20 GIU 2001

Approfondimento: Il futuro dell'economia italiana? Confindustria ottimista, ma prudente

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Roma, 20 giugno 2001 - Prudente ottimismo sul futuro dell'economia italiana, a partire dalle ipotesi di evoluzione dello scenario economico-finanziario internazionale, ma anche sulla base delle intenzioni programmatiche del secondo governo Berlusconi, rispetto al quale Confindustria rinnova un attestato di fiducia, pur invitando alla prudenza ed aspettando comunque la prova dei fatti.

Questo in sintesi quanto emerso nel corso del dibattito svoltosi all'Auditorium della Tecnica per la presentazione del Rapporto sulle previsioni macroeconomiche e competitività dei settori produttivi del Centro
Studi di Confindustria Il video della presentazione Lo scenario internazionale Nella sua relazione, Gianpaolo Galli, ha premesso che il Rapporto tiene conto innanzitutto della forte influenza nello scenario europeo dell'economia americana, di cui prevede la ripresa in virtù dei segnali provenienti dalla fiducia dei consumatori americani e dai mercati finanziari e soprattutto dalla rapidità di reazione mostrata dalla Federal Reserve in campo monetario e dalla nuova Amministrazione in campo fiscale.

"Così come per gli Stati Uniti - si legge nel documento - anche per l'area dell'euro le nostre previsioni riflettono un certo ottimismo: con la ripresa mondiale e malgrado la stagnazione del Giappone, la crescita dell'area dell'euro non dovrebbe scendere sotto il 2,3% quest'anno e risalirebbe al 2,6% nel 2002".

L'inflazione, pur rimanendo nettamente più alta di quanto si prevedesse ancora pochi mesi fa, dovrebbe iniziare a calare nella seconda parte dell'anno.

In media d'anno l'inflazione al consumo dovrebbe attestarsi al 2,8% nel 2001 per poi scendere all'1,7% nel 2002.

"La Bce - si legge ancora nel Raporto - manterrà sostanzialmente invariato il corso della politica monetaria, ritoccando i tassi in misura marginale; non emulerà la Fed, malgrado le critiche sempre più intense che provengono dai governi e soprattutto dai mercati finanziari.

Le politiche di bilancio saranno orientate a ridurre i disavanzi pubblici, dopo la probabile battuta d'arresto di quest'anno, sino al raggiungimento del pareggio fra il 2003 e il 2004".

L'Italia e la zona Euro Se sino ad ora la congiuntura dell'Italia ha seguito da vicino quella dell'area dell'euro, la novità è che nei dati più recenti si è annullato il divario di crescita che ha segnato l'Italia, pressoché ininterrottamente, per un intero decennio.

Il Rapporto sul punto, però, è molto chiaro: "Ciò è accaduto più per demeriti altrui che per meriti propri: soprattutto quest'anno, le difficoltà della Germania, il cui prodotto non dovrebbe aumentare più dell'1,7%, abbasseranno la media dell'area, avvicinandola al tasso italiano.

Se si escludesse la Germania dal computo della crescita media dell'area, il divario rimarrebbe prossimo a mezzo punto".

Di fatto la previsione per il Pil dell'Italia nella media del 2001 "sconta una forte decelerazione nel secondo trimestre e una rapida ripresa successivamente, ad un ritmo medio dello 0,6% a trimestre".

Le prospettive - spiega ancora nel Rapporto - per gli anni successivi, oltre che dalla congiuntura internazionale, dipenderanno, in misura via via crescente, dalle scelte che farà il nuovo governo e dal grado di coesione politica che esso riuscirà ad esprimere.

L'attesa per il nuovo governoConfindustria esprime chiaramente la sua fiducia nel nuovo governo, ma invita anche alla prudenza.

"Da diversi punti di vista le premesse sono positive: il Governo dispone in Parlamento di ampi margini di maggioranza ed è portatore di un programma centrato sul tema dell'alleggerimento dei vincoli che impediscono il pieno dispiegarsi del potenziale di crescita dell'economia e delle imprese.

Non è però ancora chiaro in quali tempi la nuova maggioranza riuscirà ad affrontare alcune questioni decisive per la competitività della nostra economia (ad es.

le liberalizzazioni, la flessibilità del mercato del lavoro e la riforma pensionistica) e, soprattutto, come verrà risolta la questione dei conti pubblici, alla luce del consistente sconfinamento che si sta prospettando per quest'anno e per i successivi rispetto agli obiettivi concordati con l'Unione europea".

Il Rapporto per la sua valutazione tiene conto "di alcune, ma non di tutte, le misure annunciate dalla nuova maggioranza": fra queste, la più rilevante sotto il profilo congiunturale è considerata la reintroduzione della cosiddetta legge Tremonti per incentivare gli investimenti.

