05 LUG 2001

Mannino assolto: Le reazioni del mondo politico

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Registrazione video di "Mannino assolto: Le reazioni del mondo politico", registrato giovedì 5 luglio 2001 alle 00:00.

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Giustizia.

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  • La sentenza

    Non c'è l'assedio dei giornalisti del processo Andreotti ad ascoltare la sentenza di assoluzione di Calogero Mannino. Tuttavia, la sua assoluzione in primo grado "perchè il fatto non sussiste", forse perchè giunge proprio dopo quella del senatore a vita e dell'ex dirigente del Sisde, Bruno Contrada, genera molte polemiche. Reazioni di soddisfazione giungono indistintamente da maggioranza e opposizione. Ma sono i rappresentanti della Cdl a rilevare, a questo punto, la nuova attualità della questione della responsabilità dei giudici.<br> (Anche se gli esponenti del centrodestra dimenticano il boicottaggio, con l'invito all'astensione da parte di Berlusconi e di Forza Italia, dei referendum radicali della primavera 2000, tra i quali figurava il quesito sulla responsabilità civile dei magistrati).<p> Le reazioni di solidarietà <p>L'assoluzione "riempie di gioia", Francesco <strong>D'Onofrio</strong>, capogruppo del CCD-CDU al Senato; conferma la "fiducia nella magistratura" del capogruppo della Margherita alla Camera, Pierluigi <strong>Castagnetti</strong>; comporta le "felicitazioni" del segretario del Cdu, Rocco <strong>Buttiglione</strong>, per la fine del"lungo calvario"; la "felicità" di Marco <strong>Follini</strong>; è 'commentata' con un lungo abbraccio all'imputato assolto, da parte del Presidente della Regione Sicilia, Totò <strong>Cuffaro</strong>. <p> Taormina ripropone la questione della responsabilità dei giudici<p> La prima reazione critica arriva circa un'ora dopo, da parte del sottosegretario alla Giustizia, Carlo <strong>Taormina</strong>. "Sono molto contento - dichiara - oggi è stata scritta una bella pagina dalla magistratura". Secondo l'ex difensore di Mannino, però, tale sentenza "riapre la questione della responsabilità dei giudici". "Non voglio dire altro - aggiunge Taormina - comunque mi chiedo chi pagherà per la galera che ha subito Mannino fino a ridursi un larva umana e per la sua emarginazione dalla vita politica culminata nella impossibilità a candidarlo alle ultime politiche. E' un caso che fa tornare di grande attualità il problema della responsabilità dei giudici, per i quali come avviene per ogni altro cittadino o funzionario pubblico, dovrebbe valere il principio 'chi sbaglia paga'". <p>Il sottosegretario agli Interni precisa di parlare "a titolo personale", le sue dichiarazioni trovano, però, immediatamente un seguito.<br> "Sette anni di processi, due anni e mezzo di galera... si tratta di una vicenda incommentabile, non dico altro...". E' il commento di Cesare <strong>Previti</strong>. E anche più duro è quello di Vittorio <strong>Sgarbi</strong>. "Questi signori - afferma - come Principato e Teresi, che hanno sequestrato in carcere per due anni e mezzo Calogero Mannino e che vanno in giro con scorte talvolta omicide, che travolgono la gente per strada, questi signori dovranno pur pagare". Gaetano <strong>Pecorella</strong>, invece, presidente della Commissione Giustizia della Camera, premette di non conoscere "bene gli atti processuali" del procedimento contro Calogero Mannino, ma osserva che "esiste un grande problema di tutela della rispettabilità delle persone". Pertanto, aggiunge, si dovrebbe pensare "a strumenti di controllo più efficaci per i provvedimenti di custodia cautelare".<p> ... e gli altri problemi della giustizia<p>Per il sottosegretario alla Giustizia, Michele <strong>Vietti</strong>, il caso giudiziario di Mannino "pone come esigenza indilazionabile quella dell'accelerazione dei tempi della giustizia". "Pronunzie che pregiudicano i beni fondamentali per la vita di un uomo, non possono più intervenire dopo sette anni. L'impegno prioritario del governo sul versante dell'efficenza del sistema giudiziario - assicura Vietti - va in questa direzione". Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo <strong>Giovanardi</strong>, aggiunge: "Credo che tutti debbano aprire una riflessione su un meccanismo giudiziario che fa scontare due anni di carcere durissimo ad un uomo accusato di un reato (concorso esterno in associazione mafiosa) che nessun legislatore ha mai pensato di inserire nel codice penale". L'assoluzione di Calogero Mannino, infine, secondo il deputato di An Enzo <strong>Fragalà</strong>, "deve essere considerato come il 'de profundis' per il pentitismo".<p> La replica dei Ds<p> Più tardi, toccherà al responsabile della giustizia dei DS, Francesco <strong>Bonito</strong>, replicare sottolineando che "i DS rispettano tutte le sentenze, sia quelle di condanna, sia di assoluzione, chiunque esse coinvolgano. Se per ogni assoluzione, per di più in primo grado, si dovesse ricercare 'chi ha sbagliato' e fargli pagare presunti danni, si creerebbe il caos. Probabilmente è quello che vuole il sottosegretario all'Interno con autodelega ai processi di criminalità politica, noto ed impenitente 'sfascista' che ha perso l'ennesima occasione per stare zitto".