13 NOV 2002

Droga: Marco Pannella a Radio Radio spiega la 'semi-latitanza' antiproibizionista

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Pannella da Bruxelles rievoca la condanna per i fatti di porta Portese e spiega perchè finora non è rientrato in Italia.

Contro i proibizionismi e i "guardiani del crimine".

13 novembre 2002 - In collegamento telefonico da Bruxelles, Marco Pannella è intervenuto a Radio Radio, nel corso della trasmissione "Un giorno speciale" condotta da Franco Vergovich e Bruno Ripepi.

Lo spunto che ha dato avvio alla trasmissione è stato dato da quella che lo stesso leader radicale ha definito condizione "semi-latitanza" all'estero, a seguito della condanna a quattro mesi di carcere per l'iniziativa di
disobbedienza civile antiproibizionista dell'estate del 1995 a Porta Portese.

Le vincende processuali Nel corso del suo intervento, Pannella ha rievocato le vicende processuali che lo hanno condotto ad essere condannato "con i giudici - ha sottolineato - che hanno fatto delle controsioni per darmi solo 4 mesi", ricordando come al momento della sentenza i magistrati avessero ripescato dalla desuetudine cui era piombata, la formula attenuante "dell'alto valore sociale" che aveva guidato il leader radicale nell'azione antiproibizionista.

Nella stessa direzione va dunque letta - secondo il leader radicale - la decisione di tramutare i quattro mesi di carcere in 8 mesi di libertà vigilata.

Il problema sollevato dal leader radicale è che nonostante la buona volontà del magistrato, l'ottemperanza della legge rende le condizioni della libertà vigilata tali da impedire lo svolgimento dell'attività politica e di parlamentare europeo: sarebbe ad esempio necessario chiedere al magistrato l'autorizzazione anche per spostarsi da un comune all'altro, così come sarebbe possibile per il leader radicale recarsi all'Europarlamento solo 7 giorni al mese, sicchè ha aggiunto - "per 24 giorni non posso fare il parlamentare".

La semi-latitanza A queste condizioni, Pannella ritiene meno oneroso farsi quattro mesi di carcere e parla di "semi-latitanza" per il fatto che l'ordinanza di libertà vigilata non gli è stata ancora consegnata.

Pannella, però, conferma che per il momento non vuole tornare in Italia, anche per una questione di lealtà nei confronti del magistrato e delle forze dell'ordine: "Penso che potrei agevolmente tornare e girare per tutta italia, non penso che facciano un mandato per 'beccarmi', ma ho le mie forme di lealtà e non voglio che nessno sia accusato di scarsa diligenza per la mancata notifica di questa ordinanza".

"Il mio problema - ha aggiunto - è che quando decideremo come e quando mi farò notificare l'ordinanza, io la violerò, e mi farò trasferire dove vogliono loro".

Fini "un fascista ritardato" Naturalmente, questa vicenda ha dato spunto al leader radicale per tornare a denunciare la stoltezza della legge sulla droga e più in generale contro i proibizionismi, soffermandosi in particolare sulla questione dell'eutanasia e della libertà di ricerca, scagliandosi contro le posizioni di chi come Gianfranco Fini (non un post-fascista, ma "un fascista ritardato") che fa propria la linea Fanfani-Almirante sconfitta ogni volta dagli elettori cattolici e di destra.

Carceri, luoghi dell'infamia delle istituzioni La prospettiva del rientro in carcere ha consentito al leader radicale di rievocare la pluriennale tradizione di frequentazione delle carceri da parte dei radicali, da cui parte la denuncia sullo stato degli istituti di pena.

"I carceri - ha affermato Pannella - sono luoghi dell'infamia delle istituzioni dove vengono traditi le ragioni costituzionali della loro esistenza che doverebbero essere quelle del recupero sociale con la terapia del lavoro.

In realtà, il lavoro non c'è, le strutture non ci sono, sicchè i carceri sono strutture statali di creazione di delinquenza, odio, con costi sociali immensi".

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  • Il rifiuto della condanna a 8 mesi di libertà vigilata

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  • Sulla droga una legge infame e imbecille

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  • La necessità della legalizzazione dell'eutanasia

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  • "I carceri sono luoghi dell'infamia delle istituzioni"

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  • Proibizionisti "guardiani del crimine": eutanasia e libertà di ricerca

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