16 OTT 2002

Mafia: Deposizione di Antonino Giuffré al processo Biondolillo + 18

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 2 ore 12 min

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Riina fece votare i socialisti, ma Provenzano non era d'accordo.

Al processo alle cosche delle Madonie, Giuffré parla dei rapporti di Cosa Nostra con la politicaPadova, 16 ottobre 2002 - Accusato di associazione mafiosa, Antonino Giuffré ha parlato oggi davanti ai giudici nell'aula bunker del carcere Due Palazzi di Padova nel processo alle cosche delle Madonie, celebrato dal Tribunale di Termini Imerese.

Protetto da un paravento Giuffré, che compariva per la prima volta in un'aula giudiziaria avendo finora deposto in videoconferenza, ha ripercorso vent'anni di mafia.Il collaboratore di
giustizia ha raccontato gli incontri da latitante in campagna di Michele Greco, il capo dei capi, con Nino Salvo ed il fratello dell'ex ministro Dc Giovanni Gioia.

Ha parlato di Diego Guzzino investito della responsabilità del mandamento di Caccamo da Intile, fermato dai carabinieri, nella caserma di Termini Imerese, descrivendo gli orrori del deposito di ferro di Leonardo Greco a Bagheria, utilizzato da Provenzano come quartier generale dei suoi appuntamenti dove la famiglia faceva sparire traditori e avversari.Giuffré ha parlato inoltre dei rapporti con Provenzano, alleato di Riina «il quale gli aveva delegato ampie fette di territorio siciliano da gestire».

Sulle riunioni della commissione, ha detto: «Venivo prelevato da alcune persone e portato in un luogo dove c'era un grande tavolo di legno e Riina sedeva sempre a capotavola.

Non ricordo se era la casa di Priolo o Guddo, il posto l'ho descritto agli investigatori».«Nel 1987, - ha raccontato inoltre il pentito - quando la commissione decide di far votare il Psi, maturano fatti che porteranno tante conseguenze, la morte di politici e magistrati e tanto malcontento e caos all'interno di Cosa Nostra».Il racconto del collaboratore contiene anche i giorni delle stragi di dieci anni fa.

Giuffré rivela che Provenzano non condivise la sterzata elettorale in direzione dei socialisti.

«Lui non era d'accordo con questa avventura socialista mista a quella radicale - ha sostenuto il pentito - i fatti alla lunga gli hanno dato ragione».Alla domanda del pm su questo appoggio alla Dc il collaboratore di giustizia ha spiegato: «Mi facevano pervenire dei facsimili di schede di quelle persone che dovevamo votare, appoggiare e io mi recavo dai rappresentati di ogni comune e dai rappresentanti dei partiti con l'ordine ricevuto da Riina».

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