02 DIC 2001

Bonn: Antiche divisioni rallentano le trattative

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I colloqui fra le diverse delegazioni afghane sul futuro dell'Afghanistan sono arrivati ad una fase crucialeBonn, 2 dicembre 2001 (dal nostro inviato David Carretta) - Le delegazioni presenti a Bonn si sono riunite tutta la notte per cercare di trovare un accordo su un esecutivo provvisorio, il cui compito è di governare il paese fino alla convocazione di una Loya Jirga di urgenza che dovrebbe successivamente nominare un governo che avrebbe una durata di 2 anni.

Compito della Loya Jirga sarebbe quello di redigere la costituzione dell'Afghanistan.La proposta di un esecutivo ristretto
provvisorio era arrivata nella giornata di ieri dalla delegazione dell'Alleanza del Nord.

L'organismo dovrebbe essere formato da 15 fino a 25 persone che saranno nominate qui a Bonn.

E' saltato invece il Consiglio Supremo provvisorio, istituzione proposta dalle Nazioni Unite, che doveva essere una sorta di parlamento afghano e sul quale fino a ieri pomeriggio vi era un accordo di principio.Non sappiamo ancora se sia stato raggiunto un compromesso su quali saranno i membri dell'esecutivo ristretto e chi lo presiederà.

Durante tutta la notta le 4 delegazioni hanno lavorato sulle liste dei membri.

Secondo diverse fonti l'attuale presidente riconosciuto dall'ONU, Brhanuddin Rabbani non ricoprirà più la posizione attuale e probabilmente non farà nemmeno parte dell'esecutivo ristretto.Non è ancora definitivo il ruolo che ricoprirà l'ex re Zahir Shah, ruolo a cui la delegazione del gruppo di Roma non vuole assolutamente rinunciare, anche a costo di lasciare la conferenza.

Secondo un consigliere di questa delegazione le Nazioni Unite avrebbero proposto alla conferenza, che avrebbe accettato, che il re sia il convocatore della Loya Jirga di emergenza.

Il gruppo di Roma spera che la popolarità del re, gli consenta di essere confermato una volta che la tradizionale assemblea dei capi tribali e degli anziani si sarà riunita.Vi è tuttavia un problema al rientro del re in Afghanistan.

Il gruppo di Roma ha dichiarato che il re non rientrerà fino a quando non verrà garantita la sicurezza nel territorio.

In altre parole fino a quando non ci sarà una forza internazionale di manteniimento della pace.

Questo soggetto, accantonato nei giorni scorsi per l'opposizione dell'Alleanza del Nord, è di nuovo sul tavolo delle trattative.

Come abbiamo più volte detto probabilemnte toccherà all'esecutivo in carica nei prossimi 4 mesi chiedere l'invio di una forza sotto l'egida delle Nazioni Unite.Le antiche divisioni nell'Alleanza del NordLo scenario della conferenza di Bonn è radicalmente cambiato nelle ultime 48 ore, in cui è emerso il vero problema che caratterizza la situaziona afghana oggi, ma anche in passato: le divisioni all'interno dell'Alleanza del Nord, forza che ha il controllo della maggior parte del territorio afghano.Il gruppo di Roma, che fa riferimento all'ex re Zahir Shah, il gruppo di Peshawar, sostenuto dal Pakistan, e quello di Cipro, sponsorizzato dall'Iran, pur essendo privi di un consistente peso militare, sono arrivati a Bonn con una posizione molto definita e con i candidati al governo provvisorio dell'Afghanistan.

Il Fronte Unito-Alleanza del Nord è giunto qui forte dei successi miliatari, ma sostanzialmente diviso al sui interno.Vi abbiamo dato conto delle proteste per la sottorappresentazione di alcune etnie, in particolare degli Hazara, degli Uzbeki e dei Pashtun.

Negli ultimi giorni, invece, ha fatto sentire tutto il suo peso l'attuale presidente riconosciuto dall'ONU.Rabbani non rinuncia a giocare le sue carte Lontano da Bonn, Burhanuddin Rabbani è diventato il vero protagonista di questa conferenza.

