14 NOV 2001

Laos: Vox Populi, «Incontri-scontri» (con Capezzone e Boniver)

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 1 ora 19 min

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In una serata al Teatro Flaiano con Arturo Diaconale, Daniele Capezzone propone di usare l'arma del «ricatto democratico» contro regimi come il Laos.

La risposta di Margherita Boniver è disarmante: quell'arma, la usiamo giàRoma, 14 novembre 2001 - «Se dovessimo cancellare dalla mappa contemporanea i paesi che violano i diritti umani in modo più o meno spaventoso, taglieremmo il 40-50% delle relazioni commerciali con il resto del mondo».

Niente di nuovo se a pronunciare questa frase fosse stato un radicale.

I radicali lo fanno da anni, e la notizia se tutto va bene guadaglia un trafiletto
nelle ultime pagine dei quotidiani.

A parlare, stavolta, è invece un esponente del Governo italiano, il sottosegretario agli Esteri, Margherita Boniver, ospite stasera di uno degli «incontri-scontri» organizzati al Teatro Flaiano da Arturo Diaconale, e protagonista con Olivier Dupuis, Massimo Lensi, Silvja Manzi, Bruno Mellano e Nicolaj Khramov, di una (dis)avventura in Laos, «un paese - come spiega lo stesso sottosegretario - di cui si può dire tutto tranne che sia il giardino di casa»Nonostante la presenza del «mitico» - sempre parole di Boniver - Riccardo Manara, il Governo italiano era piuttosto pessimista sulla sorte dei cinque militanti radicali.

Sono giorni di festa nazionale, la Festa delle barche, in Laos, e le massime autorità sono all'estero, per una lunga vacanza.

La burocrazia ed il sistema a partito unico del posto, fanno sì che per qualsiasi cosa bisogna rivolgersi al presidente della Repubblica o al premier.

Nemmeno il caso, dunque, tiene in gran conto i radicali, e se l'Italia non ha un consolato sul posto, succede che anche l'ambasciatore italiano a Bangkok sia in ferie e bisogna attendere anche il suo ritorno.

Solo a questo punto cominciano le riunioni nell'ambasciata francese a Vientiane e finalmente, venerdì 2 novembre, ben 7 giorni dopo l'arresto, Starace Janfolla riesce a vedere gli amici radicali in prigione.

Le prime richieste sono acqua, farmaci, coperte.

Il ché dice abbastanza sulle condizioni in cui sono stati tenuti fino ad allora.Ma è già tanto.

Perchè che un proprio connazionale bevesse acqua del Mekong, «frega» assai poco - come testimonia Margherita Boniver - al console russo, che della cella del radicale Nicolaj Khramov avrebbe volentieri buttato via la chiave.

Da anni la Russia cerca di far espellere i radicali dall'Onu per varie infamanti ragioni, Khramov lo conoscono bene.A questo punto s'inserisce la formale protesta del governo italiano e la richiesta di immediato rilascio.

In Italia si estende il satyagraha e in Piemonte c'è molta gente che fa «un po' di rumore», «dico un po' - precisa il sottosegretario - perchè per come la cosa è stata trattata alla stampa italiana, un po' come al console russo, non gliene poteva fregà di meno, perchè erano dei radicali».

Certo - continua Boniver - «se avessimo avuto un esponente dell'Ulivo o della Margherita...

sarebbe stato diverso».

E non c'è nulla da aggiungere.Il discorso del sottosegretario fila perfettamente, se non fosse per il non trascurabile particolare che con paesi antidemocratici come quello appena descritto, l'Europa allaccia normali rapporti commerciali.

I radicali - come spiega il segretario di Radicali Italiani Daniele Capezzone - propongono invece l'arma del «ricatto democratico» e, dunque, chiedono di non firmare prima di aver ottenuto il sostanziale rispetto dell'articolo 1 di qualsiasi accordo commerciale, la clausola sui diritti umani e democratici.L'intoppo è qui.

Perchè secondo Margherita Boniver questo è già il modo - sebbene «cinico» - in cui sono usati gli accordi commerciali.

«Non ci sono grandissimi accordi - afferma il sottosegretario - dico una cosa controcorrente: per fortuna che l'Ue ha rapporti commerciali con il Laos se no i nostri cinque amici stavano in galera per anni.

Non ci sarebbero state proteste, digiuni che potevano tenere.

Noi europei anche con le peggiori dittature abbiamo da tempo instaurato dei canali che molte volte sono nell'interesse prioritario degli europei».

Ed anche su questo, purtroppo, non c'è nulla da aggiungere.

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