14 MAR 2002

Processo Andreotti: L'accusa chiede 10 anni di reclusione, il commento del senatore a vita

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 6 min 3 sec

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Il senatore a vita commenta la richiesta di condanna a 10 anni di reclusione formulata stamani dai procuratori generali.

Jannuzzi: «E' un processo ridicolo»Palermo, 14 marzo 2002 - La procura generale di Palermo ha chiesto oggi la condanna a 10 anni di reclusione per Giulio Andreotti, accusato di associazione mafiosa.Il commento di Giulio AndreottiStamani Giulio Andreotti ha commentato la notizia ai microfoni di Radio Radicale.

Il senatore a vita è sereno, forse solo stupito dalle argomentazioni usate dal Pg nella requisitoria e da alcuni lanci di agenzia.«Da un certo punto di vista -
spiega - era logico che chiedessero una condanna, se no perché hanno fatto l'appello e poi l'hanno coltivato? Lo sconto può essere abbastanza significativo.

A parte la spiegazione, che sarebbe umoristica, che è perché io sono vecchio.

Io ho oltre 93 anni ma voglio andare anche a 98 e oltre.

Ma mi ha colpito anche la cronaca che ho visto sulle agenzie, dicono 'sì è vero, non ci sono delle prove, ma che importa delle prove!'.

Comunque io son sereno, guardo ai giudicanti con la stessa tranquillità con cui ho guardato in primo grado».

La ricostruzione della Procura GeneraleIn primo grado l'ex premier era stato assolto dopo una lunga Camera di Consiglio.

Il processo di svolge davanti ai giudici della Corte d'Appello di Palermo, presieduta da Salvatore Scaduti.

La richiesta di condanna è arrivata al termine della requisitoria dei sostituti procuratori generali Daniela Giglio e Anna Maria Leone.

La requisitoria si è protratta per otto udienze.

Andreotti, che non era presente in aula, è indicato come un referente politico di Cosa Nostra.

L'udienza di oggi è stata interamente impegnata dall'intervento di Anna Maria Leone che ha ricostruito il quadro del «rapporto sinallagmatico» tra Andreotti e la mafia, caratterizzato da una promessa di «scambio di favori».

In questo rapporto, secondo l'accusa, Andreotti era il destinatario di un sostegno elettorale che ne aveva accresciuto il potere all'interno della Dc.

La mafia, sempre a giudizio del sostituto procuratore generale, aveva invece la possibilità di disporre della corrente andreottiana come di una «struttura di servizio».

«L' insieme dei fatti provati - ha spiegato Anna Maria Leone - conferma una disponibilità quasi ventennale del senatore a sostenere gli interessi strategici e le finalità dell'organizzazione».Un sconto di pena in considerazione dell'etàIl Pg ha chiesto uno sconto di pena per Giulio Andreotti in considerazione dell'età avanzata dell'imputato.

Escludendo questa attenuante, nel corso processo di primo grado, il Pm Roberto Scarpinato aveva invece chiesto 15 anni di reclusione.La requisitoria era cominciata il 25 ottobre 2001.

La difesa inizierà i suoi interventi a partire da giovedì 18 aprile.Jannuzzi: «Un processo a pressione bassa»Per Lino Jannuzzi - anch'egli intervistato stamani in Senato da RR - si tratta di un processo «ridicolo».

«Basta il fatto che l'accusa di un processo così importante, che aveva raccolto un milione e cinquantamila pagine che solo per studiarle avrebbero dovuto impiegare degli anni, è stata affidata a due giovani Pm della Procura Generale», osserva il senatore di Forza Italia.

E poi spiega: «Una di loro fin dal primo giorno ha dichiarato che aveva la pressione bassa e non poteva parlare più di un'ora al giorno e l'altra passerà alla storia perché, volendo ripescare anche il famoso bacio a Di Maggio, e siccome i giudici che avevano assolto Andreotti avevano detto 'questo ha raccontato cose contraddittorie, confuse ed assolutamente inattendibili' lei ha dichiarato: 'ma proprio perché ciò che diceva Di Maggio era confuso e contraddittorio, quello è la prova che è vero'.

Se voleva inventarsi una calunnia, allora sarebbe stato attento a non fare confusione».Sempre quest'ultima Pg, secondo l'autore de Il processo del secolo, «ha poi attaccato i giudici di primo grado dicendo: 'Vorrei vedere, questi hanno sottoposto tutte le dichiarazioni dei pentiti a un esame scrupoloso e spietato'.

Cito questi due casi limite: la pressione bassa dell'una e non so come chiamarla...

quella dell'altra, - conclude Jannuzzi - per dire che è un processo ridicolo.

Ecco lo definirei così: un processo a pressione bassa».

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