04 LUG 2001

I Popoli di Seattle: Dibattito di Limes su "Il ruolo della politica nel governo e nella lotta alla globalizzazione"

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 2 ore 12 min

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Genova, 4 luglio 2001, h18:28 - Genova, 4 luglio 2001 - "I popoli di Seattle" è il titolo del volume n.3/2001 della rivista di geopolitica Limes, diretta da Lucio Caracciolo.

La rivista è stata presentata questa sera con un dibattito a cui sono intervenuti, tra gli altri, il sottosegretario per gli Affari Esteri, Alfredo Mantica, il capogruppo dei Ds, Luciano Violante, il presidente dei Giovani Industriali, Edoardo Garrone, l'ex ministro della Giustizia, Piero Fassino, l'ambasciatore Claudio Moreno, il senatore dei Verdi, Francesco Martone, il sindaco di Genova, Giuseppe Pericu.

Al centro del
dibattito il fenomeno dei movimenti anti-globalizzazione in occasione dell'appuntamento del G8 a Genova, ed il ruolo della politica a fronte delle mutazioni economiche e sociali di questi ultimi anni.

Il popolo di Seattle ha il merito di aver fatto modificare l'agenda del G8 che oggi, rispetto a Napoli, include temi come lotta alla povertà e finanziamenti per la distribuzione di medicinali.

Nelle considerazioni del sottosegretario agli Affari Esteri, Alfredo Mantica, tuttavia, il G8 così com'è non serve più.

L'incontro non può continuare ad essere una riunione "da club privato" ma deve diventare un evento a carattere mediatico.

Il sindaco di Genova, Giuseppe Pericu, promette in questo senso "un G8 con poco champagne e molti temi del mondo di oggi" e si dichiara soddisfatto che "finalmente si sia scelta la strada dell'accoglienza".

Di fatto - è Luciano Violante a notarlo - proprio chi è "contro", costringendo a discutere e a riflettere, fa sì che in questo momento si parli di G8 come non mai.

Più che altro, sottolinea il Capogruppo dei Ds, si pone il problema della fragilità della politica nel governo della globalizzazione e dei fenomeni connessi.

"I confini della politica sono dentro i confini degli Stati, mentre l'economia attraversa gli Stati" - dichiara Violante.

"Man mano che rafforzeremo nel senso giusto le organizzazioni internazionali avremo una politica più forte" - dichiara il Capogruppo dei Ds.

Anche Piero Fassino pone il problema di un governo "democratico" della globalizzazione.

Secondo l'ex ministro della Giustizia, una volta ammesso che le organizzazioni internazionali non sono il 'simbolo' della globalizzazione perché questa di fatto esiste, la questione "non è tanto dire sì o no" a questo fenomeno, ma trovare le modalità per governarlo.

Al momento - aggiunge - c'è una contraddizione fra la velocità a cui procede lo sviluppo mondiale e l'abilità delle istituzioni chiamate a governare.

"Le istituzioni sovranazionali e globali - dichiara Fassino - sono troppo deboli per affrontare e gestire problematiche su scala mondiale, un esempio per tutti l'Organizzazione mondiale della Sanità rispetto al problema Aids", ma anche l'Oil, il Wto e, per finire, l'Onu, "tanto mitizzato come sede dei popoli" e che invece non funziona perché fondato sull'assoluta intangibilità delle sovranità nazionali".

Occorre dunque dotare queste organizzazione del potere che non hanno, mediante un incremento di risorse finanziarie, poteri, regole, funzioni, competenze.

"Se vogliamo un governo globale occorre che progressivamente quote di sovranità siano trasferire dagli Stati nazionali ad istituzioni sovranazionali che siano in grado di intervenire nei processi mondiali".

Detto questo, però, Fassino suggerisce un ulteriore passo concreto: "Dare un impulso al G20, un'istituzione allargata a Paesi in via di sviluppo istituita 3 anni fa ma che funziona per ora molto meno del G8". .

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