26 FEB 2002
intervista

Attentato al Viminale: Le interviste di Radio Radicale

INTERVISTA | - 00:00 Durata: 14 min 8 sec

Questa registrazione non è ancora stata digitalizzata.
Per le risposte alle domande frequenti puoi leggere le FAQ.

Roma, 26 febbraio 2002 - «L'attentato arriva in un momento così grave, con in atto una serie di scenari anche internazionali.

Proprio ieri il Governo italiano si era nuovamente e fortemente impegnato per favorire una rapida soluzione della crisi in medio oriente».

Questo il primo commento battuto dalle agenzie sull'attentato alla sede del Ministero dell'Interno, stamani a Roma.

Ed appartiene a Franco Frattini, Ministro della Funzione Pubblica con delega ai servizi di sicurezza, che risponde così in un'intervista al Giornale.Il primo collegamento è al terrorismo internazionaleSubito dopo
intervengono il Ministro dell'Interno ed il Sindaco di Roma.

Per Claudio Scajola si tratta di «un atto dimostrativo gravissimo, in un luogo simbolo della sicurezza dello Stato e dei cittadini».

Si spinge oltre, Valter Veltroni.

«Osservo - dichiara - che dopo i fatti dell'11 settembre e gli allarmi segnalati da più parti si è passati, con il gesto di questa notte, dalle minacce ai fatti.

L'attacco al Viminale poteva avere conseguenze tragiche poiché compiuto su un tratto di strada aperto al libero passaggio.

Ora si tratterà di tenere alta la guardia».«Preoccupazione e speranza che sia un gesto isolato di uno sconosciuto» vengono espresse dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi, che si trova a Bologna per un convegno sullo 'Stato di attuazione della riforma del titolo V parte II della Costituzione'.Berlusconi ci vede il PalavobisAlle 10.49, una dichiarazione di Silvio Berlusconi, dirotta l'attenzione verso la manifestazione per l'anniversario di Mani Pulite, sabato scorso a Milano.

«E' un segnale preoccupante, sarebbe sbagliato sottovalutarlo.

Credo si debbano abbassare certi toni come per esempio quelli che sono stati usati dalla manifestazione dei 18 mila del Palavobis» - dichiara il Presidente del Consiglio ai giornalisti che lo attendevano davanti a Palazzo Grazioli al suo rientro a Roma.

Bertinotti ci vede CastelliAncora più chiaro nell'individuare delle responsabilità Fausto Bertinotti, segretario del Prc, che parla ai microfoni di Radio Radicale.

«Una cosa che mi sembra chiara: le cose dette dal ministro (Roberto Castelli, ndr) sono gravissime, sono parole come pietre e scagliate contro il protagonismo, la partecipazione.

Come si sa, ho guardato con interesse ad alcune di queste, come la mobilitazione dei ceti medi, per la partecipazione ma con molta criticità rispetto ai contenuti.

L'atteggiamento del ministro è davvero grave, irresponsabile e fuorviante.

Adesso interviene un atto terroristico di cui bisognerà anche misurare l'entità.

L'importante è evitare ogni connessione predeterminata: quella inesistente e grottesca tra i movimenti di partecipazione e l'atto terroristico ma anche quella tra le parole del ministro e l'atto medesimo.

Del resto il terrorismo attraversa il mondo e la guerra è stata una replica del tutto inadeguata e aggravante.

Ma insomma bisogna essere prudenti.

E' bene stare ai fatti e i fatti non ci consentono ancora di parlare».

Una risposta all'invocazione "resistere, resistere, resistere"Pochi dubbi anche dall'ex Presidente della Repubblica, Francecso Cossiga.

«E' il segno funesto - spiega - di tempi bui che non ebbero eco nei dorati uffici di Bankitalia e che può essere legittimamente considerato l'inizio di una 'guerra di liberazione' e la prima risposta all'invocazione "resistere, resistere, resistere" irresponsabilmente pronunciata in un'aula di giustizia da un alto magistrato benedetto dal capo dello Stato che mi auguro sentirà almeno in questa occasione il dovere di tacere».Maggiore cautela da Margherita, Ccd e An«Chi avesse l'obiettivo di creare nel Paese un clima di tensione deve sapere che si troverà davanti ad una risposta forte e compatta da parte dell'intera classe politica, senza distinzione di maggioranza e opposizione».

Più cauto l'ex ministro dell'Interno e presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, Enzo Bianco.Stesse preoccupazioni bipartisan sono espresse da Domenico Nania, presidente dei senatori di Alleanza Nazionale.

«Nessuno è autorizzato a strumentalizzare a fini politici il segnale criminoso ed inquietante ma neppure a sottovalutare che da alcuni ambienti sono partiti attacchi sia contro la maggioranza che contro la minoranza».E da Mario Landolfi, portavoce di An.

«E' necessario - osserva - non lasciarsi influenzare evitando strumentalizzazioni e attenendosi esclusivamente ai fatti».Un invito a non strumentalizzare è rivolto al Governo dagli stessi leader della Margherita.

«Ci sentiamo di chiedere al governo un atteggiamento di responsabilità e quindi di non strumentalizzare gli avvenimenti usando questi gesti folli come pretesto per censurare critiche politiche legittime che gli giungono dai cittadini» - dichiara Pierluigi Castagnetti.

