09 AGO 2002

Radicali: Costituito il Comitato per il no ai referendum su art.18, ambiente e scuola

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 1 ora 2 min
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Contrari all'estensione dell'articolo 18, ma non ad un ampio e duro dibattito.

I Radicali presentano il Comitato per il no e spiegano: Rifondazione fa quel che noi facevamo 27 anni faRoma, 9 agosto 2002 - Contrari, certamente, ma anche lieti che si possa avere «un ampio e duro confronto».

Per questo molti radicali, guidati dal segretario Daniele Capezzone, hanno prima sottoscritto i referendum «sociali» ed oggi, in occasione del deposito delle firme in Cassazione, presentano il Comitato per il no.

Congratulandosi, dunque, con Rifondazione Comunista, Verdi, Socialismo 2000, Fiom, sinistra
Cgil, Cobas e con i comitati locali per la difesa dell'ambiente per aver centrato il primo obiettivo, Capezzone si è augurato che la Corte Costituzionale ammetta il quesito sull'art.18, in modo tale che «finalmente» possa avviarsi quella campagna di informazione su liberalizzazione e mercato del lavoro che il suo partito persegue da almeno due anni.Le ragioni del noIn una conferenza stampa il segretario di Radicali italiani, affiancato dalla presidente Rita Bernardini e dal coordinatore del comitato Michele De Lucia, spiega quindi le ragioni del no.

«L'effetto pratico del referendum sull'art.18? Se c'è un bar, un negozio, una bottega a conduzione familiare che ha bisogno di un lavoratore in più, con il referendum di Fausto Bertinotti questa assunzione assumerebbe la connotazione di un matrimonio senza nessuna possibilità di divorzio».

Insomma - osserva Capezzone - «viene venduto come un referendum che dà più diritti, in realtà dà meno libertà e rende ancora più difficili le opportunità di occupazione».

La scelta tra un mercato del lavoro aperto e i privilegi di pochi«Chi promuove questo referendum condanna milioni di giovani alla disoccupazione o al lavoro nero a vita» - aggiunge De Lucia.

Concorda l'economista Giuseppe Pennisi, anc'egli membro del comitato.

Che spiega: «La modifica dell'art.18 è diventata un simbolo tra chi crede in un mercato del lavoro aperto e chi crede nei privilegi e nelle tutele per pochi».

Parla di «strumentalizzazione» da parte del Prc e della Cgil, l'ex sindacalista della Cisl Giuseppe Stolfa.

«Si fa del terrorismo psicologico», rileva Stolfa.

«Come se all'indomani della liberalizzazione del mercato del lavoro tutti gli imprenditori dovessero licenziare indiscriminatamente».In ogni caso, «questo scontro-confronto deve avvenire», ribadisce Rita Bernardini, ricordando le numerose battaglie radicali per porre le questioni del lavoro all'attenzione dei cittadini.

Rc fa quel che i Radicali facevano 27 anni faA proposito di date, Capezzone rammenta il 1975, quando nell'ambito del progetto Carta delle libertà, il Partito Radicale, di cui era segretario Gianfranco Spadaccia, propose un complesso di norme di attuazione della Costituzione, tra cui anche l'estenzione dell'art.18.

«Dopo 27 anni, - osserva Capezzone - Bertinotti fa ciò che il Partito Radicale proponeva di fare 27 anni prima...

Il punto è che 27 anni dopo, quella proposta è assolutamente assurda...».Del 'comitato per il no' fanno parte, oltre a De Lucia, Pennisi e Stolfa, anche Benedetto Della Vedova, Giuliano Cazzola e Luigi Castiglione.

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  • Daniele Capezzone, segretario Radicali Italiani

    <strong>Indice degli interventi</strong>
    0:00 Durata: 8 min
  • La conferenza stampa

    0:00 Durata: 31 min 21 sec
  • Michele De Lucia, membro della Direzione di Radicali Italiani, coordina il Comitato per il no

    0:08 Durata: 4 min 1 sec
  • Giuseppe Pennisi, docente Scuola superiore di pubblica amministrazione e membro del Comitato per il no

    0:12 Durata: 6 min 14 sec
  • Giuseppe Stolfa, ex sindacalista Cisl e membro del Comitato

    0:18 Durata: 6 min 56 sec
  • Rita Bernardini, presidente Radicali Italiani

    0:25 Durata: 3 min 3 sec
  • Daniele Capezzone, segretario Radicali Italiani

    <strong>Domande dei giornalisti</strong>
    0:28 Durata: 3 min 7 sec