07 GIU 2001

Consultazioni-Prc: Bertinotti, "Un'opposizione radicale e di sinistra"

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Quella di Rifondazione comunista sarà "un'opposizione radicale e di sinistra".

Lo conferma Fausto Bertinotti, al termine dell'incontro con il Presidente della Repubblica, con una presa di posizione netta su alcune questioni.

Forti critiche del segretario di Prc all'intepretazione del regolamento parlamentare a partire dalla quale è stata impedita la costituzione di un gruppo parlamentare del Prc: Bertinotti annuncia che, invece, "sarà immediatamente chiesta la costruzione del gruppo parlamentare sulla base di un'interpretazione corretta del regolamento".

"In nessun caso - dichiara - si può
impedire a Rifondazione Comunista di avere il proprio gruppo nella Camera dei Deputati e nel Parlamento Italiano".

L'accusa di Rifondazione è diretta più generalmente alla "stringente ed affissiante logica bipolare", colpevole di aver "cancellato forze politiche di storia e cultura" dal parlamento, con un indiretto riferimento all'esclusione dei radicali dopo un quarto di secolo.

Rifondazione Comunista ha inoltre rivolto al Presidente della Repubblica la sollecitazione affinchè vengano iscritte con assoluta priorità nell'agenda dei lavori parlamentari due istanze d'interesse generale: la questione salariale e la messa in discussione delle modalità con cui garantire il diritto a manifestare in vista del G8.

"Naturalmente quando diciamo 'salario' - spiega Bertinotti - intendiamo riferirci a tutte le condizioni retributive che riguardano il lavoro esistente o la condizione di non lavoro.

Il rinnovo contrattuale vissuto così drammaticamente dai metalmeccanici è indicativo di uno stato più generale".

Per quanto concerne il diritto di manifestare al G8 di Genova, il segretario di Rifondazione parla di "un'oligarchia che pretende esercitare un potere illegittimamente" impedendo un diritto fondamentale che invece è fondamentale garantire "ad una parte importante della popolazione italiana, europea e mondiale".

Le due richieste - conclude Bertinotti - restano comunque successive "alla denuncia di una menomazione della democrazia che ancora viviamo che si manifesta anche nella impossibilità di avere, secondo il dettato costituzionale, la presenza di tutti rappresentanti del popolo italiano".

Tutto ciò è conseguenza di "una manomissione del criterio di rappresentanza" operato "con le 'liste civetta' e con una progressiva modificazione della costituzione materiale del Paese che ha imposto un regime bipolare, largamente limitativo della libertà di esercizio di opposizione e di critica e di rappresentazione politica durante la campagna elettorale". .

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