« Dobbiamo essere uniti contro tutti i violenti - spiega Francesco Rutelli - e l'Ulivo è determinato contro ogni gesto di intimidazione e di violenza perché il paese mantenga la sua serenità e libertà».«Di fronte all'attentato di oggi servono al paese la più larga unità intorno alla istituzioni ed una maggiore compostezza della politica».

Così Marco Follini, presidente del Ccd.La schiera dei rinfocolatoriDecisamente più ampia la schiera dei rinfocolatori, che prende piede proprio a partire da due interviste realizzate da Radio Radicale al parlamentare dei Verdi Paolo Cento e al segretario del Prc Fausto Bertinotti (sopra citata).«C'è una coincidenza oggettiva tra alcune frasi a sproposito dette prima dal ministro degli Interni sui fatti di Genova e poi dal ministro della Giustizia per screditare il movimento del Palavobis e la bomba, che è un tipico strumento di avvertimento mafioso che ha come evidente obbiettivo quello di intimidire la protesta crescente che c'è nelle piazze italiane» - osserva Cento.

Poco dopo interviene il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio.

«I Verdi condannano ogni forma di violenza sulle persone e sulle cose, ma l'intelligenza ci impone di rilevare che tanto tuonò che piovve.

Il ministro Castelli, che rivela particolari doti di preveggenza, ha anticipato nei giorni scorsi possibili azioni violente che oggi puntualmente si verificano, fortunatamente senza conseguenze sulle persone.

Chiunque intendesse andare oltre si fermi.

La nostra risposta sarà attenta e come sempre non violenta».

Buttiglione e Di Pietro, leader dei rinfocolatoriAd inasprire definitivamente i toni sono le dichiarazioni del Ministro delle Politiche Comunitarie Rocco Buttiglione e dell'ex Pm Antonio Di Pietro.

«Vedo una connessione tra chi dice che questo governo è un governo fascista e chi mette le bombe.

Se dovessi credere a quello che dicono loro anch'io metterei le bombe» - osserva Buttiglione.

Mentre Di Pietro aggiunge: «Ciò che è accaduto questa mattina non è figlio della manifestazione al Palavobis, ma dell'esasperazione per i provvedimenti del governo di centrodestra, che sono a favore di pochi e a danno di molti, come la riforma dell'art.18 o le leggi che prevedono 'zero tollerance' per i poveracci e massima tolleranza per i ricchi.

Tutto questo spacca la coscienza del paese, produce insoddisfazione, e anche gesti criminali.

Fare delle manifestazioni può essere una valvola di sfogo per l'insoddisfazione che c'è nella società, e per questo ribalto l'accusa ai vari Berlusconi o Cossiga: siete voi degli irresponsabili che volete utilizzare il criminale attentato di questa mattina attribuendolo al Palavobis.

E' violenza anche chiedere che i cittadini non abbassino i toni, come ha detto, ma le orecchie, come vorrebbe Berlusconi».«Un grave gesto, una grave provocazione, come accade troppo spesso nel nostro Paese ogni volta che si muovono pezzi di società».

E' il commento di Marco Rizzo, capogruppo dei Comunisti italiani alla Camera.

«La mia grandissima preoccupazione - osserva il professore di Geografia Francesco Pardi - è dovuta soprattutto al fatto che si tende a collegare questo fatto con i timori di violenze espressi ieri dal ministro della Giustizia Roberto Castelli.

Ieri ho sostenuto che l'affermazione del ministro era incauta.

Si tratta di una forzatura assoluta come ben sa chi c'era.

Evidentemente Castelli non era presente perché altrimenti si sarebbe reso conto che l'assemblea del Palavobis era di una tranquillità e di una ragionevolezza assoluta».

Opinione uguale e contraria esprime Alessandro Cé, capogruppo della Lega Nord alla Camera.

«E' chiaro - osserva - che quando si rinfocola il clima di esasperazione, attribuendo funzioni salvifiche al giustizialismo, quando, prima ancora che il Cda della Rai si insedi, lo si accusa di faziosità e le accuse vengono proprio dall'ex presidente che il giorno dopo le sue dimissioni mostra la tessera di partito, quando il Di Pietro di turno, che spunta ogni volta in cui si avviano le riforme, ci viene a dire che non c'è legalità, quando le manifestazioni di veemenza compaiono con forza con l'avvio delle riforme si dà un messaggio che va nella direzione sbagliata, si crea un quadro che tende a delegittimare l'attuale maggioranza e le conseguenze possono essere anche queste».

Fuori dal coroFuori dal coro i toni usati dal leader dell'Udeur Clemente Mastella, per cui «la sinistra che va in piazza fa il gioco di Berlusconi e rende diffidenti tutti quei moderati silenziosi che vogliono progetti politici e non amano le manifestazioni».

Esclude collegamenti di ogni sorta Gavino Angius, capogruppo DS al Senato.

«Stabilire un rapporto tra manifestazioni democratiche, pacifiche e legittime e quanto è avvenuto questa notte, come alcuni esponenti della maggioranza stanno facendo, - osserva - è un'inaccettabile equazione politica che respingiamo con indignazione e grande preoccupazione».

leggi tutto

riduci