26 GIU 2002

Governo: Giornata Onu contro la droga (con Fini, Scajola, Gasparri, Moratti)

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 2 ore 17 min

Questa registrazione non è ancora stata digitalizzata.
Per le risposte alle domande frequenti puoi leggere le FAQ.

Prevenzione, recupero, repressione: E' Fini a ribadire i "tre pilastri" della politica sulle droghe del centrodestra ed annuncia il ripristino della 'modica quantità' Roma, 26 giugno 2002 - La lotta non solo al traffico, ma anche all'uso delle sostanze stupefacenti è "un dovere civico" che la Costituzione assegna allo stato, alle istituzioni, all'intera società e, dunque, deve prescindere dalle convinzioni etiche o ideologiche che animano il dibattito politico.

Con questo saldo convincimento Gianfranco Fini ha confermato - in occasione della giornata Onu contro la droga - il cambio di
strategia che il governo intende adottare in materia di politica sulle droghe, già annunciato qualche settimana in occasione della presentazione del piano triennale (vai al servizio correlato).

Metadone solo 'a scalare' Concludendo la manifestazione che ha visto un'ampia partecipazione di esponenti governativi, il vicepremier ha lungamente rivendicato la necessità di una svolta nettamente "proibizionista" da parte del centrodestra, dichiarando inaccettabile qualsiasi impostazione più permissiva.

Per Fini - ad esempio - l'uso nelle strutture pubbliche (Sert) del metadone come terapia di mantenimento è una "aberrazione" che va abolita: l'unica trattamento che il governo intende autorizzare è quello della terapia a scalare.

Ritorno alla modica quantità Analogamente, il vicepremier ha annunciato che il governo intende intervenire per modificare l'esito del referendum radicale (definito "sciagurato") del 1993 che sancì l'abolizione del concetto di 'modica quantità' e la non punibilità del tossicodipendente.

Per Gianfranco Fini, quel referendum ha prodotto "un buco" legislativo che non consente una efficacie lotta agli spacciatori, perchè - ha spiegato - manca una indicazione precisa su come distinguere lo spaccio dall'uso personale.

In realtà, Fini si è lungamente soffermato sulla necessità di colpire anche il consumo personale poichè - ha più volte sottolineato - "tutte le droghe sono dannose", sia per la salute dell'individuo che per la coesione sociale.

Tesi proibizioniste Nel suo intervento Gianfranco Fini è stato supportato dagli interventi dei professori Furnari e Gerra che in precedenza avevano svolto delle relazioni nelle quali avevano contrastato puntigliosamente tutte le impostazioni antiproibizioniste.

Ancorchè in assenza di qualsiasi intervento in contraddittorio, i due membri del Comitato Scientifico avevano affermato senza mezzi termini la novicità dell'uso delle droghe, anche dei derivati della cannabis, rifiutando il paragone con l'uso di alcool e tabacco, fino a contestare con veemenza la recente campagna sull'uso medico della cannabis.

Fini a Sotgiu: "La parola repressione va pronunciata" In apertura era stato il prefetto Sotgiu a ribadire l'inaccettabilità dei "tentativi di minimizzazione e banalizzazione" del consumo di droghe.

Il commissario straordinario antidroga aveva sottolineato la volontà del governo di "valorizzare comportamenti orientati alla libertà dalle droghe", piuttosto che avallare le impostazione che tendono a giustificarne "l'uso voluttuario o ricreativo".

Se Sotgiu aveva giudicato "lontanissima dalla realtà" l'accusa di chi aveva giudicato l'impostazione del governo, come "repressiva" ed aveva assicurato la linea dura solo contro i trafficanti e spacciatori, il prefetto è stato smentito dal vicepremier pochi minuti dopo: "'Reprimere' - ha detto Fini - è una parola politicamente poco corretta, ma va pronunciata".Libertari e narcotrafficanti Nella dura requisitoria contro gli atteggiamenti permissivi, Fini ha rivolto un attacco frontale a quella che ha definito la "pseudo-cultura libertaria" accusata senza alcuna remora di essere "funzionale" o quantomeno orientata "nella stessa direzione" degli "interessi stratosferici" che sono legati al commercio delle sostanze stupefacenti.Per Fini, insomma, gli antiproibizionisti, di fatto, favoriscono gli interessi del narcotraffico.

leggi tutto

riduci