30 LUG 2002

Senato: Il «legittimo sospetto» approda in aula tra le polemiche

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 1 ora 49 min

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L'opposizione insorge: «Il Senato trasformato nello studio di Previti», ma la maggioranza procede.

Verde: «Il problema esiste ed è più generale»Roma, 30 luglio 2002 - «Un boomerang».

«Una vergogna».

«Un escamotage».

Il giudizio dell'opposizione sul comportamento tenuto ieri dalla maggioranza in commissione giustizia è tutt'altro che unanime.

Oggetto del contendere è un emendamento al disegno di legge che introduce il legittimo sospetto come causa di rimessione dei procedimenti penali.

Una modifica presentata dall'opposizione, a firma del senatore della Margherita, Mario Cavallaro, e
votata sorprendentemente anche dalla Cdl.Svista o stratagemma?La tesi di Marina Magistrelli, della Margherita, è che si tratti di un boomerang.

«L'emendamento Cavallaro - spiega la senatrice - ha ottenuto il risultato che decadesse l'articolo 1 del disegno di legge Cirami.

Ora il disegno di legge Cirami nato per introdurre il legittimo sospetto è un disegno di legge che non prevede il legittimo sospetto: un capolavoro».In effetti l'emendamento in questione sostituendo il testo dell'unico comma dell'art.1, cancellando ogni riferimento al così detto «legittimo sospetto» (il testo dell'articolo 1 diventa: "1.

All'articolo 45 del codice di procedura penale le parole «in ogni stato e grado del processo di merito» sono sostituite dalle seguenti: «nei processi pendenti in gradi di appello»") in qualche modo finisce per decapitare il disegno di legge.

L'art.

2 che regola le modalità di sospensione del processo e l'art.

3 che anticipa il termine di entrata in vigore della legge (al primo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale) e prevede esplicitamente l'applicazione ai procedimenti in corso, perdono conseguentemente significato.

Ciononostante l'approvazione dell'emendamento è tutt'altro che un boomerang.

L'opposizione se ne accorge in serata quando la conferenza dei capigruppo del Senato decide che il disegno di legge approderà in aula subito dopo l'approvazione in commissione.

I capigruppo dell'Ulivo, che nel frattempo hanno raggiunto i 'girotondini' riuniti davanti a Palazzo Madama, annunciano un'altra notte di occupazione in Senato.

«Vergogna, vergogna» - intona la folla.

Arriva anche Nanni Moretti, mentre sta per iniziare il lavoro notturno della commissione.L'emendamento Cavallaro comincia a somigliare ad un escamotage.

A dispetto delle intenzioni o con la complicità dell'autore, stravolgendo completamente il testo dell'art.1, la modifica proposta dalla Margherita comporta l'automatica decadenza di una novantina di emendamenti con un'evidente accelerazione dei lavori.Dopo tutto - fa sapere Cirami -, una volta in aula, la Casa delle Libertà potrebbe riproporre il testo originale con un emendamento che reintroduce l'art.1 così come era stato concepito.La complicità di PeraIn questa situazione si inserisce la decisione di contingentare i tempi in aula presa stamani dal presidente del Senato Marcello Pera.

Una decisione non in linea con la prassi inaugurata proprio con la presidenza del senatore di Forza Italia («Il Senato non è un votificio.

Per esempio, al Senato i tempi di discussione non vengono mai contingentati» - dichiarava solo qualche settimana fa Pera).

Particolare che non sfugge al capogruppo della Margherita Willer Bordon: «Il presidente di Palazzo Madama da qualche mese si vantava di non contingentare più i tempi su nessun provvedimento.

Guarda caso, stavolta, Pera ha deciso diversamente».

Tempi stretti anche per il processo Imi-SirSe la minoranza vede in questa accelerazione la inequivoca volontà di favorire Cesare Previti nel processo Imi-Sir/Lodo Mondadori («Ormai il Senato è stato trasformato in una succursale dello studio dell'onorevole Previti» - dichiara il capogruppo Ds, Gavino Angius), va detto che pari accelerazione dei tempi è riscontrabile in quest'ultimo procedimento.

Ieri i giudici della quarta sezione del Tribunale di Milano hanno infatti deciso di evitare l'esame degli imputati (tra questi l'onorevole Cesare Previti, l'avvocato Attilio Pacificio e l'ex coordinatore dei gip di Roma Renato Squillante), acquisendo - su richiesta del pm Ilda Boccassini - i verbali delle loro dichiarazioni durante le indagini preliminari.

Nessun rinvio, quindi, come chiesto da Pacifico e Squillante per le loro condizioni di salute, mentre i giudici hanno anche escluso le audizioni, ritenendole superflue, degli ultimi due testimoni della difesa.

Il 19, dunque, si discuteranno eventuali richieste istruttorie, che si pongono dopo la chiusura del dibattimento, e gli imputati potranno fare dichiarazioni spontanee.

Di seguito le conclusioni di accusa e difesa e la sentenza.Non solo PrevitiLa battaglia sulla giustizia condotta dal centrodestra assume un significato più ampio alla luce di un'intervista rilasciata questa mattina sul Corriere della Sera, dal vicepresidente uscente del Csm, Giovanni Verde.

Verde spiega che a partire dalla modifica dell'art.

68 della Costituzione e dall'eliminazione dell'immunità parlamentare di fatto si è aperta la strada a processi di «persecuzione politica».

Secondo il giurista napoletano «la proposta di legge Cirami è uno dei frutti avvelenati della mancata soluzione del problema generale».

Circa la possibilità e gli effetti di una condanna del premier in carica, Verde rammenta il caso di Giulio Andreotti, frenato da un processo mentre stava per diventare presidente della Repubblica: «Rendiamoci conto cosa hanno rappresentato quei dibattimenti in un sistema con tempi processuali lunghissimi».

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  • Pera alla Versiliana: «Al Senato i tempi di discussione non vengono mai contingentati»

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