26 SET 2002

Art.41-bis: La Commissione giustizia del Senato approva all'unanimità, la parola passa all'aula

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 11 min 36 sec

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A lungo divisi sulla legge Cirami, oggi centrosinistra e centrodestra hanno votato all'unanimità il ddl che stabilizza il carcere duro per mafiosi e terroristi.

I Radicali: ricorreremo a StrasburgoRoma, 26 settembre 2002 - Via libera della Commissione giustizia del Senato al disegno di legge sull'articolo 41-bis.

Se il Parlamento approverà definitivamente il testo, il regime del carcere duro entrerà in modo stabile nell'ordinamento giudiziario.

Roberto Castelli, raggiunto dalla notizia ad Urbino, ha commentato positivamente la decisione, ma ha ribadito che è necessario stabilire «un
principio, anzi due».

«Il primo principio - ha spiegato - è che il 41-bis va reiterato per un tempo non breve di due anni, come purtroppo accadeva nella scorsa legislatura.

Il secondo è che venga applicato anche ai terroristi».

Scelta la procedura accelerataPrincipi seguiti alla lettera dalla Commissione.

Il carcere duro viene infatti applicato non solo ai boss mafiosi, ma anche ai terroristi e a chi fa tratta di persone.Tra le misure previste dal ddl dovrebbero rientrare la riduzione del numero e della frequenza dei colloqui e delle comunicazioni telefoniche, prevedendo per essi speciali misure nonchè la registrazione delle conversazioni; il divieto o la limitazione di ricezione dall’esterno di somme di denaro in peculio ovvero di pacchi; generici interventi volti all'«elevazione delle precauzioni di sicurezza interna ed esterna» e la «la limitazione di ogni altra facoltà derivante dall’applicazione delle regole di trattamento» previste dal ddl stesso.Peraltro, la Commissione ha chiesto di approvare il provvedimento con una procedura accelerata: l'aula di Palazzo Madama dovrebbe limitarsi a dare il voto finale sul testo del disegno di legge senza tornare a esaminarlo articolo per articolo.

«E' una risposta di straordinaria potenza e di efficacia alla criminalità organizzata e all'eversione» - ha detto il presidente della commissione Giustizia del Senato, Antonino Caruso, di Alleanza Nazionale.

«Ed è particolarmente significativo il voto unanime che si è registrato».Per i Radicali è la messa a regime della «tortura» La decisione è stata invece fortemente criticata dai radicali.

Sergio D'Elia, presidente di Nessuno Tocchi Caino, e l'europarlamentare Maurizio Turco, parlano di messa a regime di una pratica di «tortura», con evidenti «dubbi di costituzionalità».

Dubbi sollevati, in passato, dalla stessa Corte Costituzionale.Analoghe considerazioni dall'Unione della Camere penali, che in un comunicato ribadiscono la propria contrarietà «all'idea che uno stato democratico, per tutelare la non discussa esigenza di sicurezza dei cittadini, decida di adottare inaccettabili misure vessatorie ed inique che contrastano con il senso di umanità ed i diritti costituzionali dei cittadini».

Ds, Forza Italia, An e Margherita: tutti d'accordo Intervistato da Radio Radicale, Elvio Fassone, esponente dei Ds e membro della Commissione, difende quanto approvato.

«La Corte ha detto "attenzione, non si può prevedere un automatismo tra il titolo del reato e il regime penitenziario più rigoroso" e noi appunto abbiamo detto che questo regime può essere adottato soltanto avuto riguardo alle caratteristiche particolari del soggetto e quando vi siano elementi per ritenere davvero che questo mantiene dei contatti con l'esterno.

Oltre a ciò, seguendo un altro insegnamento della Corte, abbiamo detto non che qualsiasi misura restrittiva è giustificata, ma che il provvedimento di assoggettamento a questo regime è giustificato solo nella misura in cui gli interventi sono necessari per impedire quei collegamenti».

Quindi, secondo Fassone, l'accesso ed il contenuto della misura, rispetto al passato, sono in qualche modo «delimitati».

Alle stesse obiezioni Carlo Vizzini, di Forza Italia, replica diversamente: «Il 41 bis non rappresenta e non può rappresentare una ritorsione dello Stato nei confronti di gente che si è macchiata di orribili delitti, né possono valere i messaggi talvolta sinistri che sono partiti dalle carceri in questi mesi per una semplice circostanza: che questi capimafia anche quando parlano dei rapporti più cari dimenticano di spiegare agli italiani che proprio i loro affetti più cari nel passato sono stati utilizzati per portare fuori dalle carceri gli ordini di chi doveva continuare a comandare le cosche».

Ma perché stabilizzare una norma di emergenza? «Non si tratta - spiega il senatore della Margherita, Mario Cavallaro - di un tipo di carcere diverso, di carcere duro.

Si tratta di una modalità di detenzione volta a garantire la sicurezza».

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riduci

  • Introduzione di Lanfranco Palazzolo

    <strong>Le interviste di Radio Radicale</strong><br><em>(A cura di Claudio Landi)</em>
    0:00 Durata: 50 sec
  • Elvio Fassone (DS-U)

    0:00 Durata: 3 min 16 sec
  • Carlo Vizzini (FI)

    0:06 Durata: 1 min 59 sec
  • Antonio Caruso (AN), presidente Commissione giustizia

    0:08 Durata: 3 min 41 sec
  • Mario Cavallaro (Mar-DL-U), membro Commissione giustizia

    <strong>Altri servizi</strong> La Commissione antimafia chiede di renderlo ordinario Interviste a Maurizio Turco e Giovanni Russo Spena
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