27 GIU 2001

Conti pubblici: Il giudizio della Corte dei Conti nell'udienza di parificazione del rendiconto generale dello Stato nell'esercizio 2000

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 4 ore 5 min

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Registrazione video di "Conti pubblici: Il giudizio della Corte dei Conti nell'udienza di parificazione del rendiconto generale dello Stato nell'esercizio 2000", registrato mercoledì 27 giugno 2001 alle 00:00.

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  • Relazione di Manin Carabba, presidente di sezione della Corte dei Conti

    <strong>Indice</strong>
    0:00 Durata: 37 min 21 sec
  • Tutta l'udienza

    <strong> I conti del 2000 sono stati tenuti in ordine? Tra "luci ed ombre", la Corte dei Conti nell'udienza per la parificazione del rendiconto generale dello Stato nell'esercizio 2000, fornisce le sue indicazioni.</strong> <p>Roma, 27 giugno 2001, h12:00 - I dati relativi al fabbisogno del settore statale nei primi mesi di quest'anno "possono costituire un indicatore di allarme" pur con tutte le precauzioni del caso, ma comunque la situazione attuale non è tale da riproporre "il pericolo di un ricorso affannoso a manovre correttive delle dimensioni sperimentate negli anni '90". Nella relazione che apre il consueto giudizio d'accertamento sul Rendiconto Generale dello Stato, il presidente di Sezione della Corte dei Conti, <strong> Manin Carabba </strong>, analizza la dinamica della finanza pubblica spiegando che "è alto il rischio di pervenire in corso d'anno a valutazioni - tanto allarmistiche quanto rassicuranti - che non trovino poi conferma nei dati di consuntivo di contabilità nazionali". Il presidente sottolinea infatti che "occorre rimuovere la lentezza con la quale si è finora proceduto nell'attuazione delle nuove norme di contabilità di Stato, in materia di raccordabilità e trasparenza dei conti pubblici". Carabba aggiunge anche che i dati recenti sul fabbisogno possono suonare come un campanello di allarme. Nell'ambito di questa situazione - spiega - gli eventuali rischi si collegano al rallentamento della crescita, all'inflazione, alle pressioni sui tassi di interesse e alla tenuta del controllo di alcune componenti della spesa. Tutti fattori - osserva il magistrato contabile - che in ogni caso non sembrano presupporre il ricorso ad interventi correttivi sul tipo di quelli attuati per garantire il risanamento finanziario.<p> A parlare di "luci ed ombre" è il procuratore generale della Corte dei Conti, Vincenzo Apicella , nella requisitoria orale. "In senso strettamente contabile - dichiara Apicella - la risposta non può essere che affermativa. Semmai, si può astrattamente disquisire sul concetto del tenere in ordine, ove si voglia fare esprimere al termine ordine un valore statico, ovvero dinamico, e al verbo tenere un significato etimologico corrispondente, oppure più flebile, rispetto al più forte verbo mantenere. Forse, in questo senso i conti del 2000 sono stati, di recente, autorevolmente letti come una battuta d’arresto di quel miglioramento che era stato felicemente riscontrato negli anni precedenti".<p> "Nelle settimane scorse - continua il PG - sono state avanzate cifre, più o meno indicative e di varia entità, in ordine ad un peggioramento, verificatosi negli ultimi cinque mesi, di alcuni indici della situazione contabile, in particolare di quello del fabbisogno. Si tratta, per quanto attiene alle dimensioni di tale fenomeno, evidentemente di importi solo stimati e quindi oggi non quantificabili, non fosse altro per il fatto che sono riferiti temporalmente solo ad una parte del presente anno. Molti analisti finanziari, autorità pubbliche, e anche organismi monetari europei, oggi affermano, portando argomenti che sembrano seri, che il fatto in qualche misura esiste. Ma questo fatto, dato l’ambito del presente giudizio, che può riguardare solo la gestione del 2000, non può essere oggetto di pronuncia, in questa sede giudiziale".<p> Circa i provvedimenti di gestione del bilancio, l'attenzione di Apicella si sofferma ancora una volta sul documento di programmazione economico finanziaria (DPEF) del giugno 2000 e, specialmente, sulla successiva nota di aggiornamento del 30 settembre dello stesso anno, con la quale il Governo ha provveduto a correggere il quadro di finanza pubblica per lo stesso 2000 e per il successivo quadriennio. "Quest’ultima nota - ricorda il PG - è stato oggetto di referto al Parlamento, attraverso la c.d. relazione quadrimestrale, redatta dalle Sezioni riunite della Corte e depositata l’8 marzo scorso. Ricorderò qui come, in tale occasione, le Sezioni riunite abbiano avanzato alcuni rilievi, che, a distanza di quattro mesi, meritano di essere ricordati per la loro attualità".