25 APR 2001

Verso il Satyagraha: Riunione dei radicali a Torino con Emma Bonino «Serve una parentesi di legalità»

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Torino, 25 aprile 2001 - "Chiediamo a Ciampi di riconoscere che in questo Paese qualcosa non ha funzionato e non funziona".

Nel corso di una conferenza stampa per la presentazione delle iniziative della Lista Bonino, Emma Bonino ha spiegato così la decisione, per la prima volta dopo 25 anni, di intraprendere lo sciopero della sete, oltre a quello della fame.

Era il 1976 - ricorda la leader radicale - l'obiettivo era quello di aprire un dibattito nel Paese su quello che era "lo scempio e la vergogna" dell'aborto clandestino.

"A 25 anni di distanza questo Paese in qualche modo è andato dal punto
di vista dello scontro, del dibattito democratico in qualche modo peggiorando".

Dichiara di non aver trovato altro sistema, l'ex commissario europeo: se, infatti, nel '76, alla prima manifestazione le militanti radicali furono "quasi letteralmente coperte di insulti e di sputi", nel 2001 l'oscuramento calato sul suo partito impedisce persino lo scontro sui temi proposti dalla Lista Bonino.

Temi che a 360°, dalla giustizia civile e penale, al finanziamento dei partiti, alle privatizzazioni, all'informazione, denunciano il sistema che fa funzionare il nostro Paese e di cui, afferma la Bonino, "oggi mi viene chiesto non solo di essere vittima, ma anche complice e connivente".

Di questo sistema, in questo 25 aprile, Daniele Capezzone, candidato nel collegio Piemonte 2 alla Camera nel proporzionale, denuncia la profonda continuità con il ventennio fascista.

"Quando si parla di Liberazione, teniamo presente che liberatori e liberati di molto poco si sono liberati.

Si sono tenuti l'architrave di quella realtà sulla quale oggi parrasitariamente hanno celebrato la loro presunta vittoria".Capezzone ricorda a questo proposito l'ultimo intervento da Presidente del Consiglio, nella primavera del 1993, di Giuliano Amato, allora "salutato da tre giorni di insulti e poi caduto nel silenzio più assoluto".

In effetti, il cinquantennio post-fascista e "preteso antifascista" ha conservato a lungo molti "prodotti" dell'epoca, basti pensare all'Iri e all'Eni, ai codici, al patrimonio immobiliare delle corporazioni (subito "girato ai sindacati").

Un altro elemento di continuità - aggiunge Capezzone - è la Rai.

William Pfaff, sul Los Angeles Times, ripreso poi dall'Herald Tribune, qualche giorno fa affermava che se in Italia vincesse Berlusconi ci troveremmo in una situazione informativa pari a quella russa.

Il responsabile per l'informazione della Lista Bonino spiega che "non c'è bisogno della vittoria di Berlusconi", perché in questa situazione "ci siamo già".

E Vespa, Santoro e Biagi non sono troppo lontani dagli agenti del ministero degli Interni che in Russia occuparono la televisione.

Volte a "strappare una parentesi di legalità", dunque, le misure estreme che Emma Bonino ed il Presidente dei Radicali, Luca Coscioni, affronteranno da venerdì sera.

Marco Cappato dichiara che per la libertà di scienza proprio il contributo di quest'ultimo, come anche il contributo di Marco Zardetto in Veneto e Camillo Colapinto in Puglia, entrambi ammalati, permetterà di sollecitare l'attenzione su un tema che altrimenti nessuno avrebbe potuto conoscere.

E che nel 2001 è centrale nel programma politico dei Radicali.

"Risvegliare quell'ala laica che si è proprio assopita", dice Silvio Viale.

Aprire in Italia un dibattito sulla libertà di ricerca, sulla libertà di cura, sulla libertà di morire in maniera dignitosa.

"Sulla possibilità per il cittadino - conclude Emma Bonino - di ottenere quella libertà e responsabilità che ancora non gli si riconosce". .

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