Si ipotizza che la nuova situazione politica abbia un impatto positivo sul clima di fiducia delle imprese e degli investitori.

L'invito alla prudenza"Con queste ipotesi la crescita sale al 2,7% già nel 2002, a fronte di una stima tendenziale del 2,5%, e al 2,9% nel 2003.

Questi valori consentirebbero di mantenere l'allineamento della crescita rispetto all'area dell'euro anche in una fase di ripresa".

Tuttavia, solo nel 2003 e oltre inizieranno verosimilmente a manifestarsi gli effetti positivi delle azioni annunciate, in particolare riguardo all'efficienza della pubblica amministrazione, l'accelerazione delle opere pubbliche, l'emersione del lavoro irregolare.

"In ciascuno di questi settori - spiega il Rapporto - è positiva l'intenzione di avviare al più presto l'azione riformatrice, ma è evidente che le difficoltà da superare sono notevolissime".

Per questo gli industriali auspicano maggiore prudenza anche nelle valutazioni del nuovo governo: "E' meglio presentarsi all'opinione pubblica interna e all'Unione europea con risultati migliori delle previsioni iniziali, piuttosto che deludere le aspettative e rischiare di vedersi imporre manovre aggiuntive perché il budget era basato su proiezioni eccessivamente ottimistiche".

Le previsioni sull'andamento dell'inflazione Anche per l'inflazione, si prospetta un sostanziale allineamento rispetto all'Europa: 2,8% nella media del 2001 e 1,8% nel 2002.

Il dato di quest'anno è in gran parte acquisito.

"Per il 2002, l'1,8% è una previsione tendenziale, rispetto alla quale riteniamo sia possibile fare meglio.

Ciò richiede però scelte precise da parte del governo, volte a orientare le aspettative degli operatori e delle parti sociali su un progetto di rapido rientro dall'inflazione.

Lo strumento principale al riguardo è quello dell'inflazione programmata, che verrà definita nel prossimo Dpef.

Nello spirito dell'accordo del luglio 1993, questa dovrebbe essere vista come uno strumento di politica economica, non come un mero dato previsionale".

La questione dei conti pubblici Riguardo invece ai conti pubblici, Confindustria stima nell'1,5% del Pil l'indebitamento netto della PA per il 2001.

Ciò comporterebbe uno scarto di circa 12.000 miliardi rispetto alla previsione della Relazione Trimestrale di Cassa (1%), e di oltre 16.000 miliardi rispetto al ben più rilevante obiettivo di 0,8% concordato con l'Unione europea.

Come ha rilevato la Banca d'Italia, però, i rischi valutati sono ben maggiori.

Occorrerà dunque "una politica molto rigorosa della spesa anche solo per conseguire questo risultato".

Risultati più ambiziosi richiederebbero "una manovra correttiva entro luglio", ma - si precisa nel Rapporto - "sembra improbabile che l'Ecofin possa avanzare questa richiesta".

La questione dei conti pubblici, comunque, è considerata non meramente congiunturale in quanto "condizionerà le prospettive di riduzione della pressione fiscale e di rilancio delle opere pubbliche anche nei prossimi anni".

Gli sgravi di incerta copertura disposti dalla finanziaria dell'anno scorso - si rileva - hanno infatti "carattere permanente e crescono nel corso del tempo, sino a circa 35.000 miliardi nel 2004".

Le riduzioni fiscali del tipo di quelle auspicate dal Governatore della Banca d'Italia (1 punto all'anno) sono forse possibili, ma "richiedono una cesura nettissima rispetto al passato, in termini di crescita economica e di tagli alla spesa corrente".

Richiedono "sicuramente una forte liberalizzazione del mercato del lavoro, un'incisiva riforma del sistema pensionistico, un'azione sul fronte dell'emersione dell'economia sommersa, capace di superare i notevoli ostacoli che vi si frappongono, in termini giuridici (condono e graduale regolarizzazione rispetto alle diverse fattispecie di illeciti fiscali, ambientali e urbanistici), nonché di equità fra categorie di imprese e di lavoratori (emersi, sommersi, parzialmente sommersi)".

Richiedono, infine, "azioni capaci di trasformare effettivamente l'arretratezza relativa del Mezzogiorno nella grande opportunità per l'intero paese".Baldassarri illustra l'opinione del governo Per il governo, è intervenuto al seminario di presentazione del Rapporto, Mario Baldassarri, viceministro dell'Economia e Finanza.

Un intervento, il suo, rivolto a "ripulire" le previsioni di Confindustria, mettendo in luce, per "civiltà" nei confronti dell'opinione pubblica, laddove finisce "l'eredità inerziale tendenziale di chi lascia e dove comincia la responsabilità di chi governa".

"Se nel resto del mondo va tutto bene - ha spiegato il viceministro - l'eredità che abbiamo è che l'Italia riesce a crescere non più del 2,5 %.

