27 SET 2002

Mafia: «Palermo, due pm minacciano le dimissioni» (Le interviste di Radio Radicale)

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 18 min 31 sec

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Esclusi dalla gestione del collaboratore di giustizia Nino Giuffré, ad opera del procuratore-capo di Palermo Pietro Grasso, i caselliani Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato minacciano le dimissioni.

Malumori che covavano da tempoRoma, 27 settembre 2002 - La situazione è delicata.

Due procuratori aggiunti di Palermo, Roberto Scarpinato e Guido Lo Forte, sono determinati ad abbandonare le indagini sulla mafia e a mettere in discussione il loro incarico alla Direzione distrettuale antimafia.

La notizia è comparsa stamani sui principali quotidiani: Il Corriere della Sera e Repubblica.

Sergio
Scandura, inviato di RR in Sicilia, spiega quel che è successo: «Si registra una frattura tra quelli che sono definiti i caselliani e gli uomini più fedeli a colui che ha ereditato il posto di Giancarlo Caselli, l'attuale procuratore-capo Pietro Grasso».

«Il tutto - continua Scandura - ruota attorno alla collaborazione di Antonino Giuffré, ritenuto il braccio destro di Bernardo Provenzano, collaborazione che continua in una località segreta, dove Giuffré si trova e dove si trovano anche alcuni magistrati».

Il pool è composto dal procuratore aggiunto Sergio Lari e dei sostituti Michele Prestipino e Lia Sava.

Giuffré collabora ormai da alcuni mesi e la notizia si è appresa soltanto una settimana fa, dopo una conferenza stampa seguita a un blitz.

Scarpinato e Lo Forte contestano appunto l'essere rimasti esclusi da questa attività di indagine.

«Evidentemente - osserva Scandura - i tre magistrati che stanno lavorando insieme a Grasso devono aver fatto un vero e proprio giuramento di sangue.

Non trapelano nomi, si fanno ipotesi, si annunciano terremoti, che non rimandano solo alla possibile notifica di un mandato d'arresto a Bernardo Provenzano, e quindi alla fine della sua latitanza, si parla anche di esponenti politici del centrodestra».

Gli interrogatori si svolgono soltanto alla presenza dei tre procuratori, sono escluse, dunque, le forze di polizia.

Va sottolineato, comunque, che anche Giovanni Falcone tenne un comportamento simile con Tommaso Buscetta.

Scarpinato, d'altra parte, non è nuovo a prese di posizione con accenti critici.

Era già stato protagonista, quando nel '92 i sostituti procuratori che aderivano a Magistratura democratica stilarono un documento additando il procuratore-capo Giammanco e le sue amicizie politiche, D'Acquisto e Lima, e lo accusarono di condurre all'interno dell'ufficio una politica «normalizzatrice» dopo le stragi del '93.Nei suoi diari Falcone aveva scritto di essere stato emarginato da Giammanco.

Il 23 luglio 1992 otto su sedici magistrati della Dda, tra cui Scarpinato, insorsero contro il procuratore e presentarono una polemica lettera di dimissioni.

Rileva ancora Scandura: «Le polemiche di oggi erano del tutto prevebili».

Basti pensare all'episodio in cui Grasso non firma l'appello dei procuratori che hanno rappresentato la pubblica accusa in primo grado nel processo Andreotti, fra questi appunto Scarpinato e Lo Forte.

Altri malumori si registrano nella vicenda del boss Pietro Aglieri.

Nota tra l'altro l'inviato di RR che, stamani, nelle aperture dei quotidiani la notizia non appariva: «Sembrerebbe che uno dei due diretti interessati abbia informato le redazioni alle ore 21, costringendo i giornali ad una ribattuta e allo stesso tempo mettendo in difficoltà Grasso, impedendogli una dichiarazione di replica».

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  • Il servizio di Sergio Scandura

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    0:00 Durata: 11 min 49 sec
  • Giuseppe Ajala, deputato Ds ed ex magistrato antimafia

    <strong>L'intervista</strong><br><em>a cura di Claudio Landi</em><br>
    0:11 Durata: 6 min 42 sec