sostegno di Conso In giornata a sostegno dell'azione di Marco Pannella, è giunta la dichiarazione di un altro emerito presidente della Consulta Giovanni Conso, che ha riconosciuto la forza dell'iniziativa del leader radicale.

"E' grave - ha detto Conso -.

che si debba arrivare a questi punti per ottenere qualcosa che dovrebbe essere nell'automatica applicazione della Costituzione.

Si tratta ormai di molti mesi e bisogna trovare una via di uscita".

Fronte parlamentare Tutto questo, mentre sul fronte parlamentare, le tensioni tra i partiti non accennano a diminuire ed all'ostracismo del centrosinistra nei confronti della candidatura di Filippo Mancuso, fa riscontro un atteggiamento intransigente dell'ex guardasigilli e candidato del Centrodestra che non intende ritirare la propria candidatura.

Le notizie da Montecitorio hanno riferito di incontri e discussioni di Mancuso anche con lo stesso Casini e Violante, in cui l'esponente di Forza Italia con toni anche molto coloriti ha ribadito di confermare la propria candidatura.

Il voto di domani alle ore 12, insomma, in questo contesto, non sembra promettere nulla di positivo e da sabato al Senato è previsto un lungo ponte che rischierebbe di rinviare l'elezione a dopo il 10 maggio.

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