06 SET 2002

Radicali Italiani: Comitato nazionale, Intervento di Stefano Surace e Vittorio Trupiano

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Un caso intollerabile in un paese civile.

L'ex direttore de Le Ore stavolta racconta «uno scandalo di massa»Roma, 6 settembre 2002 - Per Stefano Surace il suo non è un caso unico.

E', invece, «uno scandalo di massa», «addirittura intollerabile in un paese civile».

Dinanzi al Comitato nazionale di Radicali Italiani, l'ex direttore de Le Ore formula punto per punto le sue accuse contro il sistema giudiziario che lo ha tenuto in carcere per otto mesi per condanne emesse più di trent'anni fa.

Solo grazie alla mobilitazione del quotidiano Libero e allo sciopero della fame di Daniele Capezzone
e Rita Bernardini, il 17 agosto scorso, il giornalista settantenne ha ottenuto la detenzione domiciliare.

Surace individua le principali responsabilità della sua ingiusta detenzione nell'operato della Procura di Milano.Il j'accuse di Surace «Il 9 settembre - spiega Surace alla platea radicale - avrà luogo dinanzi al Tribunale di Milano, settima sezione penale, la prossima udienza del procedimento da me promosso contro la Procura della Repubblica di Milano».

«Io accuso - continua Surace - quella procura di aver emesso un ordine di carcerazione per due anni sei mesi e dodici giorni facendolo figurare ufficialmente come spaccio di droga benché per tale condanna non fossi mai stato condannato né accusato.

Questo mentre quell'ordine di carcerazione era in realtà per pretesa diffamazione a mezzo stampa in relazione a quattro condanne emesse venti anni prima per quattro miei articoli giornalistici pubblicati oltre trent'anni prima, condanne per lo più nulle perché attribuite in mia assenza come sancito dalla Corte Costituzionale italiana, dalla Corte di Cassazione e dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo».

Surace è convinto che la sua carcerazione sia stata «un brutale attentato alla libertà del cittadino e alla libertà di stampa».

«Quest'inganno della procura - spiega alla platea radicale - ha funzionato per cinque mesi.

Fino a quando, anche grazie all'aiuto di mia figlia Marina, ho potuto trasmettere alle autorità nazionali un dossier».

«Io accuso - prosegue il giornalista - quella Procura di aver persistito nel tentativo di ingannare l'opinione pubblica e le autorità comunicando che ero detenuto non solo per questi reati ma anche per tutta una serie di reati infamanti, peraltro amnistiati o addirittura depenalizzati».

E' toccato al rappresentante della Procura di Milano, il pm Guido Benedetti, il compito di giustificare l'operato del suo ufficio.

«Il tutto - racconta Surace - avveniva nell'udienza del 30 agosto scorso.

Benedetti per cercare di giustificare che gli estratti contumaciali non fossero mai stati notificati alla mia residenza anagrafica e per cercare di dimostrare che io fossi irreperibile non ha trovato di meglio che esibire un rapporto di polizia in cui mia madre dichiarava di non avere mie notizie da anni».I Radicali, l'unico baluardo della libertà Alla riunione del parlamentino radicale è intervenuto anche il legale di Surace, l'avvocato Vittorio Trupiano.

Trupiano, in particolare, mette in luce le lacune del vigente processo penale.

Il codice italiano - esemplifica il legale - prevede ancora «il vecchio disposto del verbale in forma riassuntiva», mentre «in ogni stato d'Europa l'uso della stenotipia è obbligatoria anche in Camera di Consiglio».

«In questo quadro generale l'incidente Surace era forse anche prevedibile» - ritiene Trupiano.

Appellandosi infine ai radicali, che al momento rappresentano «l'unico baluardo della libertà di mercato, di diritto, e di religione».

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