10 OTT 2001

Terrorismo islamico: Conferenza stampa degli inquirenti sui tre arresti a Milano

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 30 min 2 sec

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Tre persone di religione islamica sospettate di far parte di un'associazione a delinquere sono state arrestate oggi a Milano per ordine del Gip milanese Luca Pistorelli e su richiesta del Pm Stefano Dambruoso.

Il ministro dell'Interno Claudio Scajola ha definito gli arresti di oggi "significativi"; poi ha aggiunto: "E' una cellula con il compito di fungere da base logistica e di reclutamento".Milano, 10 ottobre 2001 - Associazione a delinquere finalizzata al traffico di armi, di esplosivi e di aggressivi chimici.

Associazione a delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina e ricettazione
di documenti falsi.

Queste le accuse per cinque magrebini, tre di nazionalità tunisina, un libico ed un egiziano.

Tre degli indagati sono stati arrestati nell'operazione di quest'oggi.

Tra questi Lased Benem, libico, del '69, residente a Monaco di Baviera.

E' ritenuto l'uomo di collegamento tra la cellula lombarda guidata da Ben Kemeis e quella di Francoforte smantellata a dicembre del 2000, prima che potesse mettere a segno un attentato a Strasburgo.

E' stato arrestato in Viale Jenner il cittadino tunisino Mohamed Ben Belgcem Aouadi, del '74, conosciuto anche come "Mohammed lo spagnolo", che si occupava di reperire falsi documenti di identità e di tenere, appunto, i contatti con la Spagna.

Altra persona oggetto di un provvedimento di custodia cautelare, notificato stavolta in carcere, è il cittadino tunisino Riad Jelassi , del '70, noto come militante del gruppo salafita per la predicazione e il combattimento, fungeva, secondo le accuse, da contatto con il gruppo algerino-spagnolo.

Non sono stati rivelati i nomi dei due latitanti.

Tutte le inchieste si basano su intercettazioni ambientali e telefoniche che svelano la presenza a Milano di una cellula terroristica che operava tra Gallarate e Milano probabilmente in contatto anche con la rete di Usama Bin Laden.

Stretto anche il contatto con analoghe cellule in Germania.

Dalle conversazioni non emergono comunque progetti di attentati in Italia mentre si parla diffusamente di armi e di modalità per la costruzione di esplosivi e delle diverse possibilità di eludere i controlli di Pubblica Sicurezza.

Nelle intercettazioni si parla anche dell'Afghanistan e il cittadino libico afferma di esserci stato e di essere stato addestrato in un campo di bin Laden.

Gli investigatori hanno trovato riferimenti a 50 milioni di dollari che sarebbero stati dati da Usama bin Laden ai guerriglieri ceceni che combattono contro i russi.La cellula di Essid Sami Ben KhemaisGli arresti sono stati compiuti nell'ambito dell'inchiesta della procura milanese che in aprile portò in carcere cinque cittadini tunisini.

Gli inquirenti ritengono che si tratti di persone legate al miliardario saudita Usama Bin Laden.

Una cellula questa che, secondo l'accusa, aveva compiti logistici in diretto collegamento operativo con analoghi gruppi attivi in Germania, Inghilterra e Algeria.

Ad aprile, tra le persone arrestate c'era il tunisino Essid Sami Ben Khemais, sul quale indaga la polizia spagnola per verificare se si sia incontrato, in Spagna, con Mohamed Atta, capo del commando che dirottò uno dei due aerei finiti contro le torri gemelle di New York.Nei colloqui, il nome in codice di Usama Bin Laden, Ali' Abdullah, sarebbe ritornato più volte e, inoltre, ci sarebbero brani nei quali gli indagati, ancor prima degli attentati dell'11 settembre, avrebbero discusso della situazione internazionale sapendo, genericamente, che qualcosa di molto grosso sarebbe dovuto accadere.

La struttura scoperta in Italia era in collegamento con il Gruppo combattente tunisino (Gct), costituito in Gran Bretagna dai tunisini Seifallah Ben Hassine e Tarek Maaroufi, arrestato poi in Spagna, ma ricercato anche dalla Digos di Milano.

Un progetto "caldeggiato - spiegano gli investigatori italiani - dall'egiziano Mustapha Kamel e dal palestinese Othman Omar Mahmoud, noti ideologi del radicalismo islamico da tempo riparati in Inghilterra".Il Gct ha come "compito precipuo il reimpiego di vecchi militanti islamici nonché il reclutamento di nuovi adepti disposti ad intraprendere la via della Jihad in campi di addestramento afgani, controllati da Usama Bin Laden, al fine di consentire loro di acquisire una specifica esperienza militare".

Il Gct sarebbe la frangia europea del Gruppo salafita della predicazione combattente, lo stesso che fa parte della lista nera delle 27 organizzazioni che gli Usa ritengono responsabili o corresponsabili degli attentati suicidi di New York e Washington.

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