04 APR 2002

An: La relazione introduttiva di Gianfranco Fini

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Bologna, 4 aprile 2002 - Sulle note dell'inno di Mameli cantato in piedi sul palco da Gianfranco Fini, dai leader della Casa delle Libertà in platea, e dai delegati presenti al Palafiera di Bologna, si apre questo pomeriggio il secondo congresso di An.

Subito dopo l'inno dell’Unione Europea di Beethoven sottolinea lo slogan «Vince la Patria, nasce l’Europa» di questo appuntamento.Non dobbiamo più misurarci col passatoAlle 17,16 Gianfranco Fini inizia la sua relazione di apertura.

In settantuno cartelle il presidente di An stila il bilancio politico del suo partito da Fiuggi a
Bologna.

«Sette anni fa a Fiuggi – afferma - Alleanza Nazionale si presentava come ‘Destra di Governo’.

Sapevamo che non era un sogno ad occhi aperti.

Oggi siamo destra al governo.

In questi anni abbiamo vinto una sfida che sembrava fantapolitica».

Un esordio che precede uno dei passaggi più applauditi dell’intera relazione, quando il presidente ai seimila congressisti del Palafiera, e non solo a loro, che An non deve più misurarsi con il passato.

«Non dobbiamo più misurarci col passato» - esclama.

«Dobbiamo fare i conti col futuro.

Dobbiamo governare».Fatta questa premessa, Fini entra subito nel merito.

Il primo passaggio è dedicato al Medio Oriente.

«La comunità internazionale non può restare a guardare.

Condividiamo la proposta di Prodi.

Un tavolo negoziale con la partecipazione di Stati Uniti, Unione Europea, Israele, Russia, Olp e Paesi arabi moderati» - afferma il leader di An.

Europa come entità socialista sopranazionalePoi il benvenuto ai paesi candidati ad entrare nell'Unione Europea.

«L'Europa non si allarga, l’Europa si riunifica, torna nei suoi naturali confini» - dichiara Fini.

Ora è il momento di raccogliere anche la sfida della costituzione di una «macro regione Euromediterranea».

«All'apertura ad est - spiega - deve seguire ora una complementare apertura a sud».An, dunque, non ha dubbi sull'Europa.

Soprattutto non ha dubbi nello scegliere, rispetto ad «una Europa tecnocratica, connubio tra tecnoelitismo e dirigismo», «una 'entità socialista sopranazionale'», come ha scritto non Umberto Bossi ma il Wall Street Yournal il 16 gennaio di quest’anno.

Lotta al consociativismoE arriviamo al 13 maggio 2001, giorno in cui, secondo Fini, «la maggioranza naturale del Paese è tornata al governo».

Contro nuovi e vecchi «inciuci» Alleanza Nazionale ha fatto la sua parte.

Ma occorre continuare a lottare contro «il neoconsociativismo, cioè la tendenza ad annullare in sede parlamentare la volontà popolare espressa dagli elettori».

Ma anche contro «il tentativo di controllo tecnocratico della politica, con la diminuzione degli spazi di azione del ceto politico a favore di altri poteri non eletti e non rappresentativi della volontà popolare».La tendenza interventista di una parte dell’ordine giudiziario Infine occorre lottare contro «la tendenza interventista di una piccola parte dell’ordine giudiziario».

«Pochi magistrati - dice Fini che si sono discostati dalla loro funzione istituzionale di applicare e far rispettare le leggi.

C’è stata una sorta di via giudiziaria al condizionamento della politica.

Un giudice non deve “fare giustizia”.

Deve “rendere giustizia”».Serve una politica coraggiosamente riformistaSul piano economico, il presidente di An ribadisce che «di una politica coraggiosamente riformista l’Italia ha assoluta, vitale necessità».

Fini ritiene necessario contemperare due esigenze: «il rispetto della filosofia liberale che vuole un ruolo non invasivo dello stato nell’economia, ma anche la necessità di favorire quegli investimenti di pubblico denaro che coincidono con l’interesse strategico della Nazione».Lo Stato deve «far fare», ma allo stesso tempo non deve commettere l'errore «di scaricare solo sul mercato e sui privati il compito di assicurare solidarietà sociale».

Sono infatti i principi di sussidiarietà e di partecipazione che potranno consentire all'Italia di mantenere e migliorare nel tempo il proprio sistema di protezione e di assistenza sociale.Lo Stato deve «far fare»Le riforme della Cdl vanno in questa direzione, sono tutt'altro che «anti-sociali».

Sull'articolo 18 Fini ricorda ciò che scrisse, in un saggio del Cnel, «nientemeno» che Luciano Lama 17 anni fa, nel 1985.

