29 GIU 2002

An: Intervento di Gianfranco Fini alla Festa Tricolore

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Fini teme che le polemiche su Marco Biagi inneschino un ritorno della strategia della tensione.

E ai giovani ricorda che “drogarsi non è un diritto”Milano, 29 giugno 2002 – “Non si deve soffiare sul fuoco.

Alimentare veleni e retroscena non significa lavorare per la società civile”.

Dopo una breve introduzione di rito, il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini, intervenuto alla Festa Tricolore, entra subito nel vivo della questione che da alcuni giorni provoca polemiche e scambi di accuse tra le forze politiche.Responsabilità politicheRelativamente all’uccisione di Marco
Biagi, afferma Fini, “noi sappiamo che vi sono responsabilità di carattere politico”, nello stesso tempo “non si può e non si deve minimamente insinuare che dietro ai terroristi vi possano essere questi o quegli ambienti, politici o sindacali”.

Perché questo “significherebbe far ripiombare l’Italia indietro di almeno 20 anni”.Avanti con le riformeTutto questo riproporrebbe “strategie della tensione” e il clima politico “degli avvenimenti misteriosi e delle vicende ancora oggi oscure” che hanno caratterizzato alcuni passaggi della storia nazionale.

La destra invece è “convinta nell’andare avanti con le riforme e dialogare con le parti sociali più responsabili, senza tensioni e scontri e senza perdita di ore e ore di lavoro”.Sicurezza come valoreAndare avanti nelle riforme significa anche gestire la questione “sicurezza come valore”, per il “ripristino della legalità”.

In questo senso Fini ritiene che un problema centrale sia quello della “lotta alla droga”.

Perché molta di quella “criminalità cosiddetta micro deriva dallo stato di assoluta dipendenza alle sostanze stupefacenti in cui si viene a trovare il povero giovane che per cercare di soddisfare il suo vizio arriva a prendere in considerazione anche comportamenti illegali”.“La droga – precisa - non è solo un flagello che colpisce i più giovani, che devasta le coscienze e annienta il fisico.

È un flagello sociale e una tragedia di tante famiglie che porta alla devastazione morale dell’individuo”.“Drogarsi non è un diritto, non è una libertà”“Ai giovani bisogna dire che drogarsi non è un diritto non è una libertà, drogarsi è un attentato contro la salute e contro la coesione sociale e della famiglia”.Nessuna distinzione tra le drogheAncora: “Non esiste distinzione tra le droghe.

Non c’è la droga che fa bene e quella che non fa bene, non c’è la droga leggera e la droga pesante.

C’è la droga che porta in qualche modo alla devastazione dell’identità”.“I Sert – conclude Fini - non possono dire vieni qui ti do il metadone, e poi muori nell’angolo del parco, ma non mi dare fastidio, bisogna fare in modo che i giovani escano dalla tossicodipendenza”.Reprimere lo spaccioC’è poi “una certa sinistra che polemizza e che vuole liberalizzare le droghe”.

In questo caso occorre usare “una parola non corretta ma per la droga va usata: reprimere lo spaccio, chi spaccia la droga non fa solo profitto illecito ma avvelena le coscienze”.“Referendum sciagurato"Occorre quindi “cambiare le leggi”.

Perché “il referendum sciagurato di qualche anno fa ha di fatto reso impossibile l’attività di contrasto nei confronti dello spaccio”.

Mentre la politica del governo intende, anche in questo modo “garantire maggiore sicurezza”.

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