15 GIU 2001

Il marketing politico nella campagna elettorale del 13 maggio 2001: Esperti a confronto

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 5 ore 19 min

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Roma, 15 giugno 2001 - "Nel '96 si è parlato di svolta a sinistra, adesso si parla di svolta a destra.

In realtà, c'è una sorprendente continuità nel risultato elettorale, una straordinaria fissità degli andamenti dei flussi d'opinione.

Tutto il mutamento dipende dai pochi voti che spostano da una parte o dall'altra i collegi marginali".

Intervenendo al convegno sul "Marketing politico dopo la campagna 2001", organizzato dalla Running di Claudio Velardi, Renato Mannheimer, direttore dell'Ispo, propone la sua visione del voto del 13 maggio.

"Sento dire che una trasmissione può aver spostato
un milione di voti: ma dove sono questi voti? In realtà sono rimasti tutti più o meno dove erano in passato".

In merito all'oggetto specifico del convegno, Mannheimer sottolinea che in realtà in Italia "non esiste una cultura del marketing politico e - aggiunge - in questo senso Berlusconi è stato un grande innovatore, per l'uso consapevole ed analitico degli strumenti di marketing.

Un uso non limitato alla campagna elettorale ma continuativo".

Su questo punto Mannheimer trova il pieno consenso di Velardi, che alla necessità di una "comunicazione politica permanente" ha improntato tutta l'attività di consulenza ai partiti della Running.

Luigi Crespi , che da presidente di Datamedia (incarico che ha lasciato poche settimane fa) ha seguito negli ultimi anni tutta l'attività del leader della Cdl, è di parere diverso.

"Per un'analisi lucida del voto del 13 maggio - dichiara - la sinistra deve scartare immediatamente l'ipotesi che Berlusconi abbia vinto per soldi, pubblicità e comunicazione.

Ha vinto perchè è riuscito a dare agli italiani una visione del Paese come sarebbe stato se lui avesse governato per cinque anni.

E' riuscito a far sognare gli italiani.

E con il 'fotoromanzo' ha dato una risposta, saltando i media, alla campagna nazionale ed internazionale contro di lui.

E poi c'è stato il colpo, anche rischioso, del 'contratto' con gli italiani.

Se non lo rispetterà, state certi, lo cacceranno".

Quanto alla sinistra "non ha perso il 13 maggio ma molto tempo prima, quando ha perso il contatto con l'opinione pubblica", sostiene Crespi, che individua nel presidente della Rai Roberto Zaccaria "l'avversario più duro" con cui ha dovuto confrontarsi.

Silvio Berlusconi è invece un artista del 'chiagne e fotti', per Paolo Gentiloni , inviato da Claudio Velardi ad analizzare la campagna elettorale del 2001.

"Berlusconi ha saputo mettere in pratica in maniera ineccepibile quello che a Napoli definiscono l'atteggiamento del 'chiagne e fotti' e che già Indro Montanelli gli aveva attribuito.

Ha saputo sfruttare al massimo il ruolo della vittima.

Spero che questo atteggiamento ci venga risparmiato nei prossimi mesi.

Ma la storia del buco nei conti pubblici depone male in questo senso..." - dichiara Gentiloni.

Chiude il convegno, a cui partecipano i direttori delle maggiori società di sondaggi, la lezione (e i video) di Jacques Sèguèla, esperto di comunicazione politica, che ha curato le campagne elettorali di molti autorevoli personaggi politici internazionali.

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