23 MAG 2002

Confindustria: Assemblea annuale 2002 (con D'Amato, Berlusconi, Marzano)

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 6 ore 10 min

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«Dobbiamo fare le riforme».

Il governo usi il «rigore» promesso, l'opposizione non dimentichi LisbonaRoma, 23 maggio 2002 - Perché riformare l'articolo 18? In effetti l'Italia è già «un paese molto flessibile».

Quasi 15 milioni di lavoratori, i due terzi degli occupati, non sanno nemmeno cosa sia la reintegrazione nel posto di lavoro.

Si parla di tre milioni e mezzo di lavoratori irregolari, tre milioni di dipendenti di imprese al di sotto della soglia dello Statuto dei lavoratori, un milione e mezzo di lavoratori a termine, e, soprattutto, sei milioni e mezzo di lavoratori autonomi.Sei
milioni di lavoratori autonomi vuol dire il 30% degli occupati, il che, volendo ragionare in termini europei, significa il doppio della media e più di tre volte i livelli degli altri principali paesi.

Questa volta la relazione di Antonio D'Amato tenta la carta del paradosso.

A più di un anno di distanza dal convegno di Parma, quando, alla vigilia delle elezioni, aveva spronato entrambe le coalizioni, una volta al governo, a liberare un «mercato del lavoro ingessato» come quello italiano, il presidente di Confindustria ripetele stesse richieste.

Il nostro paese, secondo D'Amato, non è ancora uscito dal limbo delle riforme.

Il nostro mercato del lavoro tra i più rigidi del mondoFuori dal paradosso, secondo il presidente di Confindustria, il nostro mercato del lavoro resta tra i più rigidi del mondo.

«Fatto 100 il grado di rigidità degli Stati Uniti, - scrive D'Amato citando l'Ocse - l'indice dell'Italia si colloca a 485.

Tra i paesi industriali siamo secondi solo alla Grecia e al Portogallo».

Ciò comporta che le nostre imprese, «per rimanere competitive», sono «costrette a fare il minor uso possibile del lavoro umano», o per lo meno di quella sua componente «che è più direttamente soggetta all'attuale sistema di tutele».

Ovvero: solo con il lavoro autonomo, atipico, irregolare e sommerso l'Italia riesce a recuperare in pratica quella flessibilità che in teoria le è negata.Un messaggio indirizzato a governo e opposizioneIl discorso di D'Amato non è rivolto soltanto ai sindacati.

Dedicata a Cofferati, Angeletti e Pezzotta è l'apertura sugli ammortizzatori sociali: quelli già esistenti (cassa integrazione, mobilità, sussidio di disoccupazione) e quelli da creare («strumenti efficienti per trovare un nuovo lavoro, dall'orientamento al collocamento, alla formazione»).

Diretto al Governo e all'opposizione un messaggio centrale nella relazione all'assemblea 2002: «Non possiamo arretrare di un millimetro sulla strada delle riforme.

Dobbiamo fare le riforme».

Chi spera nella revisione del patto di stabilità, date le difficoltà di altri paesi europei, chi confida nelle migliori valutazioni della Repubblica Italiana da parte delle agenzie di rating, - sottolinea l'industriale napoletano - non deve farsi illusioni.

Le responsabilità del governo«Il nostro debito pubblico è il più alto di tutti».

«Più rigore» - è il monito rivolto al Governo.

Anche sull'eterna questione dell'extradeficit.

«Non c'è dubbio - rileva D'Amato - che la Finanziaria per il 2001 fu fatta con un occhio alle imminenti elezioni politiche.

Ma, oggi, a distanza ormai di parecchi mesi, diventa sempre più difficile sostenere che le responsabilità appartengono al passato».

Tre le questioni cruciali su cui il Governo si è impegnato, ma ancora non abbastanza: «Il contenimento della spesa pubblica, il fisco, le liberalizzazioni».

Non si tratta di modificare in qualche aspetto il vecchio modello di Welfare, si tratta di cambiare il modello stesso, di dargli come obiettivo quello che oggi è il problema di fondo: creare nuova occupazione.

Occorre passare - dichiara il presidente degli industriali - «dal Welfare State al Workfare State».

