19 LUG 2001

Devolution: Bossi illustra il proprio progetto in un confronto-scontro con Storace e Lorenzetti alla Festa del Secolo

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Rieti, 19 luglio 2001 - In occasione della Festa de Il Secolo d'Italia, il Ministro per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione, Umberto Bossi spiega il suo progetto di riforma, dall'insindacabilità parlamentare, al potere delle Regioni di eleggere cinque membri della Corte Costituzionale.

In un vivace dibattito, notevoli sono i punti di dissenso espressi dai due presidenti di Regione intervenuti: la Presidente dell'Umbria, Maria Rita Lorenzetti, ma anche il Presidente del Lazio, Francesco Storace.La riforma di BossiCon il testo a fronte della riforma proposta dal Centrosinistra, Umberto
Bossi tiene la sua lezione di federalismo nella sede dell'ex zuccherificio di Rieti.

«Questa roba» - vale a dire, nelle parole del ministro, la proposta presentata nella scorsa legislatura dalla maggioranza di Centrosinistra - «non contiene niente», eppure, a causa del referendum confermativo su di essa pendente, interdisce - come sottolineato dal Presidente della Repubblica - l'iter parlamentare del testo sulla devolution della Cdl.

Bossi ribadisce il rispetto da parte sua della volontà di Ciampi - ma aggiunge anche di non essere a conoscenza di alcuna norma che formalmente ponga l'impedimento.

Nel merito, la riforma illustrata da Bossi, prevede sostanzialmente tre interventi.

Il primo è il così detto 'pacchetto libertà'.

«La nostra devoluzione - chiarisce il ministro per la Devolution - riguarda un pacchetto libertà, diciamo così.

All'inizio c'è il problema dell'insindacabilità e il problema dell'immunità.

Sapete bene che la relativa disciplina è stata modificata una decina di anni fa, nel '93, mi sembra.

Però è rimasta l'insindacabilità e l'inviolabilità.

Vuol dire che se devi arrestare un parlamentare devi passare prima dal Parlamento.

L'insindacabilità vuol dire che è il Parlamento che decide se può essere processato un parlamentare nei vari campi».

Questa normativa Bossi dichiara di conoscerla bene essendo egli stesso, «l'uomo più processato nell'Occidente per motivi di libertà».

«L'ho provato sulla mia pelle, i governi di sinistra, che è poi una cosa politica, mi fecero processare centinaia e centinaia di volte per reati di opinione» - afferma il leader della LNP.

Il problema naturalmente non è solo personale, se Bossi aggiunge che sono «centinaia e centinaia» i cittadini processati per reati di opinione.

«La qual cosa - osserva il ministro - non garantisce che il Paese sia poi così democratico come si dice».

Tuttavia, l'insindacabilità per reati di opinione, nella proposta del ministro per la devolution, riguarda solo parlamentari e membri dei consigli regionali.

Per questi cittadini, nell'idea di Bossi, dovrà decidere soltanto il Parlamento; si escluderebbe dunque ogni appellabilità ed in particolare la possibilità - oggi prevista - che i magistrati contro le decisioni ricorrano alla Corte Costituzionale.

Il secondo punto toccato dalla riforma è l'art.117 della Costituzione.

Nel nuovo testo accanto alle competenze concorrenti di Stato e Regioni, saranno previste competenze esclusive delle Regioni.

Il che significa - spiega il ministro della Cdl - che «lo Stato non potrà fare più leggi in quei campi».

Il terzo intervento colpirà invece la Corte Costituzionale.

«Se è vero che vogliono il federalismo, anche le Regioni dovranno contribuire alla scelta dei membri» - dichiara Bossi - specificando poi che sarà attribuito agli enti regionali il potere di nominare cinque membri.

La difesa di Lorenzetti In difesa della riforma presentata dal Centrosinistra, interviene, Maria Rita Lorenzetti, presidente della Regione Umbria.

«Non è vero che, come dice Bossi, il nostro è un falso federalismo» - afferma l'esponente dei Ds.

«In realtà - aggiunge Lorenzetti - abbiamo ribaltato l'ordine partendo dai talenti regionali e mettendo in ultimo lo Stato».

In particolare, la presidente dell'Umbria, contesta l'accusa d'«irrigidimento centralistico» formulata da Bossi.

«L'irrigidimento di cui voi parlate - rileva - non l'abbiamo fatto noi ma verrebbe sancito dalla vostra divaricazione tra regioni ricche e quelle povere».

Il dissenso di Storace«Voi mi chiedete di imprimere di illuminismo il mio governo, ma voi scrivete sulla carta mentre noi sulla pelle dei sudditi».

Caterina di Russia rispondeva così a Voltaire che la sollecitava alle riforme.

Francesco Storace cita le sue parole per rammentare al ministro per le Riforme Istituzionali, che se è vero che la devolution è un obiettivo per tutti gli alleati della Cdl, è altrettanto vero che bisogna ancora mettersi d'accordo sui tempi di realizzazione della stessa.

Per il Presidente della Regione Lazio, è infatti, la «fretta», il nemico della riforma.

«Il problema per noi è sforzarci di tradurre in diritti dei cittadini ciò che vogliamo sul piano istituzionale» - dichiara Storace, insistendo perchè sul punto il Governo eviti ogni errore e ogni fraintendimento.

Oggetto di dissenso in particolare è la questione del così detto «federalismo fiscale».

La riforma illustrata da Bossi - per evitare «litigi» - non tocca l'art.119 della Costituzione.

E' invece essenziale, secondo Storace, affrontare il discorso delle risorse.

«La discussione sul nuovo articolo 119 non può essere derubricata, mi aspetto dal Governo un gesto coraggioso perchè si tratta di un passaggio essenziale per la devoluzione».

Altro punto su cui Storace e Bossi esprimono visioni diverse concerne la così detta «devolution a due velocità».

«Io sono d'accordo - afferma l'esponente di An - purchè le Regioni gestiscano Sanità, Scuola e Sicurezza.

Ma non c'è scritto da nessuna parte che si possono fare questi passaggi a rate, da Regione a Regione.

Io la devolution a due velocità l'ho già vista: è stata quella dell'Ulivo che, quando ero la seconda Regione a dare finivo per essere l'ultima a ricevere.

Guai a lasciare qualcuno per strada».La replica di BossiLa replica di Bossi non si fa attendere.

Il ministro si appella al programma della Cdl e al rispetto degli accordi.

«Tu, Francesco - afferma - mi dici che il nemico è la fretta.

La verità è che, guardando le cose politiche italiane, dovremmo dire che ci vorrebbe un po' di fretta.

Se uno aspetta finisce per stancarsi e per perdere vigore.

La verità è che bisogna correre e vorrei ricordare a tutti che nell'accordo sul programma di governo c'è scritto chiaro e tondo che la devolution va fatta subito nei primi 100 giorni».

In questo senso, secondo Bossi , ampliare la discussione anche al federalismo fiscale, allungherebbe inevitabilmente i tempi.

«Se coinvolgiamo l'articolo 119 della Costituzione non ne usciamo più e finiamo che non facciamo nessuna riforma».Circa il federalismo a due velocità, Bossi ribadisce il suo pensiero.

«Chi è in grado di partire parta e chi non riesce a farlo deve comunque essere aiutato».

I deboli vanno aiutati - conclude - ma «guai a scambiare solidarismo con assistenzialismo». .

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