10 GEN 2003

Benedetto Croce: Il saggio di Angiolo Bandinelli, le interviste di RR, il commento di Marco Pannella

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Il Foglio, 9 gennaio 2003 I tormenti del giovane Croce, filosofo problematico di Angiolo Bandinelli • Prova generale per una “spazzolata” a Togliatti che se ne “appropriò indebitamente” • La lunga, solitaria, dolorosa crisi giovanile • L’esperienza della depressione, che gli offrì le categorie su cui abbarbicò l’intera speculazione filosofica • Dall’orlo del nichilismo tragico alla scelta di indossare un ferreo cilicio di obblighi morali • Divenne un’icona inattaccabile, e l’icona offuscò il filosofoCelebrazioni scontate e un po’ retoriche, per il cinquantesimo anniversario della morte di Benedetto Croce (1866-1952).

Con aplomb anche istituzionale, e si capisce.

Il presidente del Senato, Marcello Pera, ha rievocato e quasi “purgato” un avvenimento della vita pubblica del filosofo – la donazione alla patria, durante le sanzioni, della medaglietta senatoriale – del quale circolano divaricate letture (Marco Pannella, sulla scorta di conversazioni con la figlia del filosofo, Alda, me ne dà una sua, ma resto ugualmente dubitante).

Non ho letto invece qualcosa sul tema più affascinante di quella biografia, sul fatto cioè che una buona fetta della storia d’Italia del Novecento ruota attorno al ruolo da attribuire alla filosofia crociana (e/o a quella gentiliana, come alle incursioni prezzoliniane, gobettiane, eccetera) nella formazione della “identità” nazionale.

Filosofi (quasi) al potere, o arbitri del potere: non credo che una cosa del genere possa dirsi di altri paesi.

E non in quanto operosi e appartati scrittori di buoni e bei libri; no, ma proprio come autori, aizzatori, complici di guerre ideali non avare di odi, lacerazioni e lotte fratricide le cui ferite bruciano tuttora.

Un brutto tabù storico-politico per evitare il quale le commemorazioni sono state, al dunque, piuttosto anodine (...).

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