<p> "In particolare - prosegue la requisitoria - nella relazione è stato evidenziato come alla copertura del bonus fiscale pari a 13.145 miliardi, concesso con il D.L. 30 settembre 2000, n. 268, e delle erogazioni a favore dei pensionati pari a 634 miliardi, si sia provveduto impegnando le maggiori entrate derivanti, o meglio previste, dalla lotta all’evasione fiscale. Orbene, la procedura per verificare tale copertura non è stata seguita, non essendo stato esercitato dal Governo il relativo potere di delega, sicché la quantificazione delle maggiori entrate, oggetto di previsione, è avvenuta in maniera definita dalle Sezioni riunite del tutto approssimativa". <p>A ciò, secondo Apicella, si sommano "i dubbi sull’effettivo e immediato introito" delle somme evase accertate e sull’incidenza del costo delle operazioni di accertamento. Per quanto riguarda, poi, l’incremento del gettito tributario nel 2000, che pure c’è stato, "sono stati avanzati dubbi sul carattere strutturale dei fattori che hanno determinato i risultati conseguiti". Ciò vale anche per le previsioni per il 2001 relativamente alla entrata riferita ai capital gains, alle c.d. privatizzazioni, ai ricavi della vendita di immobili, alla spesa per il personale, e, in genere, al maggior gettito generale tendenziale, previsto, sempre per il 2001, in oltre 26.000 miliardi. Inoltre, la detta relazione quadrimestrale ha espresso riserve e perplessità anche sulla tenuta dei saldi e per le carenze, la genericità e evidente approssimazione di talune parti della relazione tecnica di accompagno alla nota di aggiornamento del DPEF. <p> La stessa relazione delle sezioni riunite della Corte ha concluso ponendo l’accento sui connessi aspetti negativi, quali tra l’altro l’ulteriore irrigidimento dei futuri bilanci (quello del 2001 e successivi) e sulla minore trasparenza del confronto tra gli obiettivi di finanza pubblica e i concreti risultati raggiunti: "con la conseguenza - sottolinea il PG - del sopravvenire del pericolo di trovarsi davanti un ulteriore ostacolo al conseguimento e alla sostenibilità a medio-lungo termine degli equilibri di bilancio richiesti dal patto di stabilità. Sul punto, dunque, la conclusione dei giudici contabili è netta: "Se l’ipotesi in questi giorni ventilata di uno sforamento dei conti nei primi mesi del 2001 dovesse riscontrarsi esatta, ebbene, si potrebbe dire che tale ipotesi è stata in qualche modo annunciata".<p> Altro capitolo, quello della spesa sanitaria, in continua ascesa (oltre il 6% annuo). Riconoscere, rileva Apicella, le casue di un simile aumento, non basta. "Stato, Regioni, Aziende sanitarie e cittadini devono rendersi conto che la Sanità oggi ha un costo ben maggiore che nel passato e che ciascuno dovrà fare la sua parte per affrontarlo, economizzando i servizi, ma anche assumendo impegni di copertura, accettando limitazioni e sacrifici economici, stabilendo infine i livelli di assistenza. Tanto più che la tendenza inesorabilmente è volta verso un costante aumento dei costi e, quindi, della spesa". <p> Infine, provvedimenti drastici sono consigliati per disattivare anche la mina vagante della spesa previdenziale. "Come per la Sanità, anche per la spesa previdenziale è necessario procedere a scelte politiche anche impopolari, che, pur tenendo conto delle giuste esigenze dei lavoratori, con graduale incisività metta sotto controllo la spesa del settore. Ciò anche tenendo conto dell’attuale mancato decollo della c.d. previdenza complementare, delle remore costituite dall’imponente contenzioso e dei ritardi nell’attuazione del programma di dismissione del patrimonio immobiliare degli enti".<p>Link: Testo della relazione orale nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato - esercizio finanziario 2000 (relatore: Presidente Manin Carabba) <p>Link: Testo della requisitoria orale del Procuratore Generale presso la Corte dei Conti Vincenzo Apicella nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato - esercizio 2000<p><p>
    0:00 Durata: 1 ora 18 min
  • Requisitoria di Vincenzo Apicella, procuratore generale della Corte dei Conti

    0:37 Durata: 36 min 48 sec
  • Francesco Staderini, presidente della Corte dei Conti, legge la sentenza

    1:15 Durata: 3 min 4 sec
  • Francesco Staderini, presidente della Corte dei Conti

    1:18 Durata: 5 min 27 sec
  • Tutta la conferenza stampa

    <br><strong>Conferenza stampa successiva all'udienza</strong>
    1:18 Durata: 44 min 59 sec
  • Vincenzo Apicella, procuratore generale della Corte dei Conti

    1:24 Durata: 9 min 9 sec
  • Manin Carabba, presidente di sezione della Corte dei Conti

    1:33 Durata: 30 min 22 sec