16 MAG 2002

Giustizia e Utopia: Marcello Dell'Utri presenta «L'apologia di Socrate» di Platone

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 33 min 14 sec

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Il processo che subì Socrate più «giusto» di quello destinato ai cittadini italiani del 2002.

Parola di Marcello Dell'Utri, «esperto di imputazioni»Firenze, 16 maggio 2002 - Più che di giustizia, Marcello Dell'Utri si considera un esperto di imputazioni.

Se per il braccio destro di Silvio Berlusconi la giustizia non ha ancora preso le sfumature dell'«utopia», come vuole il titolo del dibattito che precede la rappresentazione de «L'apologia di Socrate» di Platone, qui alla Festa Nazionale Azzurra, poco ci manca.

«Siamo arrivati ad un punto in Italia in cui la parola 'utopia'
affiancata a 'giustizia' non è affatto peregrina» - dichiara subito Dell'Utri.

Eppure negli ultimi tempi, non sono mancate le buone notizie.

Indagato dalla Procura di Caltanissetta per le stragi di Capaci, di Via D'Amelio e del '93, Dell'Utri qualche settimana fa ha visto l'archiviazione del procedimento nei suoi confronti.

Oggi le agenzie parlano addirittura di una revoca della pena per uno dei capi d'imputazione della sentenza definitiva con cui il senatore era stato condannato a due anni e tre mesi per falso in bilancio.

«Abrogatio criminis» - ha motivato Italo Ghitti.

Il decreto-legge del Governo in tema di falso in bilancio presenta «elementi radicali di novità» rispetto alla precedente normativa, dunque, abolisce il reato precedente, introducendone uno nuovo.

Alterne vicende quelle del senatore siciliano, che «al nono anno di combattimento», medita di aprire «un ufficio di consulenza per imputati».

Tra le «dritte» di Dell'Utri, per esempio, l'invito a «non patteggiare mai».

Tranne il caso della fragranza di reato, s'intende.

Nelle altre ipotesi: sconsigliabile.

«Questo patteggiamento vi verrà imputato prima o poi, e lo pagherete».

Altro suggerimento: «Non bisogna mai parlare».

«Sono stato indagato e rinviato a giudizio solo sulla base delle mie dichiarazioni».

La legge, invece, «consente di non parlare».

Quasi migliore, dunque, il processo della Grecia di 2400 anni fa.

«La durata del processo, oggi, è un'ingiustizia.

Che assoluzione è dopo 10 anni?».

Nell'antica Grecia invece il processo si faceva in un giorno.

«Direte: 'Troppo veloce'.

Sarà.

Però, vivvaddio, uno soffriva una giornata e basta».

Senza parlare della possibilità di difendersi da soli, dell'impossibilità di controinterrogare i testimoni, eccetera.

In effetti - si chiede Dell'Utri - quale giudice greco, come il Gip di Caltannissetta, avrebbe confuso il termine «anguillesca» con un'inesistente «anguillosa»? .

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