Ha respinto la lista di nomi per il governo presentata da Yunus Qanooni, il capodelegazione dell'Alleanza del Nord, ed ha rifiutato il meccanismo di nomina dell'amministrazione provvisoria che era stato concordato a Bonn.Rabbani si era opposto anche al ritorno dell'ex re Zahir Shah con un ruolo politico e alla presenza di una forza multinazionale di mantenimento della pace.

La notte scorsa sono iniziate le pressioni nei suoi confronti: Lakhdar Brahimi, rappresentante speciale delle Nazioni Unite per l'Afghanistan, ha chiamato direttamente Rabbani, dal quale, prima dell'avvio della conferenza, aveva ricevuto la garanzia che ne avrebbe accettato qualsiasi risultato.

Rabbani gli avrebbe risposto di nuovo che avrebbe accettato le conclusioni di Bonn.

Ma Rabbani non vuole rinunciare a giocare le sue carte, e soprattutto non vuole rinunciare al suo potere.

Forse per questo la delegazione dell'Alleanza del Nord a Bonn ha rilanciato con la nuova proposta di un esecutivo ristretto, che governi fino alla nomina di un governo da parte della Loya Jirga straordinaria.

E sicuramente le continue incursioni di Rabbani, che dall'Afghanistan contraddiceva i passi avanti di Qanooni a Bonn, avevano quale scopo il sabotaggio di questa conferenza.Già nel 1992-93 Rabbani aveva rifiutato di rendere il potere, che avrebbe dovuto detenere per un anno a rotazione con gli altri leader mujahideen.

Allora la conseguenza furono almeno 25mila morti sotto le bombe del leader pasthun Gulbuddin Hekmatyar, a capo del secondo partito del paese Hezb-e-Islami.

Hekmatyar era alleato anche del generale uzbeko Rashid Dostom.Ora Rabbani, leader del primo partito del paese, Jamiat-e-Islami, avrebbe voluto assicurarsi una lunga presidenza ad interim, senza che le Nazioni Unite, con la presenza di una forza internazionale, si potessero fare garanti di un accordo fra le parti.Gli Stati Uniti premono per un accordo definitivo Secondo diverse indiscrezioni gli Stati Uniti stanno facendo forti pressioni nei confronti della delegazione dell'Alleanza del Nord perchè si arrivi a un accordo definitivo sull'esecutivo provvisorio.

Yunus Qanooni avrebbe anche minacciato di rompere con Rabbani.

Il fatto che la questione della presenza di una forza internazionale, alla quale l'Alleanza si è più volte opposta, sia tornata sul tavolo delle trattative, potrebbe essere un ulteriore segnale delle diverse pressioni.Le Nazioni Unite stanno invece cercando di rafforzare la posizione della delegazione del gruppo di Roma, che, come abbiamo più volte detto, ha perso peso politico con la presa di Kabul.

In questo senso va letta la proposta di affidare all'ex re Zahir Shah la convocazione della Loya Jirga.

Un altro segnale è il tentativo di legittimare, con diversi interventi telefonici dall'Afghanistan, Sayed Hamid Karzai, uno dei pochi Pasthun che si è opposto ai Talebani, emissario del re in Afganistan, e che sta cercando dal mese di ottobre di dare un peso militare dentro l'Afganistan al gruppo di Roma, organizzando una resistenza Pasthun ai talebani.Un compromesso minimo rispetto alle aspettative internazionaliQuesto il quadro della situazione.

Tutti attendono evidentemente un accordo fra le 4 delegazioni.

Nessuno tuttavia è davvero in grado di dire quando un compormesso sarà raggiunto.

La mezzanotte di ieri sera, era la scadenza annunciata dalle Nazioni Unite , che tuttavia tengono troppo a una conclusione positiva della conferenza di Bonn per interrompere i lavori.

Ora si parla di un accordo per questo pomeriggio o per domani.

Alcune indiscrezioni tedesche lo fanno slittare a martedì, quando dovrebbe arrivare il cancelliere Schroeder.Ma che si arrivi o meno a un consensus sull'istituzione di un esecutivo provvisorio e sulla sua composizione, l'impressione è che si tratti di un compromesso davvero minimo, soprattutto rispetto alle aspettative delle Nazioni Unite e della comunità internazionale.

E, cosa più grave, la cui implementazione e il cui rispetto non sono per nulla scontati.

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