20 FEB 2001

Telecom/Serbia: L'opinione di Cossiga

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 26 min 1 sec

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Registrazione video di "Telecom/Serbia: L'opinione di Cossiga", registrato martedì 20 febbraio 2001 alle 00:00.

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  • Cossiga torna anche sui giorni della nascita del governo D'Alema e sui motivi del suo appoggio al Presidente del Consiglio dei Ds. "Appoggiai l'operazione per tre motivi: un motivo strategico, uno ideologico ed infine per un motivo tattico" poichè in quel periodo non si poteva andare ad elezioni anticipate "perché c'erano venti di guerra e stavamo per entrare nell'Euro". L'altro motivo addotto da Cossiga si riferisce al fatto che D'Alema era legittimato ad andare al Governo essendo il leader del maggior partito della coalizione che aveva vinto le elezioni e che soltanto un uomo energico, "con un senso dello stato come D'Alema", sarebbe stato nella sinistra in grado di guidare il governo in un momento così delicato quale quello nel quale il paese si trovò. <br>Riguardo al ruolo dell'attuale presidente della Commissione Europea, chiamato in causa da una dichiarazione dello stesso Dini, Cossiga dichiara: "Prodi non si è mai occupato di politica estera e tanto meno di politica militare e, quindi, se fosse caduto in quest'errore la cosa non mi meraviglierebbe, neanche da fargli una gran colpa". Prodi, dunque, aggiunge Cossiga, sarebbe stato salvato dall'ottavo sacramento: "quello a cui gran parte di noi avrà la salvezza, e cioè l'ignoranza".<br>Più dubbio, invece, il ruolo che in questa vicenda potrebbe aver avuto Lamberto Dini, ministro degli Esteri per tre governi consecutivi. L'ex presidente della Repubblica dichiara: "L'amico Dini è una cosa stupefacente: veniva chiamato l'americano, quasi con la kappa come me, che adesso civetti con l'antiamericanismo è una cosa che posso definire 'tenera'". Incerto anche il giudizio sulle ragioni che potrebbero aver spinto Repubblica a dare notizia del caso. "Repubblica è un giornale militante - afferma Cossiga - non riesco a capire come in un periodo così delicato in cui questa vicenda rischia di ritorcersi, non certo a carico di D'Alema, ma a carico di certe componenti del Centrosinistra Repubblica, abbia sollevato la cosa". Questo secondo Cossiga spiegherebbe invece il comportamento opposto, per cui non ci sarebbe da stupirsi se la stessa Repubblica dovesse 'frenare' le polemiche nate su questa vicenda.<br>Le ultime considerazioni del senatore a vita riguardano la Nato e la possibile reazione degli Alleati dinanzi alla notizia. Cossiga riferendosi agli Stati Uniti d'America, alla Germania, alla Francia e al Regno Unito, ricorda che "certo questi paesi hanno servizi di intelligence che se la cosa è vera devono avere dei dossier che sarebbero ben altra cosa che non gli articoli di Repubblica o del Foglio".<br> <br>
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  • "Nella mia esperienza quando sono stato Presidente del Consiglio dei Ministri, affrontando la fumosa questione Eni-Petromin, mi sono occupato di questo problema delle mediazioni che talvolta nascondevano delle tangenti", esordisce Cossiga, spiegando che "é proprio dei governi corrotti o corrompibili farsi pagare le cosiddette 'mediazioni' che poi sono tangenti". Secondo l'ex presidente della Repubblica, in questo caso si potrebbe pensare che tra la Telecom italiana e la Telecom serba per giungere ad un accordo sia stato necessario pagare una mediazione o un vero e proprio mediatore, anche se - sottolinea - la cosa sembrerebbe "un pò strana". Se fosse stato necessario questo, se l'obiettivo fosse stato solo quello di concludere un buon affare, il senatore a vita ammette che non si sentirebbe "di condannare i dirigenti e responsabili della Telecom italiana" .<br> Secondo Cossiga, invece, il caso sarebbe notevolmente più grave se attraverso quest'operazione l'Italia avesse finanziato Milosevic ed il suo partito nazi-comunista. "Si sarebbe trattato di un atto di una gravità assoluta considerato anche che Telecom in quel periodo non era ancora un soggetto privato ed era una società di un paese che aveva una politica estera e militare che non era coincidente con quella di Milosevic". Cossiga, d'altra parte, considerando quella che definisce "una certa debolezza del Ministero degli Affari Esteri che tanti guai ha dato al Presidente del Consiglio dei Ministri Massimo D'Alema durante le operazioni nel Kosovo", si chiede se questa non fosse stata determinata dalla necessità di coprire questo <em>affaire</em>. E, se il Parlamento non fosse al termine della sua legislatura e se non ci fosse una diffusa sfiducia nelle commisioni parlamentari d'inchiesta, secondo il senatore a vita, a questo punto sarebbe doveroso istituire una commisione ad hoc per fornire questa risposta.<br> <br>
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  • Ascolta l'intervista

    <p>&nbsp; Roma, 20 febbraio 2001 - In un'intervista realizzata da Alessio Falconio per Radio Radicale, l'ex Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga parla del caso "Telecom-Serbia", aperto da un articolo di Repubblica dello scorso 16 febbraio. Cossiga distingue tra l'ipotesi in cui i dirigenti della Telecom italiana si siano limitati a pagare una mediazione per giungere ad un accordo con la Telecom serba e, quella ben più grave, di un finanziamento del partito nazi-comunista di Milosevic in un momento in cui soffiavano venti di guerra e, per di più, attraverso una società che allora era ancora di proprietà dello Stato. Cossiga analizza i possibili ruoli avuti in questa vicenda dal Presidente del Consiglio, Romano Prodi, prima, dal neo presidente Massimo D'Alema poi, da Lamberto Dini, il Ministro degli Esteri attuale e di allora, dalla Nato e dalla stessa Repubblica. <br> <strong>Il Senatore a vita commenta lo scandalo delle tangenti italiane al regime di Milosevic</strong><br>
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