15 GEN 2002

L'invito al dialogo di Ciampi: Le reazioni

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  • L'invito di Ciampi

    <p><strong>La nota del Quirinale che invita al dialogo e al confronto sui temi della giustizia piace più al centrodestra che al centrosinistra, ottiene il placet delle Camere penali ma divide il Csm. Soprattutto, ponendo come punto di partenza la relazione del Pg Favara, ignora l'Anm</strong><p>Roma, 15 gennaio 2001 - La presa di posizione di Ciampi è stata bene accolta dalla maggioranza. «Il Capo dello Stato - dichiara il responsabile Giustizia di Forza Italia, Giuseppe Gargani, - non persegue verità ingannevoli. L'intervento di oggi è in linea con la richiesta di serenità e di apertura che ha sempre auspicato». <p>In serata si è diffusa la notizia che proprio la priorità delle riforme nel campo della giustizia era stato uno dei principali argomenti affrontati ieri sera nel corso della cena tra il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il ministro della Giustizia, Roberto Castelli.<p>Il primo impegno parlamentare dovrebbe infatti essere la riforma elettorale del Csm, in calendario già prima della pausa natalizia.<p> Si è inoltre appreso che Castelli avrebbe espresso a Berlusconi l'intenzione di portare in Consiglio dei Ministri entro la fine di gennaio la riforma dell'ordinamento giudiziario, in cui è contenuto il progetto di separazione delle funzioni tra magistratura giudicante e requirente.<p> Un'accelerazione in tal senso - scrive l'Ansa - sarebbe anche confortata dalle aperture fatte dal Pg della Cassazione Francesco Favara nel corso dell'anno giudiziario.<p><strong>Più cauti i Ds</strong><p>Sulle parole di Ciampi, maggiore cautela è stata espressa da parte dei Ds, che fanno sapere che accoglieranno l'appello alla moderazione a condizione che non ci sia interferenza della politica nei processi e che non sia lesa l'autonomia dei magistrati.<p>Il segretario <em>Piero Fassino</em> annuncia per il 29 gennaio un pacchetto di proposte per la riforma della giustizia.<p> «Penso - spiega - che avanzare delle proposte concorra e risponda positivamente alla sollecitazione del presidente Ciampi. Naturalmente confronto e dialogo si può fare se c'è la disponibilità da parte di tutti, con due condizioni irrinunciabili: non ci deve essere alcuna interferenza della politica nello svolgimento dei processi e nessuna proposta può ledere l'autonomia e l'indipendenza della magistratura».<p><strong>Diviso il Csm</strong></strong><p>Il nuovo appello del Quirinale per il dialogo e il confronto sereno sulla giustizia divide invece il Csm. <p>Se <em>Mario Serio</em>, componente laico di Forza Italia, plaude all'invito risultato dall'incontro tra Carlo Azeglio Ciampi e il comitato di presidenza del Consiglio («le parole sagge ed equilibrate di Ciampi appaiono in perfetta sintonia con l'intelligente e serena relazione del pg Favara da tutti giustamente apprezzata»), <em>Giovanni Di Cagno</em> dei Ds e <em>Armando Spataro</em> del Movimento per la giustizia sono scettici sull'atteggiamento di governo e maggioranza e sottolineano come le parole del Pg vadano «prese tutte intere», e «in particolare laddove si dice che gli imputati non si devono sottrarre ai processi ma devono accettare le regole».<p><em>Nello Rossi</em>, di Md, condivide «fino in fondo le indicazioni di Ciampi», tuttavia, invita a prendere in considerazione sia l'intervento di Favara che quello di Borrelli. «Quello di Favara - dice - offre un'impostazione largamente condivisa dalla magistratura italiana e guarda al futuro, indicando la via d'uscita ai problemi della giustizia. Ma non va disprezzato neppure il monito di Borrelli che ha offerto una testimonianza vera di un passato aspro della giustizia».<p><strong>Non sarà facile partire dalla relazione di Favara</strong><p>Rossi tuttavia si aspetta che «proprio sulle proposte di Favara ci sarà nel prossimo futuro il confronto più aspro e decisivo». Il Pg - ricorda il consigliere di Md - ha «tra l'altro auspicato che il parlamento non emani più norme penali incriminatrici senza inserirle ed armonizzarle nel quadro del codice penale». «Si è pronunciato - aggiunge - per il pieno mantenimento dell'obbligatorietà dell'azione penale da realizzare attribuendo al giudice la possibilità di archiviare procedimenti per 'irrilevanza del fatto'». <p>Ha stigmatizzato - continua - gli ostruzionismi processuali e chiesto il ripristino della cultura del processo come luogo di confronto di testi contrapposte e non campo di battaglia in cui tutto è lecito. Ha proposto più accurate valutazioni di professionalità ed il mantenimento di una comune cultura della giurisdizione tra giudici e pm, distinti solo per funzioni e non per carriere».<p>Insomma, secondo Rossi, «molti politici, preoccupati solo di contrapporre artificiosamente il discorso di Favara e quello di Borrelli, non hanno capito che il discorso del Procuratore generale contiene una seria e radicale proposta di mutamento di rotta sui temi della giustizia».<p><p><strong>L'esclusione di Gennaro</strong><p>«Pienamente favorevole» al dialogo auspicato dal Capo dello Stato per individuare «le riforme necessarie a restituire efficienza» alla giustizia, il presidente dell'Anm, <em>Giuseppe Gennaro</em>, chiede tuttavia che il confronto «non abbia scadenze o contenuti meramente formali» ma che vi sia «realmente la volontà di ascoltare e comprendere le ragioni alla base di punti di vista differenti».<p>Gennaro sottolinea la necessità di avviare un confronto «chiaro» su cosa si intenda per distinzione delle funzioni giudiziarie e a tale proposito chiede al ministro della Giustizia Castelli di conoscere in anticipo la riforma che il Guarasigilli sarebbe intenzionato a portare in consiglio dei ministri entro la fine di gennaio. «Per avviare una discussione con il ministro è necessario avere il testo e conoscerne i contenuti, altrimenti - dice - è inutile incontrarsi». <p>Al ministro della Giustizia, che l'altro giorno aveva chiesto che fine abbia fatto l'Anm visto che non si fa vedere da quando il suo vertice ha rassegnato le dimissioni per protesta, Gennaro fa sapere che a Via Arenula ci andrà solo a patto che «si manifestino le condizioni per un incontro su temi specifici». Più facile protebbe essere, invece, riallacciare un dialogo con il Parlamento («era prevista una nostra audizione alla Commissione giustizia della Camera, recentemente, ma e' stata aggiornata»). <p><strong>Il placet di Frigo</strong><p>Non può che «condividere l'invito al dialogo lanciato dal Capo dello Stato tra magistratura e istituzioni», l'Unione delle Camere penali italiane. Ciampi - spiega il presidente dei penalisti, <em>Giuseppe Frigo</em> - «agisce nell'ambito dei suoi poteri e delle sue prerogative con grande senso di opportunità, tempestività e discrezione». <p>Per il presidente delle Camere Penali è giunto «il momento di parlare dei problemi concreti, veri e seri». «Bisogna confrontarsi sulle soluzioni possibili da indicare e non limitarsi a dire che cosa gli altri debbano fare. Facciamo tutti quanti, ciascuno per la sua parte, qualcosa di utile per la giustizia».
  • Marco Rizzo, presidente dei deputati dei Comunisti Italiani

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