15 MAG 2002

Spi-Cgil: «La controriforma del ministro Tremonti. Sotto il cielo delle fondazioni bancarie»

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 5 ore 48 min
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Banche e sindacati uniti sullo stesso fronte.

Nonostante il ritiro da parte del Governo dell'emendamento che fissava al 75% i posti riservati agli enti locali negli organismi dirigenti, non si placano le polemiche sul progetto di riforma delle fondazioni bancarie Roma, 15 maggio 2002 - Secondo Vincenzo Visco la stampa ha scoperto tardi il problema.

In effetti, le fondazioni bancarie in Italia costituiscono da sempre oggetto di un attento dibattito dottrinario e normativo.

Ieri l'ultimo capitolo alla Camera: il ritiro da parte del Governo degli emendamenti al decreto 'salva-deficit', tra cui
quello che fissava al 75% i posti riservati agli enti locali negli organismi dirigenti delle fondazioni.

Stamani Sergio Cofferati ha lanciato l'ennesimo allarme.

«Siamo di fronte allo stravolgimento della legge Ciampi», ha detto il leader della Cgil, per il quale «il silenzio di chi ha compiti di vigilanza è incomprensibile e preoccupante».

Principali imputati, dunque, il Governo, che tenta «di rallentare il processo di privatizzazione e di tornare a forme di gestione pubblica delle banche», e la Banca d'Italia, che non esercita le sue funzioni.

Critiche anche dai vertici delle fondazioni.

«Vogliono renderle degli enti pubblici serventi» - afferma il presidente dell'Acri e numero uno della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti.

«Le fondazioni di origine bancaria sono un patrimonio privato e sia lo Stato che gli enti locali non hanno messo mai una lira.

Ora, si vuole intervenire pesantemente sulla loro autonomia.

E se la legge Ciampi aveva fissato dei principi, con l'articolo 11 della Finanziaria si vuole incidere radicalmente sulle scelte fatte con quella legge, di fatto distruggendo un giocattolo che finora ha funzionato benissimo».Il processo di riforma delle bancheEnti al limite tra quelli privati disciplinati dal libro primo del codice civile, le società commerciali e gli enti pubblici, modellati da interventi a pioggia del legislatore, le fondazioni bancarie hanno suscitato nel corso degli ultimi decenni una grande attenzione negli ambienti accademici.

Si è auspicata, in particolare, una presa di posizione chiara e precisa delle istituzioni.Il processo di riforma delle banche di diritto pubblico comincia nel 1990, con l'obiettivo di slegare l'attività finanziaria e creditizia degli istituti da quella di promozione di interventi di pubblica utilità, attività quest'ultima che le banche ereditavano dalla loro storia.

La legge CiampiNel dicembre 1998, la legge Ciampi, precisa la portata dell'uso del termine «fondazione».

Le fondazioni bancarie, in quanto formazioni sociali, vengono spogliate della veste pubblicistica che le aveva da sempre caratterizzate (dalle opere pie del Medioevo fino alle Casse di Risparmio, definite enti pubblici economici) e vengono recuperate nell'alveo della disciplina civilistica.

Ciò avviene in concomitanza con un processo di grande modernizzazione che investe il settore bancario italiano, sulla spinta di principi e precetti comunitari.

Un importante aspetto della suddetta modernizzazione si traduce nella privatizzazione: la legge Amato prevede lo «scorporo» tra l'azienda bancaria e la fondazione, e cioè tra l'effettivo esercizio dell'impresa ed il suo controllo.

I decreti attuativi della suddetta legge specificano poi modalità e termini della privatizzazione, non senza contrasti e «inversioni di tendenza».La Finanziaria 2002Con la Finanziaria 2002 il quadro normativo delle fondazioni bancarie cambia ancora.

L'art.

11 del documento definitivamente approvato al Senato il 22 dicembre 2001 introduce importanti modifiche alla legge 153/99.

Il progetto di riforma è ispirato al modello americano e incentra l'attività statutaria al non profit.Per cominciare, viene sancito il principio della netta separazione tra fondazioni, che dovranno occuparsi di attività 'no profit' nel terzo settore (dall'assistenza sociale alla cultura), e banche in senso stretto, che si occuperanno della gestione del credito.

Viene individuata una serie di settori - i «settori ammessi» - quali istruzione, ricerca, cultura, sport ecc., ai quali le fondazioni possono indirizzare le proprie erogazioni.

Sono di conseguenza modificati gli statuti e azzerati i vertici delle fondazioni, che saranno rinominati.

Un ruolo decisivo nel potere di designazione è attribuito agli enti locali (Regioni, Province e Comuni), che lo eserciteranno «in modo prevalente» (oltre il 50% dei membri del vertice) nelle fondazioni istituzionali del Nord-Italia e in misura minore (fino al 50%) in quelle associative del Centro.

Obiettivo è il completamento del processo di privatizzazione del credito.

Le fondazioni potranno cedere l'attività bancaria ad apposite società di gestione del risparmio (Sgr), su cui vigileranno Tesoro e Banca d'Italia.

La dismissione delle partecipazioni bancarie dovrà essere completata entro il 2006.

La riforma non piace a moltiLa riforma, così com'è, non piace a molti.

Secondo la Cgil si corre il rischio di una pubblicizzazione spuria delle banche, con ingerenze della Banca d'Italia e del Ministero del Tesoro, ed una Sgr «senza alcuna responsabilità né nella gestione dei risultati né per l’ottimizzazione degli stessi».Inoltre, il contesto entro il quale si colloca questa evoluzione legislativa è caratterizzato da forti squilibri territoriali: la concentrazione delle fondazioni, e della loro attività nelle regioni del nord con circa l’80% di patrimoni ed erogazioni, il 16% nel centro Italia e soltanto il 4% nel sud; la qualità delle erogazioni, caratterizzata da finanziamenti a pioggia e per progetti di piccola consistenza (15.000) prevalentemente sulla base di richiesta di terzi; l’assenza di progettualità sociali interne alle fondazioni stesse e quindi attività impossibili da inserire in una organica politica sociale territoriale.

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  • Nicoletta Rocchi , segretaria nazionale Spi-Cgil

    <strong>Indice degli interventi</strong>
    0:00 Durata: 6 min 57 sec
  • Tutto l'incontro

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    0:00 Durata: 2 ore 55 min
  • Massimiliano Catapano, avvocato

    0:06 Durata: 26 min 31 sec
  • Massimo Riva, giornalista

    <strong>Tavola rotonda</strong>
    0:35 Durata: 6 min 35 sec
  • Marcello Messori, docente di economia politica all'Università di Tor Vergata di Roma

    0:42 Durata: 16 min 50 sec
  • Vincenzo Visco, già ministro del Tesoro

    0:59 Durata: 16 min 44 sec
  • Giuseppe Guzzetti, presidente Associazione Casse di Risparmio Italiane, presidente Fondazione Cariplo

    1:16 Durata: 47 min 19 sec
  • Sergio Cofferati, segretario generale della Cgil

    2:03 Durata: 23 min 2 sec
  • Raffaele Minelli, segretario generale del Sindacato Pensionati Italiani (SPI-Cgil)

    2:26 Durata: 29 min 1 sec