01 DIC 2001

Verdi: Assembela nazionale - Intervento di Daniele Capezzone

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 16 min 18 sec
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Il segretario di Radicali Italiani onora l'invito all'Assemblea dei Verdi «senza celare le profonde differenze».

Il risultato è un discorso di sedici minuti, interrotto ben sette volteRoma, 1 dicembre 2001 - Daniele Capezzone interviene all'Assemblea dei Verdi.

Lo fa in una giornata particolare, quella in cui Emma Bonino e Marco Pannella hanno raccolto 5.100 persone di tutto il mondo, e tra queste 400 parlamentari di ogni schieramento politico, in un digiuno, un satyagraha mondiale.

Lo fa, soprattutto, con una premessa.

«Dinanzi al vostro invito e alla vostra attenzione credo di dover
corrispondere onorando l'attenzione e l'invito con le parole della sincerità e della nostra verità, senza celare le profonde differenze che ci sono oggi tra noi, alcune, temo, difficilmente colmabili».E' un intervento politico quello del segretario di Radicali Italiani, privo di convenevoli, ma intento a sottolineare le differenze e ad individuare «tratti, percorsi comuni che possono essere compiuti».

Forse per questo viene fischiato ed interrotto ben sette volte.

Fino a costringere l'oratore a lasciare il palco, nonostante i ripetuti interventi del presidente dell'Assemblea Marco Boato.

Dopo Capezzone, sarà il turno di Francesco Rutelli, ex verde ed ex radicale, ed i fischi e gli schiamazzi finiranno direttamente sui giornali.Fischer e Blair vs.

Agnoletto e Casarini«Molto, molto, molto ci divide sul fronte delle grandi scelte di politica internazionale.

Voglio essere chiaro: non credo che il nuovo inizio di cui il mondo passi da Vittorio Agnoletto, da Luca Casarini, da Antonio Di Pietro, da Fausto Bertinotti, meno che mai insieme, credo che un nuovo inizio passi, per esempio, da Yoschka Fischer e da Tony Blair».

In un discorso a singhiozzo, il leader radicale fa appena in tempo a sottolineare la distanza tra i verdi italiani ed i loro colleghi europei.

Il verde tedesco Fischer oggi fa il ministro degli Esteri, ha combattuto il pacifismo intestino e tiene la Germania ancorata all’America.

I Verdi italiani, salvo frange minoritarie, gli preferiscono Agnoletto e Casarini, Di Pietro e Bertinotti.I radicali accusano l'Occidente, non di avere liberalizzato e globalizzato, ma di averlo fatto troppo poco.

Capezzone spiega che la crescita ecconomica con la globalizzazione è stata superiore a qualsiasi epoca della storia.

Se c'è una battaglia da fare per i deboli e per gli oppressi è abbattere il sistema dei sussidi italiani ed europei su agricoltura ed artigianato.

«I paesi poveri messi insieme crescono più dei ricchi».

Ed ancora: «Le economie più aperte riducono la povertà».

«José Bové e troppi altri sono difensori accaniti dei privilegi di cui godono alle spalle dei paesi poveri».

Prevedibili, a questo punto, i fischi sulle considerazioni di politica interna.

I radicali propongono «per la biodegradabilità della politica» il passaggio al sistema americano - «due partiti, invece di quarantaquattro», dice Capezzone -, l'abolizione del sistema dei finanziamenti pubblici, l'abolizione dell'art.18 dello Statuto dei Lavoratori.

La reazione è la stessa.

Soliti fischi e schiamazzi, come testimonia il documento audiovideo.Fin qui il resoconto dei sedici minuti in cui il segretario di Radicali Italiani è stato sul palco.

Sedici minuti divisi con Marco Boato, costretto a moderare una sorta di assemblea studentesca.

Capezzone inizia le conclusioni ricordando le parole di Stefano Draghi, che segnalava il pericolo di perdere per strada quel corpo sociale che è il Terzo Stato, ma il ragionamento si interrompe a metà.

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  • L'intervento del Segretario di Radicali Italiani, Daniele Capezzone

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