D'Amato non nasconde le perplessità sul nuovo contratto del pubblico impiego, «troppo oneroso», né sulla riforma previdenziale, «il cui esito è per lo meno incerto».Le proposte di Confindustria vanno, dunque, in una direzione precisa, quella della «modernizzazione».

In vista di una svolta per ora fissata al 2003.

In questo senso, D'Amato chiede di «rilanciare» le liberalizzazioni, «ripensare in chiave meno ideologica e più razionale» la riforma federalista, «aumentare la qualità» della ricerca scientifica e della formazione, ma anche «cambiare faccia al Sud» recuperando il modello degasperiano.

Le responsabilità dell'opposizioneL'opposizione, dal canto suo, non può assolutamente dimenticare che le riforme proposte «corrispondono in tutto e per tutto alla logica del documento sottoscritto all'unanimità dai quindici capi di Stato e di Governo europei in occasione del vertice di Lisbona» e che tra quei capi di Governo c'era Massimo D'Alema.

Soprattutto l'opposizione deve «superare un certo europeismo di maniera», comprendere che è «sbagliata l'antitesi tra rigore e sviluppo, così come è sbagliata l'antitesi tra efficienza economica ed equità sociale».

Dimenticare tutto questo - afferma D'Amato - in alcuni paesi europei, ha contribuito ad alimentare quelle «pericolose derive populiste», quelle «reazioni esasperate ai flussi immigratori», un clima generale di insicurezza», che proprio la sinistra hanno spazzato via.

Il governo ha idee chiare, ma i tempi non saranno breviSilvio Berlusconi risponde che il governo ha «le idee chiare», ma che i tempi delle riforme saranno inevitabilmente non inferiori all'arco della legislatura.«Le riforme per modernizzare lo Stato non si possono fare in pochi mesi» - spiega il presidente del Consiglio parlando all'assemblea della Confindustria.

Sia pur con tutte le accelerazioni possibili, serve «un determinato periodo di tempo».

Il premier, in questo senso, chiede agli imprenditori di fare la loro parte investendo, anche all'estero, e utilizzando al massimo le loro capacità per dare alle loro imprese gli strumenti necessari per poter competere nel miglior modo possibile sui mercati.

Il governo contribuirà impegnandosi a risolvere delicati problemi come quello della criminalità organizzata.

A riguardo, il presidente del Consiglio ribadisce che sono stati fatti passi positivi da parte dell'«esercito del bene» (il sistema delle forze dell'ordine) contro quello del «male».

Insomma, Berlusconi apprezza la relazione del presidente D'Amato, che definisce «equilibrata e non di parte», ma ricorda che i successi realizzati dall'esecutivo in questi mesi riguardano anche ambiti nuovi.

E' il caso del prossimo accordo tra Nato e Russia che «chiuderà definitivamente la guerra fredda».

Ma anche dei passi in avanti dell'Europa verso la realizzazione di «unico soggetto politico».

E del rapporto «sempre più stretto» con la Federazione russa, altra grande potenza militare ed economica.

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  • Relazione di Antonio D'Amato, presidente della Confindustria

    <strong>Indice</strong>
    0:00 Durata: 1 ora 10 min
  • <strong>Due momenti dell'assemblea</strong><p> <p><strong>Dall'archivio</strong> L'assemblea annuale 2000 L'assemblea annuale 2001<p> Verso il Consiglio Europeo di Lisbona: Briefing di Romano Prodi Dibattito al PE in occasione del Consiglio Europeo di Lisbona<strong>Link</strong> Il testo della relazione di D'Amato (in formato Word)
    0:00 Durata: 2 ore 3 min
  • Tutta l'assemblea

    0:00 Durata: 2 ore 3 min
  • Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio dei Ministri

    1:10 Durata: 29 min 15 sec
  • Antonio Marzano, ministro per le Attività Produttive

    <strong>Le reazioni</strong> Giorgio Fossa, già presidente di Confindustria Enrico Letta, già ministro dell'Industria e del Commercio Estero Mario Baldassarri, viceministro dell'Economia Savino Pezzotta, segretario generale Cisl
    1:39 Durata: 23 min 47 sec