«Il licenziamento senza giusta causa non dovrebbe comportare l’ordine incondizionato di reintegrazione del posto di lavoro, ma soltanto una condanna alternativa che lascia al datore di lavoro la scelta tra la riassunzione del lavoratore entro un temine molto breve o il pagamento di una penale, a titolo di risarcimento forfettario dei danni, fissata dal giudice entro un minimo e un massimo».Il Governo, dunque, vada «avanti con le riforme proposte» e dialoghi «con tutti coloro che vorranno farlo».

Il concetto di patria e il federalismoIl concetto di bene comune che deve perseguire l'Esecutivo richiama un altro che «dopo un lungo oblio - sono le parole del leader di An - si sta nuovamente affermando nella nostra società».

E' il concetto di «patria».

«Il sentimento di un'autentica e prolungata 'morte della Patria' - osserva Fini - ci ha accompagnati per decenni in cui si è messa in discussione finanche la possibilità che gli Italiani fossero una Nazione».

Adesso, «dalla riscoperta dell’inno e della bandiera, densi di carica simbolica, la Destra al governo vuol passare alla diffusione di un sentimento patriottico con lo scopo di 'dare forza e spessore al profilo democratico della nostra identità nazionale'».Ciò non contrasta affatto con il fedearlismo di Umberto Bossi.

«Il federalismo non è contro l’Italia.

Anzi può diventare un valido fattore di arricchimento dell’identità collettiva della nazione.

L’identità della nazione italiana è fatta di unità nelle diversità».E' presidenzialista il dna di AnSe l'idea politica centrale nella Lega è il federalismo, centrale in An è il presidenzialismo.

«Alleanza nazionale - chiarisce Fini - ha nel suo D.N.A.

politico il presidenzialismo».

Il capo dell’esecutivo deve essere eletto direttamente dai cittadini.

Deve rappresentare «anche simbolicamente» l’unità nazionale, Deve poter governare «in un quadro di stabilità».Coerenza tra posizioni in materia di sicurezza e posizioni in materia di giustiziaLa relazione di Fini non tralascia la questione sicurezza.

An conferma la sua graditudine alle forze dell'ordine per l'impegno profuso nella lotta contro il terrorismo.

«Siamo fortemente determinati - dichiara il vicepresidente del Consiglio - a far sì che la nostra gratitudine per le forze dell’ordine si traduca in concreti interventi del governo, a partire dal miglioramento delle condizioni di lavoro e delle retribuzioni».Fini aggiunge: «Quando era all’opposizione An ha sempre mantenuto coerenza tra le posizioni in materia di sicurezza e le posizioni in materia di giustizia.

Intendiamo continuare a farlo ora che siamo al governo.

Non vi è alcuna contraddizione tra il perseguimento della certezza della prova e il perseguimento della certezza della pena».Per questo il leader di An chiede al governo di rivedere in senso restrittivo la legge Gozzini e più in generale «il rapporto tra il reato, il suo accertamento e la sua espiazione».

E ritiene necessario un collegamento più stretto «tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro, l’effettiva espulsione dei clandestini, il maggiore rigore verso chi li sfrutta, le procedure più snelle e più serie verso chi chiede asilo e la corsia privilegiata riservata ai nostri oriundi», così come previsto nella nuova legge sull'immigrazione.Lotta alla droga e apporto della scuolaAn chiede infine al Governo di abbandonare la politica di riduzione del danno in tama di droghe, e di ripristinare «alcune norme di legge cancellate dal referendum del 1993».

«Vogliamo contrastare - dice Fini - lo spaccio anche riprendendo il concetto di dose media giornaliera quale linea di confine tra la detenzione di droga al di sotto di quella soglia, che deve tornare a rappresentare un illecito amministrativo, e la detenzione di droga oltre quella soglia, che deve tornare ad essere un illecito penale».

Proprio la politica delle droghe abbisogna della riforma della scuola fortemente voluta da An.Totale chiusura da parte di An anche per quanto concerne aborto, clonazione terapeutica, eutanasia.

«Non è giusto - dice Fini - sopprimere la vita nemmeno allo stato embrionale».

No alle manipolazioni genetiche e no all'eutanasia.

«Quel che è accaduto in Olanda non potrà mai accadere con la destra al Governo».

Appello alla 'destra diffusa'Questa in sintesi la relazione del presidente di An.

«Nella società italiana - conclude Fini - c'è una quota di elettori di destra assai più ampia del nostro 12% dei voti.

E' la destra diffusa di cui parla Gennaro Malgieri.

La possiamo e la dobbiamo rappresentare.

Con i nostri valori, nella realistica consapevolezza di quanto scrive Alain de Benoist: 'Ogni politica di destra si caratterizza innanzitutto per la sua gradualità.

Implica il perseguimento di obiettivi limitati'».

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