Abbiamo perso una grande occasione negli ultimi due-tre anni ed abbiamo un'eredità che ci porta lontani da quei ritmi di espansione che se sostenuti per qualche anno ci riavvicinerebbero agli altri paesi europei".

Naturalmente, ha aggiunto Baldassarri, "se il quadro europeo dovesse mutare, le conseguenze sarebbero dirette e immediate per il tasso di crescita ed il tasso di aumento dei prezzi".

L'economista di An è tornato dunque sulla polemica sulla finanza pubblica, non per "un giochetto di numeri" ma per un "problema di civiltà e democrazia".

Secondo Baldassarri, infatti, il rapporto tra bilancio pubblico e performance dell'economia non è dovuto alla misura di "quanto è alto o di quanto è basso il deficit pubblico".

E' possibile, infatti, "fare un'operazione di politica economica che sostiene la crescita dell'economia in condizioni di equilibrio di bilancio pubblico".

Non sono i saldi finanziari a determinare esclusivamente l'andamento dell'economia ma sono anche "i livelli e le composizioni della spesa pubblica".

Cosa significa questo? L'opinione del viceministro è che "fare un'operazione di riduzione fiscale, compensata da contenimenti di spesa pubblica corrente, crea ex ante lo spazio per la spinta attraverso la modernizzazione e le infrastrutture".

Attraverso questa "spinta parellela di riduzione fiscale e spesa corrente" può dunque essere originato "un flusso di crescita superiore a quello che è l'andamento tendenziale inerziale che emerge anche dal Rapporto, depurato dall'impatto già calcolato dei primi provvedimenti del nuovo governo".

Una manovra economica di "respiro quinquennale" e "guidata di anno in anno", potrebbe tradurre questa analisi in realtà.

Ergo, la questione dei conti pubblici.

"Abbiamo vissuto nell'anno scorso un pericoloso alibi contabile, in gran parte dovuto al momento elettorale" - ha dichiarato Baldassarri.

Quello che non torna, secondo l'economista, è presto spiegato confrontando il Documento di programmazione economica e finanziaria 2001-2004 , presentato il 4 luglio 2000 per "la prima volta nella storia senza l'andamento programmato", "senza il Dpef", e la nota di aggiornamento del Dpef del 3 ottobre successivo, contenente "l'andamento tendenziale previsto".

Il confronto dei dati contenuti nei due documenti manifesta un evidente scostamento.

Cos'è cambiato da luglio ad ottobre in termini andamenti tendenziali? Secondo il viceministro, nella seconda fase, "sulla base di un improvviso incremento tendenziale" è stata impostata dal governo Amato una legge finanziaria che produrrebbe i suoi effetti sino al 2004" e che comporterebbe una "restituzione del di più di imposte".

Il problema è che, secondo Baldassarri, "il di più di entrate non è stato in parte restituito ed è stato usato per coprire un di più di spesa".

Il viceministro ha ribadito che voler determinare se "questo di più scoperto tra luglio e ottobre c'è o non c'è", ovvero se "l'andamento è un po' fragile", servirebbe a determinare l'eredità sino al 2004.

"Non è un tirassegno sui conti 2001, è solo percepire cosa è tramandato dall'operazione autunnale".

Le aspettative di D'Amato E' piaciuto il discorso di Baldassarri al presidente di Confindustria.

Indubbiamente l'eredità lasciata dal Governo Amato rispetto ai conti pubblici, secondo Antonio D'Amato, presenta "uno scenario ben diverso da quello che il precedente governo ampiamente pubblicizzava e che si leggeva sui giornali".

Si tratta di "un quadro peggiore del previsto", che fa temere che l'Italia finisca per dover "rinegoziare" con l'Ue il percorso di rientro dal disavanzo e che richiederà, dunque, "ancora maggior rigore sulla finanza pubblica".

Fare rapidamente "rigorose riforme" è la strada più volte tracciata dal leader degli Industriali.

D'Amato ha confermato il giudizio favorevole sul programma economico del nuovo esecutivo: "Per quanto ci è dato di conoscere, il programma di Berlusconi dimostra piena consapevolezza dell'importanza della sfida che attende il paese sul piano dello sviluppo e della competitività.

Sarà poi necessario che tutti, governo e parti sociali, abbiamo comportamenti coerenti e rigorosi".

Anche a questi ultimi interlocutori, il presidente si è rivolto sottolineando l'assoluta necessità di "maggiore flessibilità sul mercato del lavoro".

"Abbiamo un sistema giuridico vecchio, e le relazioni industriali lo riflettono.

L'Italia ha bisogno di una flessibilità che sia almeno agli standard europei.

Una flessibilità che tuteli i lavoratori, ma garantisca un mercato del lavoro meno arcaico di quello da 'anni 50' con cui siamo costretti a convivere".

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