14 GIU 2001

Istat: Presentazione rapporto annuale 2000

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L'Italia cresce del 2,9%, grazie soprattutto ai servizi alla persona e all'impresa.

Lo slancio arriva dalle famiglie: il 15% degli italiani usa internet, sale al 44% la quota di servizi consumati.

Tuttavia aumenta anche l'economia sommersaRoma, 14 giugno 2001, 11:36 - E' stata presentata oggi a Montecitorio, con una relazione del presidente dell'Istat, Luigi Bigiani, la nona edizione del rapporto annuale sulla situazione del paese nel 2000.

L'economia italiana è cresciuta del 2,9% grazie all'accelerazione registrata dal Pil nel quarto trimestre, che si attesta a 5 punti da quello medio
dell'area euro (+3,4% il Pil nel suo complesso).

Il 2000 è stato per il nostro paese, insieme al 1995, l'anno di maggiore crescita dell'ultimo decennio.

Gran parte di questa crescita è dovuta alla terziarizzazione.

Tra il 1970 e il 2000, infatti, il valore aggiunto del terziario nella voce globale della nazione è aumentato dal 51,3% al 68,8%, e la quota dell’occupazione è passata dal 40,9 % al 65%.

Oltre ai beni culturali e al turismo, in parte ancora sottovalutati, un ruolo importante lo ha giocato internet.

Nel 1997, le famiglie con un collegamento alla rete erano il 2 %, alla fine del 2000 questa quota era cresciuta al 15%.

Ad internet ci si collega di più al centro-nord (una persona su cinque), la rete è maggiormente frequentata dai giovani e dagli uomini.

Nel 2000 il 18,1% degli undicenni ha dichiarato di collegarsi ad Internet almeno qualche volta l'anno sopratutto per ragioni di svago e di studio.

Percentuale che sale al 35% tra gli individui fra i 15 ed i 17 anni mentre salgono al 37% i 'netsurfer' con età compresa tra i 18 ed i 24 anni.

Leggermente inferiore invece è l'utilizzo di Internet da parte degli over 40 (23,1%) mentre mano mano che si avanza con l'età cresce la percentuale di chi ignora cosa sia la rete, il 16,5% delle persone tra i 65 ed i 74 anni.

La vera novità è che questo strumento non è più riservato ai più istruiti.

Se nel 1997 per 13 famiglie collegate in rete che facevano capo ad un dirigente o libero professionista, c'era una sola famiglia di operai, questo rapporto oggi è sceso a 4,6.

Un boom ancora più evidente si è registrato per il telefono cellulare.

Ora lo posseggono il 65% delle famiglie, contro il 27 del 1997.

Il 3% dei nuclei familiari addirittura detiene 4 telefoni portatili.

Secondo l'Istat, nel settore dei servizi, l’Italia sta recuperando il gap che fino a pochi anni fa la separava dalle altre nazioni industrializzate.

Nella prima metà degli anni ’90 infatti il terziario ha attraversato una profonda fase di ristrutturazione.

E lo slancio è venuto soprattutto dalle famiglie.

Tra il 1993 e lo scorso anno la quota di mercato dei servizi consumati dalle famiglie è passata dal 37 al 44%, mentre si è ridotta quella dei servizi acquistati dalle imprese (dal 36 al 34%).

La maggiore crescita ha portato con sè anche un aumento del lavoro nero.

Oltre il 70 % dell’economia sommersa (che l'Istat stima abbia raggiunto nel 1998 un valore compreso tra il 14,7 ed il 15,4% del Pil) si concentra nel terziario, superando nettamente la quota che si rileva nell’industria.

L'espansione negli anni dal 1992 al 2000 sarebbe pari a +349.000 unità lavorative.

Tra le ragioni: l'insoddisfacente andamento dell'occupazione regolare.

Certo, in Italia, le imprese di servizio restano generalmente inferiori, come grandezza, a quelle degli altri Paesi Ue.

Le piccole aziende rappresentano ancora il 71 % dell’occupazione terziaria, anche se ad oggi occupano oltre 7 milioni di persone con un valore aggiunto di 416 mila miliardi di lire.

La loro informatizzazione comunque sta crescendo a vista d’occhio.

La dotazione di computer, pari al 44,1 % nella fascia con 1-4 addetti, cresce con rapidità all’aumentare della dimensione aziendale, arrivando al 98,2 % in quella con 50-99 addetti.

Sono le famiglie ad aver determinato il successo del terziario in questi anni, per questo è proprio sui loro bisogni che si sta tarando il mercato.

Sta crescendo in modo evidente l’offerta di fast food e ristoranti e questo è dovuto anche al fatto che le famiglie meno ricche dedicano il 71 % della loro spesa ai bisogni "incomprimibili", come l’alimentazione.

La percentuale di spesa per i sevizi è comunque alta: il 30% del proprio reddito.

Le voci che fanno registrare le maggiori uscite sono sempre le stesse: sanità e istruzione, due voci che costringono gli italiani a tirare fuori dal portafoglio mediamente 172 mila al mese per nucleo familiare.

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