22 FEB 2002

Lavoro: «Flessibilità, diritti e tutele» (incontro con Amato e Pezzotta)

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 1 ora 42 min

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Per Amato è stato fatto «un tragico errore a rendere protagonista della via verso il futuro e verso la competitività quello sciagurato articolo 18 con tutto il suo valore simbolico».

Pezzotta: «Non amo la flessibilità, ma dobbiamo farci i conti» Bergamo, 22 febbraio 2002 - L'errore che il sindacato può fare sottraendosi al confronto con Confindustria «è quello di rimanere nella riserva indiana mentre intorno la prateria brucia».

La metafora appartiene al segretario della Cisl Savino Pezzotta, intervenuto questa sera insieme al convegno sul tema «L'Europa e il lavoro» che ha visto
la partecipazione anche del vicepresidente della Convenzione Europea Giuliano Amato.«Le sedie vuote indeboliscono il sindacato», ha sottolineato il numero uno di Via Po, per il quale il sindacato «si sta giocando il futuro».

«Dobbiamo avere il coraggio di fare i conti con le nuove forme del lavoro.

Ci sono lavori atipici, parasubordinati, temporanei, ci sono le collaborazioni continuative, il part-time e una molteplicità di nuove forme.

Ma spesso non ci sono diritti e tutele, e allora è nostro compito riportare queste forme alla solidarietà di tutti».Non amo la flessibilità, ma dobbiamo farci i contiSecondo Pezzotta, dunque, il sindacato deve aggiornare il suo ruolo.

«Se questi lavoratori non riusciremo a rappresentarli e a garantirli, rischiamo di diventare una corporazione.

Io non amo la flessibilità, ma dobbiamo farci i conti, anche perché a volte sono le stesse persone che la richiedono, ma ciò non significa che non vadano tutelate.

Il problema è fare in modo che la flessibilità non diventi precarietà ed emarginazione.

Dobbiamo mettere in piedi dei meccanismi di formazione continua, dobbiamo definire nuovi diritti, lo statuto dei lavori, abbiamo bisogno di nuove forme di ammortizzatori sociali e nuove forme di collocamento.

E' nostro dovere essere protagonisti di questo confronto e non abbandonare il campo lasciando che altri decidano senza di noi.

Le sedie vuote indeboliscono il sindacato».Il pericolo della flessibilità è che si trasformi in precarietà e questo è quanto vuole evitare il sindacato.

Ma non c'è opposizione ideologica per uno strumento che - ha ricordato Pezzotta - deve rispondere sia alle esigenze della produzione, sia all'aspirazione di un modello di vita migliore delle persone.

«La flessibilità però deve essere negoziata, definita, contrattualizzata perché troppe persone non hanno le tutele minime e si trovano in una situazione sociale di abbandono alla quale bisogna porre rimedio», ha sostenuto Pezzotta.

Un tragico errore rendere protagonista quello sciagurato articolo 18«E' stato fatto un tragico errore a rendere protagonista della via verso il futuro e verso la competitività quello sciagurato articolo 18 con tutto il suo valore simbolico.

Quello che non si capisce è che siamo in una società in cui dobbiamo far comprendere che ciascuno di noi serve, che non ci sono persone inutili.

Parliamo sì di flessibilità ma collochiamola in un orizzonte futuro di fiducia, non diamo alle persone l'idea che un giorno potranno essere superflue».

Per Giuliano Amato è sbagliato «pensare che saremo più competitivi licenziando le persone».

«Ho provato a dirlo a D'Amato - ha spiegato facendo riferimento a quando era presidente del Consiglio - ma non sono riuscito a convincerlo.

E mi spiace davvero che sia stato invece lui a convincere il Governo, che spero proprio ci ripensi».

Amato ha quindi ricordato le varie misure di flessibilità introdotte nel mondo del lavoro insieme all'ex ministro Tiziano Treu.

«Quelle misure - ha detto - hanno tolto rigidità al mercato del lavoro e aumentato l'occupazione.

Ma a questo punto è anche giusto dire e pensare che chi vive di lavoro flessibile abbia tutte le sicurezze di cui ognuno di noi ha bisogno».

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