10 GEN 2002

Processo Sme: Brambilla torna in aula

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Un decreto del Presidente della Corte d'Appello rimette Brambilla nel collegio giudicante del Processo Sme.

Per i difensori di Berlusconi, si tratta di una decisione illegittima, inutile, ma non sorprendente.Il provvedimento è invece «legittimo» e «necessario» per Finocchiaro.

Ma Gennaro precisa: anche se la difesa proponesse ricorso e questo fosse accolto, «non ci sarebbe alcuna conseguenza sulla validità degli atti del processo»Roma, 10 gennaio 2002 - Il presidente della Corte d'Appello Giuseppe Grechi, ha deciso l'applicazione a tempo pieno del giudice Guido Brambilla al Collegio
giudicante della Prima sezione penale per il processo Sme-Ariosto.Secondo quanto si legge nel decreto del presidente della Corte d'Appello, depositato questo pomeriggio, è disposta «l'applicazione a tempo pieno del dottor Guido Brambilla, giudice di sorveglianza di Milano, al tribunale ordinario di Milano da oggi al 31 ottobre 2002, al fine di continuare a far parte del Collegio che tratta il procedimento numero 879/00, salvo il rinnovo dell'applicazione se necessario, e salva la sua cessazione al momento della definizione del procedimento stesso».«L'applicazione è giuridicamente impossibile, ma siamo a Milano»In mattinata l'applicazione era stata data per scontata dallo stesso difensore di Berlusconi, l'avvocato e deputato di Forza Italia Niccolò Ghedini.

«Se applicano l'art.68 e soprattutto l'art.110 ultimo comma dell'Ordinamento Giudiziario (l.110 del 1941) - aveva spiegato ai microfoni di Radio Radicale -, l'applicazione del giudice Brambilla è giuridicamente impossibile.

Però, siccome siamo a Milano, io mi aspetto l'applicazione».Un mese fa una risoluzione del Csm ha aperto la strada al provvedimento di oggiAlle 17, 28, puntualmente le agenzie hanno battutto la notizia.

Immediata la reazione dell'ex sottosegretario Carlo Taormina.

«Da parte dei magistrati milanesi è stata data oggi una risposta brutta, ma soprattutto illegittima.

Brutta perché formalmente dei magistrati hanno deciso di non tenere in alcun conto la decisione del ministro di Grazia e Giustizia e le sue osservazioni sulla vicenda.

Illegittima perché è contro la legge.

Così come contro la legge era stata la risoluzione del Csm che rendeva possibile l'applicazione di un giudice già trasferito al Tribunale di sorveglianza».

E in effetti fino ad un mese fa il provvedimento firmato da Grechi questo pomeriggio, sarebbe stato tecnicamente impossibile.

Un divieto generale impediva infatti per i magistrati destinati al Tribunale di Sorveglianza l'inserimento in altri uffici.

Una circolare del Csm il 12 dicembre scorso ha di fatto previsto una deroga alla norma qualora l'applicazione sia «determinata dall'esigenza di portare a compimento procedimenti in corso».

Anche senza Brambilla, il processo non sarebbe stato vanificatoIl decreto per Taormina è particolarmente grave, perché, nel caso in cui Brambilla se ne fosse andato, «gli avvocati difensori avevano fatto un gesto di buona volontà dichiarando di essere disposti a mantenere in piedi tutti gli atti del processo senza vanificare così l'intero procedimento».

Questo significherebbe che la presenza del giudice nel collegio del processo Sme è stata considerata essenziale.

«Alla luce di quanto è stato fatto da questi magistrati, che hanno disatteso la pronuncia della Corte Costituzionale e le sentenze della Cassazione e hanno vanificato la legge sulle rogatorie, - conclude il deputato di Forza Italia - non può che voler dire una sola cosa e cioè che la sua presenza era importante ai fini della decisione da prendere».

La circostanza è confermata da Niccolò Ghedini.

Il difensore del premier tiene anche a sottolineare come non ci sia da parte della difesa degli imputati alcuna intenzione di allungare i tempi del processo.Non è interesse della difesa tenere Berlusconi a lungo sotto processo«Se la legge fosse rispettata e quindi fosse rispettata la sentenza della Corte di Cassazione - spiega Ghedini a proposito dei tempi di prescrizione per Silvio Berlusconi - , con le generiche il reato è prescritto a far data da metà 1998.

Se invece si tenesse ferma la contestazione della Procura della Repubblica, quella cioè ritenuta illegittima dalla Corte di Cassazione che così ha statuito per il 'Lodo Mondadori', la prescrizione è a marzo 2006.

Quindi molto, molto lontana, e certamente non c'è né un nostro interesse, né una nostra volontà di tirare per le lunghe il processo fino a quella data».

«Far rimanere il Presidente del Consiglio sotto processo per quattro anni - conclude l'avvocato - non sarebbe certamente una scelta politicamente intelligente».

Il «doppio incarico» resta «assolutamente vietato»Parole dure anche da Gaetano Pecorella, presidente della Commissione Giustizia della Camera e difensore di Silvio Berlusconi.

Per Pecorella il «vizio fondamentale» deve farsi risalire al Csm «che sempre di più dimostra di essere un organo politico anziché di garanzia per l'indipendenza dei magistrati e per i diritti dei cittadini».

L'organo di autogoverno della magistratura - prosegue l'onorevole Pecorella - «sa bene che c'è in proposito una norma molto chiara che non prevede eccezioni secondo la quale il doppio incarico è assolutamente vietato, tanto è vero che in passato aveva emanato una circolare in questa senso che invece ha mutato di recente proprio in vista del caso Brambilla».Male ha fatto, dunque, il presidente della Corte d'Appello a seguire il Csm piuttosto che la legge.

Nemmeno l'accoglimento di un ricorso avrebbe alcuna conseguenzaDi segno opposto, naturalmente, la valutazione di Giuseppe Gennaro, presidente dell'Associazione nazionale magistrati.

Su un punto, tuttavia, le considerazioni di Gennaro non divergono troppo da quelle di Ghedini.

Il magistrato precisa sin d'ora che, se anche la difesa proponesse ricorso contro il provvedimento di applicazione del giudice Brambilla e questo fosse accolto, «non ci sarebbe alcuna conseguenza sulla validità degli atti del processo».Piuttosto, il presidente dell'Anm sottolinea di essere certo che Pecorella, «abbia commentato la decisione nella veste di difensore di Berlusconi, non certamente come presidente della Commissione Giustizia della Camera».L'applicazione serve a garantire la ragionevole durata del processoContrariamente a quanto affermato da Gennaro, per Anna Finocchiaro, responsabile Giustizia dei Ds, la decisione di Grechi è «legittima» e «necessaria».

«Il provvedimento di applicazione di Brambilla - dichiara la parlamentare - è, oltre che assolutamente legittimo in base alle disposizioni vigenti, anche la soluzione necessaria per consentire in questo, come in tutti gli altri casi, il regolare svolgimento e la regolare conclusione del procedimento in ossequio al principio costituzionale della ragionevole durata del processo».

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